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Politici in tv, il Pd si inventa una par condicio “sessuata”

Forse perché ieri era il primo anniversario di «Se non ora quando», sta di fatto che il Pd, in commissione Affari costituzionali alla camera, ha aggiunto alle regole della «par condicio» televisiva anche la parità di quote tra candidati donne e candidati uomini in campagna elettorale. L’emendamento, a prima firma della democratica Sesa Amici, aspetta ora il voto dell’aula.

Le nuove regole introducono nella legge del 2000 l’attuazione dell’articolo 51 della Costituzione: «Tutti i cittadini dell’uno o dell’altro sesso possono accedere agli uffici pubblici e alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza, secondo i requisiti stabiliti dalla legge. A tale fine la Repubblica promuove con appositi provvedimenti le pari opportunità tra donne e uomini».

Dalla pari opportunità delle cariche alla pari opportunità della presenza i televisione. Certo, a questo i costituenti proprio non potevano aver pensato. Se l’emendamento passasse, infatti, in campagna elettorale sui divanetti dei vari talk show i giornalisti dovranno aggiungere al bilancino dei partiti anche quello dell’identità sessuale dei propri ospiti.

Camusso contro Marcegaglia sarebbe un confronto impossibile. Forse anche per questo Confindustria pare proprio orientata a scegliere un nuovo presidente maschio. Purtroppo per gli imprenditori, però, in un ipotetico dibattito Angeletti, Bonanni, Bombassei, la segretaria della Cgil potrebbe esercitare il diritto di veto su qualcuno dei suoi colleghi e antagonisti. Chi potrebbe subìre pochissimo dalla nuova norma sarà Bruno Vespa, che ospita spesso e volentieri graziose fanciulle sui temi più vari. E poi, se serve, si può sempre chiamare Alessandra Mussolini, che non abbassa l’audience e le canta chiare. Regole ferree, inaggirabili, quelle della «par condicio». A meno che non ti chiami Tg4 o Tg1 che tanto l’azienda non risparmia sui conti.

Forse è vero che i giornali di carta sono fuori dalla storia. Possono ancora ospitare impunemente un candidato uomo o donna per quello che dice e non per quello che è.

dal manifesto del 14 febbraio 2012