closefacebookgpluslinkedinmailphotosearchsharetwitterwhatsapp
FranciaEuropa

Polemiche sul burqa

images

Un deputato del Pcf, André Gerin, che è anche sindaco di Vénissieux (banlieue di lione), ha messo assieme 58 firme di suoi colleghi – alcuni di sinistra, ma la maggior parte di destra – per chiedere l’istituzione di una “commissione d’inchiesta” all’Assemblea nazionale sul burqa e il niqab in Francia. I deputati si chiedono, cinque anni dopo la legge che proibisce l’ostentazione di segni di appartenza religiosa nelle scuole e in alcune amministrazioni pubbliche, se il burqa e il niqab non rappresentino “non soltanto una manifestazione religiosa ostentatoria, ma una violazione della libertà delle donne e dell’affermazione della femminilità”. I 58 deputati affermano di essere stati tutti messi a confronto con situazioni concrete: “in occasione di celebrazioni di matrimoni o al momento della richiesta di un passaporto, eletti locali o agenti dell’amminitrazione si trovano di fronte a donne che rifiutano di togliere il velo integrale, sovente sotto la pressione del marito”, afferma Gerin, che, da sindaco, ha di recente rifiutato di sposare una coppia perché la donna portava il burqa. “La visione di quste donne imprigionate è già intollerabile quando viene dall’Iran dall’Afghanistan, dall’Arabia saudita – aggiunge – è totalmente inaccettabile sul territorio della Repubblica francese”.
Gerin afferma di difendere un “islam illumista”, per una convivenza pacifica nel rispetto della laicità francese. Ma l’idea di una commisisone d’inchiesta parlamentare rischia di rianimare la battaglia e le polemiche che erano sorte per la legge sui “segni ostentatori”, ribattezzata “legge sul velo”. Il ministro dell’immigrazione e dell’identità nazionale, l’ex socialista Eric Besson (ora nella direzione del’Ump, il partito di Sarkozy) frena: “la regola in Francia è che in strada ognuno è libero di vestirsi come vuole, la legge ha già stabilito un certo numero di regole del vivere assieme. Un equilibrio è stato trovato e sarebbe pericoloso rimetterlo in causa”. Per Besson “il rilancio della polemica è inopportuno”. Invece, la sottosegretaria Fadela Amara (anche lei proveniente dalla sinistra), è d’accordo per la messa la bando di burqa e niqab, “espressione visibile e fisica di fondamentalisti e integristi”. Il ministro dell’Educazione nazionale, Xavier Darcos, vi vede “una forma di oppressione” e non vuole “immaginare neppure un secondo che una ragazza vada a scuola con il burqa, per me un orrore”.
Un anno fa, il Consiglio di stato si era opposto alla concessione della nazionalità francese a una marocchina con il burqa, poiché questa donna aveva adottato “in nome di una pratica radicale della religione, un comportamento in società incompatibile con i valori essenziali della comunità francese, in particolare con il principio dell’eguaglianza dei sessi”. Il socialista Claude Bortolne si chiede: “non vorrei che investire in modo spettacolare questa questione faccia indietreggiare l’integrazione repubblicana, che auspico”. Sarkozy, nell’incontro con Obama il 6 giugno, avava camminato sugli specchi su questo problema: da un lato, aveva approvato la posizione del presidente Usa, favorevole alla libertà per le musulmane che vivono in occidente di portare il velo, ma poi aveva ricordato che in Francia esistono luoghi dove questa forma di abito è regolamentata.

  • Kinito

    Innazitutto non è assolutamente vero che ci si possa vestire come si vuole in strada in Francia come dice Besson, provate ad andare nudi e con un passamontagna in testa vi ritrovate subito in prigione. Non sono convinto da certi argomenti, se una donna si presenta con il burqa per un matrimonio mi auguro che ci sia già una legge che impedisca che il matrimonio non sia celebrato perché uno dei due contraenti è irriconoscibile. Stesso discorso per gli esami di maturità dove alcune ragazze (o ragazzi) lo utilizzano per scambiarsi l’identità o per nascondere bigliettini. Insomma il burqa ci mette di fronte a problemi assurdi di cui farei volentieri a meno, vivendo nel sud, se ne vedono pochi, anzi io non ne ho mai visto sinceramente a parte a Marsiglia una donna veramente irriconoscibile, sarebbe opportuno che gli intellettuali invece di lanciarsi in una guerra femminismo occidentale contro femminismo islamico rifletessero a delle soluzioni pratiche a questi problemi e non come fanno certe antropologhe che invece ci spiegano che se ce l’abbiamo con il burqa è perché siamo colonialisti, bushisti, razzisti e via discorrendo, antropologhe tra l’altro che firmano manifesti la cui portavoce ha recentemente definito i bianchi “sottocani”.

  • ele

    da antropologa, alcune considerazioni
    le manifestazioni religiose ostentatorie le notiamo solo quando riguardano gli altri? il crocefisso in classe potrebbe dare fastido a qualcuno, ma nessuno pensa di toglierlo, tranne delle antropologhe femministe, probabilmente!
    violazione della libertà della donna?? chiediamoglielo!
    violazione dell’affermazione della femminilità? certo! se per femminilità consideriamo solo il nostro modello!
    il problema sono i bigliettini che possono essere nascosti sotto al burqa?? nel nostro mondo idilliaco vengono nascosti sotto le gonne, i pantaloni e anche sotto le scarpe!
    vorrei conoscere i problemi assurdi di fronte ai quali ci mette il burqa, grazie

  • Perplesso

    X Ele:

    il crocifisso in classe o nei tribunali o negli ospedali a me, per esempio, dà estremamente fastidio perché è una brutale e vigliacca manomissione del principio di laicità dello Stato. E siamo in tanti a pensarla così, quindi non è proprio vero che nessuno pensa di toglierlo, è che viene imposto a forza su tutti. Per quanto concerne il burqa: se tu fossi veramente convinta che esso sia SEMPRE E IN TUTTI I CASI una libera scelta delle donne e non una odiosa imposizione derivata da una concezione religiosa fanatica e sessista, che punta a reprimere l’identità stessa dell’essere donna per consentire al marito-padre-padrone di esercitare un controllo arbitrariamente illimitato sulla vita delle “sue” donne, risulteresti talmente disarmante da non poterti rispondere. Qualcuno una volta aveva detto che la religione è l’oppio dei popoli. Quel qualcuno aveva ragione da vendere. Ciò vale per TUTTE le religioni, inevitabilmente portatrici di odi, divisioni, incomprensioni, sopraffazione, guerre e sofferenza, e l’Islam è in cima alla classifica. Per quanti sforzi faccia non riesco a comprendere questo giustificazionismo e calabraghismo a prescindere, le lapidazioni o la eliminazione fisica di figlie ribelli che avrebbero voluto vivere senza veli e matrimoni combinati non sono astratti vagheggiamenti, sono fatti purtroppo reali. Io queste cose le trovo assolutamente inaccettabili e vergognose, quindi approvo energicamente qualunque azione sia tesa a scardinare questo primato delle religioni sui diritti umani che sta cominciando a funestare anche l’europa. L’Illuminismo è stata la più grande conquista filosofica dell’occidente, non trovo una sola ragione per buttarlo alle ortiche in nome di entità soprannaturali immaginarie di qualsivoglia natura.

  • Kinito

    Mi scusi ma forse dovrebbe informarsi meglio, in Francia il crocifisso nelle scuole è vietato dal 1905 e non sono state né le femministe né le antropologhe a toglierlo. I problemi assurdi del burqa sono la non riconoscibilità delle persone quindi un problema di ordine pubblico, poi secondo Dounia Bouzar il burqa è quasi sempre legato ad un culto di tipo salafista una specie di setta dell’islam (vietata nel maghreb per esempio). Io non ne ho parlato ma secondo me non esiste un modello di femminilità in Francia (meno influenzata dalle tv latinoamericane rispetto all’Italia) e in generale in occidente. Non esiste nessuna legge che obbliga le donne a vestirsi con la minigonna (infatti la maggioranza veste con i jeans). Il crocifisso nelle scuole questa volta in Italia a toglierlo ci pensa l’UAAR che è un’associazione (purtroppo) prevalentemente maschile che fortunatamente si guarda bene dal farsi paladina dell’islam e del burqa come sta facendo lei (vorrei vederla in Iran o in Arabia Saudita). Se vuole un’opinione personale, alla Spagna il crocifisso nelle scuole non ha impedito di ottenere il matrimonio gay, il discorso del burqa, le ripeto, ci sono stati dei casi in Francia grazie al burqa di auricolari nascosti nelle orecchie durante gli esami e di scambio di persone.

  • Kinito

    Comunque quando si parla di femminismo vorrei precisare, che non tutte le femministe sono d’accordo. Esiste infatti un femminismo anti-uomo bianco occidentale, che è quello a cui appartengono le antropologhe che firmano manifesti la cui portavoce definisce i bianchi sotto-cani ed un femminismo più universalista che non ha nessuna simpatia per l’integralismo islamico, tra l’altro i primi stati a vietare il velo sono stati proprio stati musulmani Turchia e Tunisia.

  • kinito

    Per completare e chiarire il mio pensiero vorrei aggiungere che per me il burqa non è una questione di femminismo, nel caso di una donna-schiava (se le ascoltiamo anche loro dicono di essere felici) sarebbe la stessa cosa, non mi andrebbe per nulla bene di vederla andare in giro per la strada al guinzaglio con il suo uomo, come non mi va bene il nudismo sul treno perché sinceramente non ho voglia di sedermi dove qualcuno ci ha messo il proprio sedere nudo. Che non si faccia pure la legge, ma i poliziotti hanno tutto il diritto di chiedere a queste donne irriconoscibili di rendersi riconoscibili mostrando almeno il viso e non si lamentino poi se in un negozio non le fanno entrare come non si fanno entrare gli uomini con il passamontagna. Tra l’altro se il velo al limite potrebbe trovare giustificazione nell’islam, nel caso del burqa prorio non è scritto da nessuna parte quindi si tratta di una pratica settaria simile alle sette cristiane o alla scientologia. Poi quando si parla di femministe, non tutte sono d’accordo, alcune non si sono mai poste il problema di chiedere alle prostitute o alle attrici porno, o alle casalinghe di sapere se sono felici prima di parlare in loro nome. A me queste reazioni piene di rancore confermano che oggi noi che ci battiamo per la laicità e per la parità siamo troppo divisi quando si parla di islam e siamo sempre più deboli, ce ne stiamo accorgendo?

  • kinito

    @ Perlesso
    sono d’accordo con quello che scrivi, il mio primo messaggio era riferito ad ele, intendevo dire in questo caso francese non è una questione di femminismo, poi è chiaro che il significato del burqa è quello che dici tu indipendentemente dalle ragioni per cui una persona la porta, alla base è quello. Certo tanti anni fa si diceva “delle vostre chiese faremo delle chiese da ballo, ora si ha piuttosto tendenza a battersi per la costruzione di moschee, pensa che un politico francese della sinistra ha detto di essere fiero che nella sua città ci sia una scuola islamica […]
    Oh io non sono né contro le moschee, né contro le scuole islamiche, ma in che dilemma noi laici di sinistra siamo finiti con l’islam?

  • ele

    Non volevo difendere nessun tipo di violenza o di prevaricazione sessuale.
    Credo soltanto che bisognerebbe stare attenti nel giudicare una religione di cui non sappiamo molto. Non prendo le parti di nessuno. Da non credente nemmeno io riesco a capire come sia possibile “usare” la religione per degli obiettivi che esulano dal compito specifico della religione stessa: dare significato alla realtà. L’Islam non può essere considerata una religione sbagliata, nessuna religione lo è: certamente ne viene fatto un uso improprio, come del resto è stato fatto di molte religioni. Ritengo che sia importante rispettare le decisioni altrui, sul burqa, per esempio, e che non spetta a noi, a chi è estraneo ed esterno, di imporre un divieto, perchè questo, ribadisco, è contro la libertà personale e religiosa che tanto ci stanno a cuore. Non sono paladina di nulla.
    Mi piacerebbe che ci fosse più rispetto, da tutte le parti.

  • kinito

    Scusami ele, ma chi ha scritto che l’islam è una religione sbagliata? Io non la considero “sbagliata” (la considero molto furba) ma penso che si abbia il diritto di farlo se lo si pensa, in nome della libertà di opinione che mi sembra più importante della libertà di vestirsi col burqa, tra l’altro ripeto non mi risulta che ci siano tutti questi paladini della libertà quando si tratta di andare in giro nudi. Da una parte vieti di giudicare e imporre all’islam, ma non ti fai nessun problema di giudicare la società francese della quale conosci molto meno, secondo me, di quanto conosca io dell’islam. No sinceramente hai tutto il diritto di essere contro un divieto per questioni filosofiche tue, ma l’argomento del siamo estranei (e che ne sai tra l’altro?) è finto dato che le ragazze di cui stiamo parlando sono nate in Francia (a volte pure convertite) e per il principio di uguaglianza non sono delle estranee, ma delle francesi come le altre.