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losangelista

POLANSKI FILES

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Forse qualcuno ha gia’ avuto modo di notare la coincidenza, casuale certo,  ma in qualche modo strabiliante fra l’arresto di Roman Polanski, rinchiuso in un carcere svizzero e la morte 48 ore prima in un penitenziario federale californianao di Susan Atkins, fra gli autori  materiali 40 anni fa dell’omicidio “mansoniano”  della moglie del regista,  Sharon Tate. Una convergenza del tutto fortuita di due vicende drammatiche legate al regista che fanno riflettere entrambe sul delitto e sul castigo e comunque sulla concezione integralista della giustizia di cui ci siamo piu’ vote occupati in questi post (qui e qui).  La Atkins, malata di tumore terminale al cervello aveva chiesto ripetutamente senza esito la scarcerazione su basi umanitarie prima di morire in cella dopo 38 anni di detenzione – il record per una detenuta femminile in California. Il caso Polanski si era in qualche modo riaperto dopo l’uscita del documentario di Marina Zenovich Polanski: wanted and desired che ha rivelato come  trent’anni fa il giudice avesse strumentalizzato il processo-spettacolo a scapito dell’imputato, determinando la sua fuga in Francia che nel film sia l’avvocato dell’imputato, il pubblico ministero di allora e la tredicenne vittima, oggi sposata  e madre di tre figli, sono daccordo nel considerare giustificata date le circostanze. Proprio in base alle irregolarita’ giudiziarie evidenziate dal documentario, l’anno scorso  un giudice di Los Angeles si era dichiarato disposto a riesaminare il caso, prospettando l’ipotesi di eliminare retroattivamente le accuse ma solo a condizione del ritorno del regista – e quindi presumibilmente del suo arresto.  Ora che l’arresto e’ avvenuto grazie alla collaborazione degli Svizzeri e’ lecito chiedersi se proprio quel documentario non abbia involontariamente contribuito, riattualizzando il caso,  a rinvigorire gli sforzi della procura di Los Angeles, fautrice come e’ norma nelle magistrature americane di una concezione “oltranzista” di giustizia, cui “l’impunita’” del regista non era mai andata giu’. Il Los Angeles Times scrive oggi
che cio’ che ha fatto scattare la longa manus della procura di LA sono state alcuni tentativi  degli stessi avvocati losangelesi di Polanski di far archiviare il caso. Nella fattispecie i legali avevano addotto in un paio di mozioni la mancanza di concreti tentativi di arresto ed estradizione del regista a dimostrazione che la procura in realta’ preferiva far dimenticare piuttosto che riaprire un caso scomodo che avrebbe messo in luce gli errori e la malafede dell’istruttoria del ’78 esposti dal film. Un “affronto” cui la procura avrebbe risposto la trappola di Zurigo.