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losangelista

Pobre Mexico

palazzo del governo, Guadaljara - murales di Jose Clemente Orzoco

A proposito di Messico, ho passato di recente  qualche giorno nel paese enigmatico  approfondito su questi blog nel Popocateptl di Gianni Proiettis e che in questo 2010 festeggia sia il bicentenario dell’indipendenza (dalla spagna nel 1810) che il centenario della rivoluzione (1910). Un momento importante per il paese convuslo dalla guerra ai narcos che nel 2009 ha fatto piu’ di 8000 morti (media di uno all’ora!) e negli ultimi paio piu’ del doppio del totale delle vittime delle forze occidentali in Iraq e Afghanistan. Al di la delle considerazioni ormai note (e ampiamente strillonate da una stampa avida di cronaca nera) il Messico rimane un paese affascinante; passionale, magico e colorato e infuocato come i  murales di Orozco  che adornano il plazzo del govenatore di Guadalajara. Il primo impulso attraversando la “linea” fortificata del confine con la contea di San Diego e’ di  ricordare il detto celebre di Porfirio Diaz: “povero Messico cosi’ lontano da dio, cosi’ vicino agli Stati Uniti d’America” e non esiste tuttora al mondo un’altro luogo come questo, in cui iperconsumo e sottosviluppo, primo e terzo mondo siano cosi’ contigui. La frontiera illustra come i due mondi siano al contempo divisi da abissali differenze e legati a doppio filo da destini incrociati –  anche se spesso a “senso unico”. Una dolorosa simbiosi cui mi ha fatto pensare 1500 km piu’ a sud questa impresa di pompe funebri sul lago di Patzcuaro, nel Michoacan, specializzata nel rimpatriamento di salme di emigrati per la sepoltura in patria. Il Michoacan e’ terra degli indiani Purepecha che come molti connazionali emigrano massiciamente in cerca di lavoro al “Norte”.  E spesso tornano in patria, dopo una vita di stenti, solo dentro una bara.

agenzia di viaggi per morti. Patzcuaro, Michoacan