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Pisapia, un sogno di sindaco

A due giorni dal voto, due arcobaleni straordinari rendono magica la festa carica di attese per l’elezione che può segnare un nuovo inizio. A un passo dall’impresa impossibile, Giuliano Pisapia è pronto a trasformare Milano in una delle città più belle d’Europa: «Non deluderemo l’entusiasmo dei cittadini milanesi chiudendoci nelle stanze dei partiti»

di Luca Fazio

Habemus papam. Non è che ti verrà l’attacco di panico come a Michel Piccoli nel film di Moretti? Fare il sindaco di Milano in questo momento è un incarico da far girare la testa.
Non credo. Sento il peso di una grande responsabilità. So che dovrò affrontare molte difficoltà. Però mi conforta il fatto che durante tutti questi mesi sono stato sempre affiancato da persone validissime a tutti i livelli. Professionisti, volontari, studenti, lavoratori, tantissimi giovani. Si sono messi a disposizione con grande impegno e lo hanno fatto credendoci quando questa impresa sembrava impossibile, quando l’obiettivo di battere la destra qui a Milano sembrava un sogno irrealizzabile. Sono sicuro che adesso mi staranno vicini con ancora più convinzione, non mi sento per niente solo in questa impresa, ho dietro di me gran parte della città. Adesso ci crediamo ancora di più.
Tra i milanesi c’è un’aspettativa fortissima. Per la prima volta le persone sono ritornate alla politica divertendosi. A questo punto la città si aspetta un segnale di cambiamento forte, qui e ora, non fosse altro che per essere risarcita di tutto l’affetto che ha riversato sulla tua persona.
Lo so. Beh, intanto… calma. Devo ancora vincere, poi, eventualmente, passeranno circa venti giorni prima dell’insediamento a Palazzo Marino. Datemi tempo. In queste settimane continuerò a fare quello che ho sempre fatto, tornerò nei quartieri dove sono già stato, alla Bovisa a Niguarda… Ho ripetuto più volte che non ho la bacchetta magica ma farò di tutto per onorare gli impegni presi. Credo che il principale segnale di cambiamento consista nel continuare il dialogo, l’ascolto e il confronto con la città reale. Anziché stare a Palazzo Marino tornerò in mezzo alla gente.
Quando hai avuto la sensazione che potevi farcela sul serio?
A settembre, dopo la pausa estiva, ho percepito che Milano era rinata, la partecipazione dei cittadini mi ha impressionato, da quel momento non ho mai smesso di credere che questa sfida potesse essere alla nostra portata. Se devo scegliere due momenti particolari, due sensazioni forti che mi hanno dato la percezione di qualcosa di straordinario che stava avvenendo, non posso non ricordare il concerto in piazza Duca d’Aosta e la straordinaria biciclettata di martedì scorso. La qualità della partecipazione a quel concerto è stata incredibile, all’inizio ero terrorizzato dall’idea di interrompere la musica per fare un intervento politico, credevo che salire sul palco potesse essere molto rischioso, con tutti quei giovani davanti. Poi ho capito che non erano venuti in piazza solo per ascoltare musica, erano venuti per la politica, volevano testimoniarmi la loro vicinanza. E’ stata una sensazione molto intensa, positiva, non me l’aspettavo. La biciclettata è indescrivibile. Nemmeno lo sapevo, era stata organizzata dal basso, in maniera spontanea, come gran parte delle iniziative. Ero alla Feltrinelli con alcuni scrittori, stavo parlando davanti a centinaia e centinaia di persone quando mi hanno avvisato di questo fiume di bici che si stava impossessando del centro città. Sono andato a vedere, c’erano un caos e un entusiasmo mai visti. Ho avuto anche un po’ di timore per via del traffico.
Non cominciare a fare il sindaco…
Ma no, è che non avevo mai visto così tante biciclette per la strada.
Sei pronto a diventare l’icona del nuovo rinascimento milanese? Mi sa che nei prossimi mesi assisteremo a un ribaltamento dei luoghi comuni negativi che da anni penalizzano l’immagine di questa città. Milano tornerà a piacere. Sei pronto? Te l’aspettavi la Pisapia-mania?
Come ha ricordato in questi giorni il maestro Claudio Abbado, che ringrazio per il sostegno, ho sempre fatto riferimento alla città di Berlino. La mia speranza è di far diventare Milano una città bella e dinamica come Berlino. Solo non mi aspettavo che le condizioni per realizzare questo sogno si mettessero in moto così velocemente. Il problema è che adesso questo sogno bisogna realizzarlo. Non sono spaventato, ma non posso negare che sento un certo peso sulle spalle. Ho il timore di deludere le persone.
I milanesi hanno un problema con l’attuale vicesindaco. Non puoi fare nomi, ma almeno un ritratto dell’essere umano che prenderà il posto di De Corato ce lo devi. Sarà donna?
Deve essere una persona con grande entusiasmo e che conosce bene la macchina comunale. Credo che la struttura comunale sia il punto di partenza di ogni buona amministrazione, tutti devono mettersi quotidianamente al servizio delle città. Tra i lavoratori del Comune di Milano ho percepito grande entusiamo, c’è voglia di riscatto dopo le delusioni accumulate in tutti questi anni.
Ma donna?
Io l’ho letto su qualche giornale, ti direi di sì, ma per ora lo dici tu…
Hai detto più volte che vuoi farla finita con la spartizione partitocratica ma il difficile viene adesso. Credi davvero che ce la farai, senza troppe resistenze, a premiare le competenze e non le segreterie dei partiti che ti hanno sostenuto? Se vinci, in consiglio comunale su 29 consiglieri 20 saranno del Pd.
Sì. Sono convinto che la composizione delle liste dei partiti che mi hanno sostenuto sia già la dimostrazione di un’apertura inedita verso la società civile. Questo significa volontà di cambiamento, un fatto che mi fa ben sperare. Del resto è un segnale di disponibilità che i partiti hanno già lanciato durante la campagna elettorale: non porre veti oggi significa poter accontentare l’elettorato che siamo stati capaci di recuperare alla politica. Se facciamo diversamente rischiamo di perderlo, a questo punto glielo dobbiamo. Solo per fare un esempio, non è un caso se Sel ha eletto due indipendenti, è un fatto molto significativo.
C’è un’aria strana da «saliamo tutti sul carro del vincitore». Non è insidioso questo abbraccio indistinto di quell’imprenditoria o «poteri forti» che in questi anni sono rimasti a guardare? Come farai adesso a tenere insieme le esigenze di questi soggetti con quelle delle persone «normali» che in questi mesi hanno riscoperto l’entusiasmo per la politica?
Credo di avere abbastanza esperienza per distinguere chi ci sta salendo all’ultimo minuto da chi ha lavorato con me fin da subito mettendoci la faccia quando sembrava una partita impossibile. Sono però convinto che per rilanciare Milano sia necessario saper valorizzare tutte le esperienze e le professionalità che si mettono a disposizione. Non possiamo rischiare di perdere competenze decisive che lavorano nei diversi settori strategici di questa città. Ce ne sono tante. Tutte utili.
Quanto ti ha cambiato questa campagna elettorale?
Sono la stessa persona di prima, non ho mai avuto paura. Nella mia vita ho già affrontato sfide importanti. Però un timore ce l’ho: so bene che non potrò soddisfare tutte le aspettative, per questo ho il dovere di impegnarmi al massimo.
Mancano ancora poche ore, ti spaventa ancora questa destra che ti ha attaccato con ferocia bestiale?
Non mi sarei mai immaginato una campagna elettorale così tremenda con attacchi pesanti sul piano personale. Non sono spaventato ma fino a lunedì sera bisogna tenere alta l’attenzione, ci rilassiamo martedì.
Cosa sei andato a fare nel canile?
A Milano ci sono 300 mila famiglie che hanno animali! Questo è un tema di cui non avrei mai percepito l’importanza se nel mio staff non ci fossero persone con una certa sensibilità. Diciamo che le mie «visite» sono il merito di una squadra coesa e molto eterogenea, nelle passioni e nelle competenze. Dopo aver tanto frequentato le periferie, mi sono concesso anche una visita al canile. In base alle richieste ne avrei tantissime altre da fare, anche più strane. Probabilmente le farò.