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Lo scienziato borderline

Pioggia ad ottobre: chi se lo sarebbe aspettato?

Dinanzi all’ennesima tragedia annunciata a Genova, alluvione con danni ingentissimi, città in ginocchio, un morto, ho deciso di scrivere poco e di parlare per figure e per disegni.

Perché le parole, dette e ridette ogni volta, ripetute sempre quando l’acqua è arrivata alle ginocchia, pare non servano.

Provvedimenti per evitare i danni da alluvione

Provvedimenti per evitare i danni da alluvione

L’elenco dei disastri negli ultimi anni è impressionante. Riguarda ogni parte d’Italia, al Nord e al centro come al Sud, isole comprese: Genova è solo l’ultima tragedia, destinata a ripetersi. Le cause hanno origine nota, ma gli importanti e costosi interventi per rimediare non rientrano nelle politiche di questo Stato e del nostro modello di società. E’ più conveniente, come vedremo, intervenire durante l’emergenza e non prevenirla. Fa più audience. Le risorse – durante i momenti di “normalità” – vengono destinate a opere più consone. Esempio per la zona di Genova e Liguria: l’essenziale Traforo ad Alta Velocità “Terzo Valico”, evidentemente necessario per far affluire con più rapidità le merci necessarie per rimediare ai disastri (per esempio: bare) che notoriamente vengono prodotte in Lapponia. Oppure un grande intervento di maquillage della città a cura di qualche nota archistar, pazienza se costosissimo.

Vediamo un paio di foto, una nuova e una vecchia, e scopriamo se è cambiato qualcosa.

Genova 2014 (fonte: Secolo XIX)

Genova 2014 (fonte: Secolo XIX)

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Vi è una grossa differenza, come si vede, da Firenze 1966 a Genova 2014: il modello di automobile è molto evoluto, certamente è molto più confortevole e veloce. Ma serve a poco, quando si è travolti dal fango.

Il dissesto idro-geologico d’Italia è ormai diventato una frase fatta: così come “disastro annunciato”, “solidarietà alle vittime”, “previsioni meteo”, “protezione civile”. Vediamolo con qualche figura.

ALLUVIONE SARDEGNA

Circa il 10% del territorio nazionale è a rischio alluvioni e frane. Ma la popolazione si concentra nelle zone a rischio: circa il 40% dei comuni italiani è in zona ad alta criticità per gli stessi fenomeni.

A poco quindi serve lamentarsi – come ha fatto il Sindaco di Genova – per le mancate allerte. Ha ragione. Ma se non era in questi giorni, era fra una settimana, fra un mese, fra un anno, fra due.

Il punto è la assoluta noncuranza delle istituzioni locali e nazionali nella prevenzione. Intervenire prontamente e rimediare alla cementificazione che ha distrutto la capacità del nostro territorio di assorbire l’acqua, come è stato ampiamente dimostrato in ogni sede tecnica e scientifica, da decenni.

"Non è un po' troppo presto per un'altra alluvione del secolo?"

“Non è un po’ troppo presto per un’altra alluvione del secolo?”

Purtroppo, le condizioni del clima e soprattutto la ricettività del nostro territorio sono cambiate, entrambe in peggio. Anche le vecchie statistiche sulle “alluvioni del secolo” e sui “disastri epocali” vanno aggiornate. E’ un fatto, ed è dimostrato dalla statistica recente di quante “alluvioni del secolo” abbiamo avuto in pochi anni.

Le "alluvioni del secolo" negli ultimi pochi anni

Le “alluvioni del secolo” negli ultimi pochi anni

Forse, quando ti capita una “alluvione del secolo” quasi ogni anno, occorre far mente locale. Chiamarla “Alluvione dell’anno” e – definita non tollerabile questa nuova frequenza – capire come intervenire.

Non tollerabile, perché fonte di immani disastri materiali. Ma questi rientrano nel “Business dell’emergenza”, la politica di questo Stato al quale conviene di più rimediare “con le lacrime agli occhi” e sotto l’occhio delle telecamere, “in emergenza” e con grande disponibilità di “stanziamenti straordinari”. Ma c’è un ma: centinaia e centinaia di morti. Migliaia di morti. Sacrificati sull’altare della politica dell’emergenza permanente.

Vittime di disastri ambientali in Italia negli ultimi anni

Vittime di disastri ambientali in Italia negli ultimi anni

Il caso di Genova è un ottimo esempio. Cosa è stato fatto in 3 anni a Genova, dopo il disastro del 2011? Quale è stata la pianificazione? La realtà è un’assoluta mancanza di prevenzione, non più giustificabile visto il ripetersi frequentissimo dei fenomeni e la risposta del nostro territorio violentato.

"Cara, sono arrivati gli aiuti dello Stato contro l'alluvione"

“Cara, sono arrivati gli aiuti dello Stato contro l’alluvione”

Certamente, l’intervento in caso di emergenza è necessario. Ed alcune volte, come accennavo, è anche conveniente dal punto di vista economico e dell’immagine. Si può ad esempio aggirarsi con piglio deciso con il capo della Protezione Civile fra le rovine dell’Aquila e promettere l’immediata ricostruzione di una L’Aquila-2 con parchi e fontane con le paperelle. Va bene.

E chiarisco che in queste tragedie la popolazione italiana si dimostra sempre all’altezza, con episodi straordinari. Si può ripetere l’esperienza dei ragazzi del 66, gli “angeli del fango”, che salvarono Firenze. Io stesso sono un “ragazzo del 94”, nel senso che ho passato molti giorni dalle parti di Alessandria, invasa dal fango nel 1994, lavorando come potevo per dare una mano. Saluto, se è ancora vivo, un contadino di quelle parti di nome Olindo, al quale salvai dalla cantina allagata decine e decine di bottiglie di vino doc (ognuno ha le sue sensibilità…). Ricordo quando ne stappammo uno, di quei Dolcetto doc salvati dalle acque, e fu il calore di un momento. Ricordo che andando via svuotai il portafoglio e gli lascia tutto quello che avevo, con un gran senso di impotenza addosso. Ma questa è solo, usuale, cronaca spicciola ed abbastanza inutile del solito “gran cuore” degli italiani.

Le grandi alluvioni

Le grandi alluvioni e l’aumento della piovosità negli ultimi anni

Non voglio disquisire di cambiamenti climatici, mi pare ozioso. Fatto sta che in Italia, negli ultimi anni, si è avuto un notevole aumento della piovosità. L’attuale situazione del nostro territorio non è più sostenibile, cioè il territorio non è più in grado di sostenerla senza che capitino, quasi ogni anno ormai, disastri.

Centomila case a rischio in Lombardia

Mezzo milione di persone a rischio in Lombardia

Dove capiterà il prossimo? Speriamo da nessuna parte, ma attendiamoci invece qualcos’altro prima o poi, chissà dove. Ho riportato una Tabella a caso, nel virtuoso e ricco Nord. In Lombardia ci sono oltre mezzo milione di persone che vivono in abitazioni a rischio di disastro frane e alluvioni, trecentomila case e centomila altri edifici.

"La macchina degli aiuti"

“La macchina degli aiuti”

“La macchina degli aiuti” si sta muovendo ora, fortunatamente, così come si è mossa tutte le volte. E quando è inevitabile, perché non sempre si può prevenire e mitigare, poco altro c’è da fare, ed occorre farlo efficientemente.

Ma sembra chiaro da tutto quanto abbiam visto, che si può e si deve fare di più, e qualcos’altro. In una frase: occorre ridisegnare il territorio in maniera sostenibile.Ovvero?

Ovvero. Fermare la cementificazione del territorio. Porre un freno al suo consumo scellerato. Rimuovere – e non sanare dietro versamento di soldi – i casi di abusivismo edilizio più clamoroso (la Liguria ne è piena). Ripristinare gli ambienti naturali. Rivedere le politiche di sfruttamento e pulizia dei fiumi. Trattenere le acque a monte con opere ingegneristiche dinamiche, cercando di diluirle durante il percorso. Ognuno ha le proprie particolarità, infatti: al Sud si continua a perpetrare la costante aggressione al territorio con l’abusivismo edilizio, al Centro-nord la gestione dei fiumi è spesso inefficace e da anni 50: infrastrutture rigide, argini realizzati senza un serio studio sull’impatto a valle, alvei cementificati, escavazione selvaggia.

La “messa in sicurezza” non sia però una scusa per continuare a costruire nelle aree di esondazione. Quanti sono i Comuni con all’interno del proprio territorio abitazioni in aree golenali, in prossimità degli alvei e in aree a rischio frana? Oltre due terzi, secondo Legambiente. In un terzo dei casi si tratta addirittura di interi quartieri.

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"Qualcuno vuol fare un bel giro sul mio sottomarino?"

“Qualcuno vuol fare un bel giro sul mio sottomarino?”

Saremmo abbastanza stufi di governanti che non investono in interventi – ahimé pesanti, costosi e magari impopolari – come quelli sopra citati, dato che certamente si tratta di provvedimenti che non contribuiscono al glamour e non innalzano la popolarità. Un disastro che NON succede perché prevenuto non fa notizia sui giornali e non porta voti. Meglio “far intervenire l’esercito e la protezione civile” e “recarsi sul luogo del disastro per portare la propria solidarietà alle popolazioni colpite”.

Occorre invece utilizzare i fondi già esistenti – anche di provenienza europea – per iniziare interventi seri, e utilizzarne altri, stanziati ora in grandi opere inutili e dannose. Superfluo farne l’elenco, ogni cittadino responsabile è in grado di capire quali sono: preferiamo vivere decentemente sicuri da frane e alluvioni, piuttosto che andare a Lione in treno un po’ più velocemente, ad esempio.

Occorrono delle “grandi opere”, quindi, per far sì che la prossima “alluvione del secolo”, con conseguenze catastrofiche  sia appunto, perlomeno, fra qualche decennio. Non è facile, e costa molto. Ma è un problema tecnologicamente abbastanza semplice: si tratta, come diceva mia madre, di chiudere la porta prima che i buoi siano scappati.

La ricetta per far sì che questo succeda esiste e consiste in due risorse:

1) Governanti locali e nazionali responsabili,

2) Opinione pubblica che pretenda – non solo quando succede il disastro ma con costante azione, anche al momento del voto – che i suddetti  agiscano in quel senso e non in altri. Perché in un sistema a risorse limitate, quale quello in cui noi viviamo, sprecare risorse in opere inutili uccide.

Se sul primo punto ognuno può sollevar dubbi e scetticismi, il secondo punto dipende da noialtri. Siamo noi, l’opinione pubblica, no?

Oggi il disastro è toccato a Genova, fra le grandi città d’Europa una delle più a rischio per il dissesto idro-geologico. Non aspettiamo il prossimo disastro, che è solo questione di tempo, per agire.

  • Alba Streulick

    Sperare che cambi qualcosa in meglio, nei prossimi mesi, anni, decenni, E’ PURA UTOPIA, l’unica cosa certa è che ci saranno sempre più morti e sempre più DISASTRI IN TUTTO IL TERRITORIO NAZIONALE: Cosi è stato per quasi 50 anni A QUESTA PARTE -! IL PAESE E’ SEMPRE PEGGIORATO IN TUTTI I SENSI, DAL DISSESTO IDROGEOLOGICO C’E’ CHI SOLO CHI LUCRA SUI MORTI -VEDI TERREMOTO AQUILA E SGHIGNAZZANO AL TELEFONO E SI FREGANO LE MANI “MAI “NESSUNO” MAI” HA PAGATO O HA FATTO UN GIORNO DI GALERA-PARLO DEI RESPONSABILI A TUTTI I LIVELLI ISTITUZIONALI-DAL PIU’ ALTO AL PIU’ BASSO- MAI !!! – L’UNICA CERTEZZA E’ CHE SARA’ SEMPRE PEGGIO DI ANNO IN ANNO DAL SUD AL NORD- DA EST A OVEST- GLI ITALIANI PURTROPPO SONO INTERESSATI SOLO AL FOOTBALL IERI COME OGGI, ED OGGI FANNO LA FILA PER IL NUOVO IPOD, ALTRO NON INTERESSA ! IL PROSSIMO DISATRO E’ PURTROPPO DIETRO OGNI ANGOLO E CONTINUERANNO AD ESSERCI MORTI, FERITI, DEVASTAZIONI E SOPRATUTTO IL PIU’ COMPLETO MENEFREGHISMO A TUTTI I LIVELLI ISTITUZIONALI- NESSUNO FARA’ MAI MAI NULLA COME D’ALTRONDE NULLA E’ STATO FATTO DAL 1966 IN POI: COSA SPERARE? CHE CAMBI LA MENTALITA’ DEL POPOLO? VOTANO SEMPRE GLI STESSI INDIVIDUI E I PARTITI VECCHI E NUOVI NON PROMETTONO NULLA DI BUONO ALL’ORIZZONTE- UN ORIZZONTE SEMPRE PIU’ NERO E SEMPRE PIU’ CATASTROFICO IN TUTTI I SENSI ED IN TUTTI I SETTORI, D’ALTRONDE SE IL P.M. PENSA CHE SI RISOLVANO I PROBLEMI DEL PAESE PERMETTENDO ALLE AZIENDE DI BUTTARE FUORI SU DUE PIEDI CHI VUOLE IN 4+4 SECONDI LA DICE LUNGA SU COME POTRA’ ESSERE IL FUTURO DI QUESTO POVERO PAESE: GIA’ LO DICEVA “G. GARIBALDI ORA CHE L’ITALIA E’ FATTA SONO GLI ITALIANI DA FARE MA A DISTANZA DI OLTRE UN SECOLO QUESTI “PUTROPPO SONO ANCORA DA FARE” E MAI ACCADRA’ , LO DICO CON L’AMREZZA PIU’ PROFONDA DEL CUORE!

  • Alba Streulick

    Ci vogliono molta forza e molto coraggio per saper dire di no, quando gli altri forse si aspetterebbero diversamente. Ma non viviamo per gli altri: ciascuno di noi vive in primo luogo per se stesso, per fare ciò che ritiene giusto. E quindi deve pronunciare anche quel No – quel giusto No- MA QUESTO NO GLI ITALIANI NON SANNO MAI PRONUNCIARLO ESPRESSAMENTE CHIARO E FORTE !!!! TACCIONO E SUBISCONO TUTTI I GIORNI PIEGANDO SEMPRE DI PIU’ LE TERGA

  • Alba Streulick

    Perbacco ! in oltre un’ora gli unici commenti sono i miei, è evidente che il problema NON INTERESSA A NESSUNO…! HO SEMPLICEMENTE IL VOLTASTOMACO DI TUTTO I DI TUTTI —- !