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Lo scienziato borderline

Pietro Valpreda e la Cronaca Vera

Mi è capitata  sottomano, nelle vicinanze della ricorrenza della strage di Piazza Fontana e dell’assassinio di Giuseppe Pinelli, una fotografia di Pietro Valpreda, che mi ha ricordato l’incredibile storia italiana della quale è stato protagonista suo malgrado.

La fotografia è riportata qui sotto.

Qual è l'anarchico?

Qual è l’anarchico?

Qual è l’anarchico? La foto è una ricostruzione (fatta nel 74 al processo di Catanzaro) del famigerato “riconoscimento” di Valpreda da parte del tassista Rolandi, che lo avrebbe portato “sul luogo del delitto”. Rolandi (che aveva già visto la foto di Valpreda, cosa che avrebbe dovuto rendere nullo il riconoscimento) “riconosce” Valpreda.  Alla domanda di Valpreda: “ma mi hai guardato bene?”, Rolandi risponde: “Beh, se non è lui, qui non c’è “…

Nel frattempo, il gionalista del Corsera Giorgio Zicari (a libro paga del SID ed iscritto alla P2) aveva scritto della testimonianza di Rolandi il 14/12, cioé il giorno prima che Rolandi ufficialmente si presentasse in Questura per la prima volta.

Sappiamo come finì la storia. Valpreda subì un processo, restò anni in carcere, per poi risultare completamente innocente. Nessuno dei “servitori dello Stato” che gli rovinarono la vita per sempre ha mai chiesto scusa. Ma questo – diciamo – potevamo quasi aspettarcelo, data la matrice fascista dell’attentato, i metodi fascisti della polizia e dei servizi di allora, il governo piduista democristiano al potere.

Più interessante da ricostruire, soprattutto per chi allora non c’era o come me era bambino, è l’encomiabile comportamento della stampa di regime, ovvero tutta tranne poche eccezioni. Ricordiamo Marco Nozza, del “Giorno”, che si rifiutò da subito di accodarsi al coro di regime della “pista anarchica”. Ricordiamo Camilla Cederna (“Pinelli. Una Finestra sulla strage” del 1972, una prova maiuscola di giornalismo d’inchiesta) e Corrado Stajano.

Hanno insegnato a tutti che un indagato o accusato non è colpevole fino alla condanna. Anche gli emuli italiani da Premio Pulitzer avrebbero dovuto saperlo, ma probabilmente fu più forte la suggestione del libro-paga, cui erano o bramavano essere iscritti, e la assoluta aprofessionalità.

E allora, appunto, sbatti il mostro in prima pagina. Forse per emulare cineticamente chi, in quei giorni, aveva sbattuto il mostro Giuseppe Pinelli giù dalla finestra: ma su questo ultimo episodio, del quale tutti conoscono l’autore e le dinamiche, non si può parlare, come sappiamo. E allora vediamo cosa fece la stampa.

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Un mirabile esempio di obiettività e di oggettività nel dare la notizia, separata dalle opinioni, come si dice.

Sgominato il Commando della morte.

L’anarchico si dichiara innocente ma la polizia dice: “Sappiamo tutto”.

Lo Stato Democratico sa difendersi. La Polizia ha nelle mani i colpevoli.

Ci pare non ci siano molti commenti da fare.

A parte i giornali di sinistra, e quelli anarchici come “Umanità Nuova”, che fin dall’inizio non mancò di rilevare l’assurdità di quello che Pietro Valpreda stava subendo, e quei pochi giornalisti d’inchiesta citati prima, vi fu un giornale che ebbe un atteggiamento “normale”: nel 1972 pubblicò i verbali dell’interrogatorio a Valpreda, riportando tutte le sue dichiarazioni e la ricostruzione dei fatti a sua difesa. Una semplice cronaca.

Vediamo di quale giornale si trattava.

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Cronaca Vera. Proprio quel giornale che per anni – anzi decenni – costituì una specie di mitologia del trash, riportando in prima pagina l’immancabile foto di una donnina seminuda, con tanto di titoli pruriginosi ed improbabili.

Eppure, semplicemente, diedero voce al “Mostro”. E scrissero in prima pagina “l’anarchico IMPUTATO per la strage di Milano”. Verrebbe da dir loro “bravi”, se non fossero semplicemente dei “fondamentali” del giornalismo. Ma nel paese dei ciechi anche l’orbo è re. Perciò “bravi”, quelli di “Cronaca Vera”.

Questa è la riflessione – amara – che possiamo fare a margine di questa vicenda ormai lontana. La stampa nazionale di regime – allora, come adesso – non è capace, o non può, fare Cronaca Vera. E con Valpreda si comportò in maniera ignobile. Meglio, appunto, Cronaca Vera.

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APPENDICE

Una ricerca iconografica raccoglie 100 documenti per pubblicarne 5. Così mi disse chi mi insegnò quel poco che so di giornalismo.

Ma qui in appendice, voglio riportarne alcuni altri, per condividere con chi legge il brivido che ho provato, a rivederne alcuni.

Grazie ai compagni di allora per esserci stati, al Circolo Anarchico Ponte della Ghisolfa. A Gian Maria Volontè. A Franca Rame, a Dario Fo. E a Pietro Valpreda, anarchico, “di professione ballerino”.

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