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Rovesci d'Arte

Picasso e la tentazione diabolica

Se avesse accettato di fare quella retrospettiva al museo di arte contemporanea a Madrid, Pablo Picasso avrebbe distrutto per sempre la sua reputazione di eroe «resistente» e abbattuto la sua credibilità agli occhi di tutta la sinistra spagnola (ed europea). La mostra in questione – siamo nel 1956 – era stata richiesta dal dittatore Franco in persona, che aveva mandato in tutta segretezza un suo «ambasciatore» in Costa Azzurra (dove viveva l’artista di Malaga) per allettare con la proposta «indecente» il pittore comunista. E quanto racconta un interessante articolo pubblicato sul Guardian, che riporta la notizia dalla biografia (il quarto volume) scritta da John Richardson, che ha conosciuto il padre del cubismo personalmente e lo ha frequentato a lungo, e dallo storico dell’arte Gijs van Hensbergen. L’occasione per tirare fuori questa vecchia storia è l’esposizione che si sta per aprire – il 4 giugno – alla galleria Gagosian di Londra, dal titolo Gli anni mediterranei di Picasso». Ma i due storici vanno oltre: il pittore pare fosse davvero tentato dall’accettare quell’invito così seducente perché, come affermano senza remore, «l’idea di una retrospettiva, in quel momento, era per lui più importante del partito comunista». Per fortuna, le trattative non andarono in porto (vennero interrotte per fuga di notizie sulla stampa) e Picasso oggi può rimanere, nella memoria dei posteri, un convinto pacifista e il suo Guernica non perdere l’allure antiguerra e conservare intatta la sua potente denuncia dei disastri di ogni conflitto umano. Di quell’accordo scellerato che stava per concludersi, secondo Richardson e van Hensbergen resta però qualcosa: il quadro che rivisita Las Meninas di Vélazquez, firmato da Picasso nel 1957, non sarebbe altro che un riavvicinamento all’epoca d’oro del suo paese natio, la Spagna.