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FranciaEuropa

Philippe Poutou (Npa), la rivoluzione con allegria

Philippe Poutou è il candidato alla presidenziali dell’Npa, il Nuovo partito anticapitalista, che è succeduto alla Lcr. Ha preso il posto di Olivier Besancenot, il “postino” molto mediatico. Fino a ieri sera, Poutou era considerato dai media un illustre sconosciuto e i sondaggi non gli davano più dello 0,5% dei voti il 22 aprile. Ma in Francia da qualche giorno è applicata la norma che prevede, per le tv e le radio pubbliche, un eguale tempo di presenza sulle onde da parte di tutti i candidati, grandi e piccoli. Per Poutou, invitato su France 2 (principale rete pubblica) per la prima di due edizioni di Des paroles et des actes (5 candidati a sera, ieri sera e stasera), è stato un grande successo, al punto che il pubblico presente lo ha spontaneamente applaudito. Poutou è stato tirato a sorte per essere interrogato per ultimo da 4 giornalisti-vedette, dopo Dupont-Aignan (sovranista), la verde Eva Joly, François Hollande e Marine Le Pen.

Poutou, nella vita operaio alla Ford, si è semplicemente comportato come una persona normale, dotata di una buona dose di humour. Già il suo spot è una presa in giro leggera dei giochi televisivi, dove i concorrenti non riescono a indovinare il nome del “candidato operaio nell’automobile che chiede la proibizione dei licenziamenti con una settimana di 32 ore” (rispondono “De Gaulle”).   In tv, Poutou ha risposto con allegria alle domande dei giornalisti: ha parlato dei suoi riferimenti, da Spartaco alla Comune di Parigi, ha spiegato il poco entusiasmo con cui è diventato candidato, ha detto che non sogna una carriera politica. Il programma dell’Npa mira a stabilire l’eguaglianza, propone la requisizione delle banche e delle grandi società e quando il giornalista economico gli chiede, esterefatto, se lui, candidato alla massima carica nella quinta potenza economica mondiale, “ignora il diritto di proprietà”, Poutou gli risponde con un grande sorriso che i soldi vanno “cercati dove ci sono”. Poutou non sogna di diventare presidente, ma afferma di aver fatto la campagna per far conosce le idee dell’Npa, che, tra l’altro, vuole abolire la carica del presidente e arrivare a una società dove tutte le decisioni vengano prese dal basso. In una campagna abbastanza triste, dominata dalla crisi, Poutou ha portato un po’ di leggerezza, pur parlando di rivoluzione.

  • Spartacus

    Ho guardato la trasmissione. Ciò che mi ha sorpreso, fino ad un certo punto, lo confesso, è stata la sufficienza con la quale i giornalisti lo hanno trattato. L’essere “anti-personaggio-politico” e la sua mancanza d’ambizione personale, facevano sorridere i giornalisti!
    Questa cosa mi pare assai significativa dei guasti creati dal “pensiero unico”: i giornalisti che hanno partecipato alla trasmissione sembravano formattati tutti alla stessa maniera. È impressionante.

    Idem, potrei dire per il progetto di educazione nazionale della NPA, che rigetta la selezione.
    “Ma allora – ha detto una giornalista – ogni allievo potrà fare quello che vuole, anche giocare alla GameBoy?”
    E senza rendersene conto ha scoperto un nervo del modo attuale di “fare scuola”.
    Del resto come diceva don Milani, escludere qualcuno dalla scuola è come buttare fuori dagli ospedali i malati e mantenere solo i sani.
    Consiglierei alla giornalista di guardarsi “Diario di un maestro” di De Seta. Ma a che pro ?
    Se Poutou e l’NPA sono la rivoluzione con allegria, quei giornalisti rappresentano l’involuzione triste.

  • gigio

    Jean-Luc Mélenchon al 17 per cento secondo gli ultimi sondaggi e noi a commentare Poutou… possibile perdere tempo e spazio per colore e folklore cosi’…

    piuttosto sarebbe forse piu’ utile ragionare degli scenari con una sinistra unita quasi al 20 per cento..

  • Spartacus

    Non capisco la sufficienza di Gigio. È chiaro che il fenomeno in questo momento è Mélenchon, e Anna Maria ha già avuto modo di parlarne.
    Non credo però che sia giusto disprezzare in questo modo (“perdere tempo e spazio per colore e folklore così…”) un movimento come l’NPA.
    Nel parlare del “fenomeno” Poutou stiamo parlando di decine di migliaia di militanti anonimi che lavorano ogni giorno contro il degrado economico, politico e sociale, senza appunto cercare “poltrone”. Che Poutou, coerentemente con i valori di un movimento di base, non voglia assumere il ruolo di leader (“che ciascuno sia leader”) non mi pare affatto del folklore.
    Sia detto per inciso, l’NPA è assolutamente aperto al dialogo con il Front de Gauche (memore forse della passata esperienza, che li ha praticamente isolati nel panorama della sinistra).
    Il modo che ha Poutou d’affrontare il suo ruolo di candidato è talmente sorprendente che ho scoperto, ieri, che anche il sito di Repubblica aveva messo in linea il messaggio video della sua campagna.
    Voglio infine ricordare che Poutou è un operaio metalmeccanico.
    Se sul sito di un giornale comunista si commenta l’avvenimento di un operaio candidato a presidente della Repubblica di un paese come la Francia e per tutta risposta si è accusati di fare del folklore, be’, lo confesso, non mi ci raccapezzo più.

  • gigio

    La situazione, piu’ in Italia che in Francia, sta giugendo rapidamente a livelli di guardia.
    Il rischio concreto e’ una deriva ancor piu’ razzista, xenofoba e populisuta (Ungheria docet).
    Se vogliamo sfasciare tutto o divertirci con un tantino di irresonsabilita’ due sono le strade: il rifiuto assoluto di tutto e tutti o il rifuguirsi nelle nobili ma altrettanto inutili tirate bamboccesche dei Poutou di turno.
    Quanti bravi compagni operai sono presenti nelle liste del PCL di Ferrando? Tantissimi ma l’incidenza sulla realta’ è pari piu’ o meno allo zero
    Chi si ricorda della compagna candidata nel 2008 da Sinistra Critica?

    Se il risultato del Front de Gauche in Francia sarà in linea con gli ultimi sondaggi penso che si riaprira’ una partita importante anche sui destini dell’ Europa. Importante per incidere positivamente sulla pelle e nelle carni dei ceti subalterni. Che in questo momento e’ la cosa piu’ importante.

  • Spartacus

    Continuo a trovare offensivo il modo col quale Gigio tratta l’NPA.
    Anch’io sono piuttosto per Mélenchon, ma rispetto l’approccio dell’NPA.
    E parlarne, farne conoscere tematiche e approcci è necessario e doveroso.
    Vista anche la convergenza verso il FdG di una buona parte del gruppo dirigente dell’NPA.
    Continuo a non capire dove sia il problema.

  • Emiliano Rambò

    Melenchon è il solito ex-ministo ex-socialista, che in questi casi esce fuori per prendere voti a sinistra della socialdemocrazia, ma che con la socialdemocrazia …non romperà mai ! E quindi come in Italia si ritroverebbero con una sinistra che pur di non rompere con il governo non lo critica sull’economia, sui licenziamenti e non ha il coraggio di votare contro le guerre.

    Baciare il rospo ci portò Dini, l’ulivo ci portò Prodi, la responsabilità ci ha portato Monti.

    Ora basta. Massimo rispetto per Poutou, e anzi sarebbe ora iniziare tanto in Francia quanto da noi a costruire una sinistra alternativa rispettivamente ai socialisti e al PD.