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Rovesci d'Arte

Perché si è ucciso Carmine, storico dell’arte

Il ministro Profumo si è detto “molto colpito personalmente” dalla morte di Carmine Cerbera, docente precario suicidatosi alla soglia dei 50 anni che, pur collezionando titoli su titoli (insegnava arte) era costretto ad aspettare la famosa “chiamata” dalla scuola di turno, col fiato sospeso. Ma quel ministro che si rammarica dovrebbe sapere cosa è accaduto in questi ultimi anni agli storici dell’arte, a chi ha dedicato una vita a studi che dovrebbero essere un vanto in un paese come l’Italia (infatti sono invidiatissimi, ma solo all’estero), dove il patrimonio dei cosiddetti “beni culturali” è uno dei principali motori di crescita, anche economici. Basterebbe che scorresse l’elenco delle materie del Concorsone appena indetto. La classe 061 – Storia dell’arte – non esiste (c’è quella del disegno, ma non vi accede chi è specializzato in studi teorici della materia)

. C’è ancora da esaurire la graduatoria. E’ vero. C’è ancora un’infinita graduatoria da esaurire. Il motivo è semplicissimo: nell’Italia di Giotto, Arnolfo di Cambio, Simone Martini, Benozzo Gozzoli, Michelangelo, Leonardo, Caravaggio, Tiepolo, Tintoretto fino a Marinetti, Modigliani, Burri, Morandi, Capogrossi; delle cupole del Brunelleschi, delle architetture di Palladio e di quelle di Scarpa, Moretti, Nervi, Rossi; del design di Cassina, Mari, Sottsass; delle mostre che registrano un aumento di visitatori pure in tempi di crisi stringente, la storia dell’arte è stata tagliata via dalle scuole. Da qualche anno, le ore a disposizione si sono ridotte, contratte, cancellando competenze presenti e future. Le sperimentazioni nei licei sono state brutalmente accartocciate per far posto al nulla, dagli istituti professionali la materia è scomparsa. Il disprezzo per la propria memoria e storia – perché non c’è storia italiana che non si compenetri con quella dell’arte, diceva Argan – si è poi rovinosamente riversato sul patrimonio, tradendolo con l’incuria e abbassando il grado di civiltà di un paese. Carmine lo sapeva, era consapevole della tabula rasa culturale che lo stava soffocando. E’ anche questo che lo ha ucciso. E’ per l’impotenza dei suoi studi (bellissimi) che è morto, lasciando una moglie, due figlie e una passione disperata per il suo lavoro.

  • pina monaco

    condivido assolutamente questo articolo e sono addoloratissima per il fatto che “un’intellighenzia del livello di Carmine” -che ancora esiste in Italia- debba essere colpita dalla disperazione anzichè essere riconosciuta e che la nostra matrice culturale come sistema (anche scolastico)si stia azzerando!!
    perciò mi rivolgo a lei, caro Ministro, che sicuramente è rimasto colpito dalla tristissima notizia di quest’uomo che ha compiuto il gesto estremo – ma faccia qualcosa!! faccia risorgere dalle ceneri della riforma Gelmini una scuola che torni ad essere fucina di arte e cultura possibilmente raggiungibili da studenti interessati e che riapra la strada a professionisti ed artisti che costituiscono lo stimolo per questi studenti! Ciò perchè un gesto come quello di Carmine che scaturisce dallo sfacelo della realtà attuale, per quanto triste, almeno non sia vano e dimenticato.

  • maria teresa ghirardi

    Il suicidio di un uomo colpisce sempre … quando non serve più.
    La sua è stata una libera scelta. Vivere senza “dignità” uccide. Lui ha scelto di rimanere “Uomo degno” vivo nella memoria di tanti.
    Questo per quanto riguarda la visione della persona.
    Ma tutti dov’erano … quando gli occhi di quest’uomo denotavano tristezza, avvilimento, dolore. Chi ascoltava nelle sue velate parole il bisogno di essere aiutato.
    Chi decide di “eliminarsi” mostra sempre dei segnali … a noi interpretarli, ma … purtroppo non abbiamo tempo di interessarci dell’altro … dimentichi che noi siamo “anche” l’altro. Oggi si piange una Morte, perché ? Si deve piangere per tutte quelle Vite che gridano
    silenti urla di Morte restando inascoltate a produrre nuove morti, nuovi articoli, nuovi commenti … inutilmente! Maria Teresa Ghirardi.