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Antiviolenza

Perché no a Fabri Fibra e la percezione della violenza

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“Giro in casa con in mano questo uncino ti ci strappo le ovaie e che cazzo me le cucino!”.

“Non conservatevi, datela a tutti anche ai cani, se non me la dai io te la strappo come Pacciani”.

“Questa classica sfigata che va in cerca di attenzione e finirà un giorno stuprata nel bagno della stazione, così sta ritardata dopo i primi due cannoni si addormenta e non si accorge che le tolgo i pantaloni”.

“Le ragazze sono così, sono tutte molto strane, si dividono in due gruppi: le mignotte e le puttane”.

Queste alcune delle battute di Fabri Fibra, quello che doveva cantare sul palco del primo maggio a San Giovanni e su cui la rete dei centri antiviolenza DiRe ha chiesto pubblicamente il ritiro: una richiesta accolta dai sindacati che si sono accorti della gaffe che stavano per fare. Una mancanza su cui non piangeremo ma sulla quale alcuni si sono lanciati gridando alla censura: addirittura nomi illustri come Jovanotti, Elio, Scanzi, ma soprattutto Roberto Saviano, che si sono schierati in difesa di Fabri Fibra parlando anche di “scelte bigotte”. E allora chiedo a questi uomini di riflettere sul perché la violenza sulle donne viene sempre dopo tutto il resto. Dopo la censura (vuoi impedirmi la libertà di espressione?), dopo la famiglia (che non si tocca), dopo il pareggio di bilancio (i soldi per le vittime di violenza sono sempre gli ultimi), dopo 20 anni in cui hai dovuto crescere i figli sotto il ricatto di un marito che ti ha massacrato e solo dopo che i figli sono grandi allora lo denunci, dopo il salvataggio di quelli che ti hanno stuprata a 15 anni e che non sono mai stati condannati davvero, dopo che ti hanno uccisa e si sono accorti che eri perseguitata, minacciata, tormentata, braccata. Sempre dopo.

Non percepire la violenza nella sua giusta dimensione, è appoggiare la violenza e la cultura dello stupro di cui si nutre. A che serve firmare l’appello “Mai più complici”, come ha fatto Roberto Saviano contro il femminicidio, se poi davanti a fatti concreti si spazza via tutto, ci si dimentica, e si diventa difensori di contenuti che incitano a quello stesso femminicidio, contro cui ci si era schierati con un linguaggio due volte dannoso perché rivolto a giovani e adolescenti? questa per me è propaganda e non una scelta di campo politica contro il femminicidio.

Mi preme chiarire a questi difensori della libertà di espressione, che chi difende la tutela della vita delle donne, sa bene che la violenza non è solo fisica, sessuale, psicologica, economica, e che esiste una cosa che si chiama “la violenza del linguaggio”, che crea danni enormi perché veicolo culturale di quella discriminazione che porta alla violenza contro le donne – femminicidio. Quello che hanno chiesto i centri antiviolenza, che conoscono bene di cosa si sta parlando, è una richiesta di civiltà che nulla ha a che fare con il moralismo. La censura è quella che impedisce di dire la verità e non quella che ferma la violenza, altrimenti non abbiamo capito niente. Quello di Fibra è un linguaggio violento e sessista, e dire che siamo bigotte è come dire che lo stupro è una forma d’amore con un rapporto sessuale un po’ acceso, è come dire che in fondo le donne se la cercano, è giustificare il femminicidio dove un uomo picchia, massacra, e arriva anche a uccidere non perché è un assassino violento ma perché semplicemente geloso.

Il MEI e il mensile di Repubblica “XL” hanno addirittura lanciato un appello a difesa di Fibra, e tutto ciò somiglia sempre di più a quello svarione capitato anche a chi ha difeso Sallusti che come direttore di un giornale aveva pubblicato un articolo di Renato Farina (su cui non mi dilungo) veicolando non solo notizie false ma usando il caso di una minore che aveva interrotto la gravidanza, per sostenere la sua crociata antiabortista accusando di omicidio la madre, il ginecologo e il giudice (che come è noto ha fatto ricorso), con una lesione del diritto all’autodeterminazione e alla privacy della minore. La violenza del linguaggio è ovunque: nei testi delle canzoni, nei libri di scuola, sui giornali, nei tg, nelle fiction, e quello che si chiede non è una moralizzazione ma il diritto sacrosanto a non subire questa violenza una, due, tre, quattro volte, sempre e ovunque siano veicolati stereotipi e discriminazione in base al genere: perché quello è il terreno sui cui la violenza contro le donne prolifera.

Giorni fa il padre di Stefania Noce, uccisa nel 2011 in casa sua dall’ex fidanzato, che ora è stato condannato all’ergastolo, ha dichiarato che su sua figlia molti giornali hanno fatto ricostruzioni false e fantasiose, e che parlare di “delitto passionale” o di “femminicidio” fa una bella differenza. Le parole sono importanti e il linguaggio può travisare la realtà in maniera dannosa e fuorviante, perché possono condonare non solo gli abuser ma anche le istituzioni e i mezzi d’informazione che non riconoscono la gravità della violenza e il fattore di rischio per la vita stessa delle donne, alimentando così quella stessa cultura discriminatoria. Come dice Ninni Noce: “Se un organismo come l’Onu dice che la violenza di genere è una lesione dei diritti umani, c’è poco altro da aggiungere”.

Quindi se critico, argomentando, l’uso di raptus di gelosia sui giornali,  non vedo perché non mi devo indigrare davanti a uno che mi canta nelle orecchie: “Non conservatevi, datela a tutti anche ai cani, se non me la dai io te la strappo come Pacciani”?

  • Paolo1984

    le fiction raccontano storie, raccontare la violenza non è legittimarla nè incitare ad essa, la si raconta perchè esiste nella società così come esistono le cose belle c’è anche il male..il male esiste, va raccontato anche col linguaggio della fiction e anche con un linguaggio crudo. La violenza è responsabilità di chi la commette e non della musica che ascolta (con tutti gli splatter che ho visto dovrei essere un serial-killer a quest’ora)..vogliamo ripetere le castronerie di Fredric Wertham sui fumetti?
    Detto questo, Fibra non avrebbe dovuto neanche essere invitato perchè non c’entra un cavolo col Primo Maggio, è un qualunquista del cavolo e un pessimo rapper e non perchè istiga alla violenza. Ora il solo risultato, temo, sarà che Fibra farà una canzone su questa storia e diventerà più famoso di prima. Ma non sarebbe stato meglio aprire un dibattito pubblico con lui sulla violenza?

  • Paolo1984

    se si pensa di fermare la violenza impedendo ad un rapper di cantare ad un concerto o prendensosela con le fiction che la raccontano, ci si illude..con tutto il rispetto

  • Spartacus

    Condivido pienamente l’intervento di Luisa Betti. Direi anzi che è addirittura costernante l’idea di dare spazio ad un personaggio del genere sul palco per la Festa del Lavoro.
    La replica del Fibra – del genere “non canto quello che penso, ma quello che sento” – è puerile e insultante: ci prende per degli imbecilli.
    Non ho alcuna remora contro il rap (ne ascolto da decenni), ma c’è rap e rap. The Last Poets (fra i padri fondatori del genere) non avevano bisogno di temi e termini così avvilenti, per esprimere la rivolta e la durezza del mondo nel quale viviamo.

  • maria

    non credo che Fabria Fibra abbia voluto fare l’elogio alla violenza sulle donne, penso piuttosto penso al contrario, che voglia dire alle ragazze”ecco questo è quello che pensa delle donne,un uomo che poi approfitta di loro, le violenta o le stupra”.Ovviamente sono parole forti, che scioccano, che urtano la sensibilità, ma che fanno aprire gli occhi.P.S. sono mamma di tre ragazze.

  • Morena

    Concordo pienamente! Non possono più passare.

  • Ludovica

    Com’è vero che alle volte il fanatismo acceca del tutto! Questo artista non fa altro che illustrare per com’è il mondo, non per come lo vive o lo vorrebbe. Il suo è un modo come un altro per denunciare delle problematiche ( se vi foste informati un minimo, lo sapreste di certo), e lo si può evincere sicuramente dalle mooolte altre tematiche trattate nelle sue canzoni! La sua, come dice qualcuno, ammesso e non concesso che sia stata una risposta puerile ( puerile perché semplice? Bah.), ma insultante non di sicuro, a meno che per insultante non si consideri il fatto che sia fastidioso scoprire per chi con tanta veemenza lotta contro i mulini a vento scoprire di aver fatto un grande buco nell’acqua. Complimenti per l’ignoranza!

  • Luca

    Condivido l’intervento di Luisa Betti parola per parola. E soprattutto sul fatto che la violenza sulle donne viene sempre DOPO tutto il resto. È il momento che la violenza sulle donne diventi il primo dei problemi da affrontare. Il primo, secondo a nessuno.

  • cinzia cannavale

    spero con tutto il cuore che fabricomesichiama possa smettere di far soldi con la robaccia inquinante,insultante che sputa fuori; auspico che fare “l’intelligente” sulla pelle delle donne si ritorca contro jovanotti alienandogli le simpatie a sinistra che furbescamente si è costruito negli ultimi anni;lo stesso mi auguro per saviano: si calpestano le vittime,si contribuisce a crearne di nuove,tutto perché si apponga il timbro di conferma su quella patente di testimone scomodo dei nostri tragici tempi che ha fatto la sua fortuna editoriale.Non se ne può più!cercatevi altri argomenti,ce ne è un sacco!

  • Spartacus

    Aprire un dibattito con Fibra sulla violenza ? E cosa lo legittima in quanto interlocutore ? L’aver scritto dei testi che più idioti non si può ? E poi Paolo 1984, te dici che così gli si sta facendo pubblicità. Se lo s’invita ad un dibattito sulla violenza cosa si fa invece ? Lo si santifica ?

    E comunque, mi spiace per te e i tuoi splatters del piffero (anche se i gusti son gusti, come diceva quello che si ciucciava il calzino), ma gli studi di psicologia sul rapporto fra immagini e violenza stanno rivedendo le posizioni tenute fino a qualche anno fa, e ciò con una convergenza sul piano internazionale.
    Insomma anche se non c’è causa-effetto, in soggetti e in contesti particolari, le immagini hanno un impatto molto forte sui comportamenti dell’individuo, in barba alla sottovalutazione che continua a correre sulle pagine della stampa.

    Fabi Fibra è un lobotomizzato che non ha né talento né qualcosa da dire. Che una mamma con 3 figlie non si renda conto di questo ed anzi prenda per oro colato la pseudo-spiegazione impartitaci da un tarato mentale interessato esclusivamente a soldi e pubblicità, apre uno squarcio interessante sul profilo dei lettori (presunti ?) del manifesto.

  • stefania

    Ci sono vari modi e molte parole per dire la stessa cosa. Il rapper poteva lanciare il suo messaggio in piena libertà ma con rispetto e utilizzando di più il cervello, ci avrebbe fatto una figura migliore!!

  • Roberto Del Piano

    Se non sono declamazioni , e quindi , istigazioni alla violenza , di testi di questo “cantante” ? , il punto interrogativo non è uno sbaglio , occorrerebbe ricominciare ad andare a Scuola per ripetere i primi tre anni delle Elemantari . Non capisco perché si debba ricorrere con tanta frequenza a masturbazioni intellettuali , che di intellettuale non hanno nulla !

  • Paolo1984

    mi spiego: credo che Fibra sia un pessimo rapper, non credo che istighi a commettere violenza..la violenza è responsabilità di chi la commette, non importa se ascolta Fibra o Beethoveen

  • Paolo1984

    Fermo restando che è per me Fibra è un pessimo rapper e per me è incompatibile col primo maggio, , se un romanziere scrivesse un testo usando come io narrante un pedofilo stupratore, un assassino, un criminale non ci vedrei nulla di male nè parlerei di istigazione alla violenza…altrimenti denunciamo Jonathan Littell dato che Le Benevole ha come io narrante un ufficiale SS non pentito. Stessa cosa per l’arte cinematografica, i fumetti e i telefilm…l’arte deve essere libera anhe di turbare e di risultare indigeribile
    Caro Spartacus, in determinati contesti, qualsiasi cosa può influenzare: l’assassino di Lennon leggeva Il giovane Holden, Charles Manson ascoltava i Beatles..ma nessuno attribuisce la morte di Sharon Tate a Helter Skelter. Il problema è nella testa di chi commette violenza non della musica che ascota o in altri “consumi culturali”
    Raccontare storie violente non istiga nè invita a commetterla (la violenza è una realtà, pensare di censurarla dalla narrativa e dalle rappresentazioni artistiche è assurdo), esistono già i divieti ai minori e si facciano rispettare, se permette (e anche se non permette) io di anni ne ho 28 e ho il diritto di vedere tutti gli splatters, le serie-tv (tra le mie predilette ci sono anche le due stagioni di Spartacus) e i film di Tarantino che voglio senza un Moige tra le scatole.

  • Paolo1984

    certo non è Fibra, non è un rapper “incazzato” e non può essere accusato di brutalità nei testi ma vi esorto a cercare su youtube la canzone Il pettirosso di Gino Paoli dove racconta di un settantenne che muore d’infarto mentre cerca di violentare una dodicenne..è un testo poetico, delicato quanto decisamente ambiguo, per certi versi indigesto persino per i miei criteri che sono assai larghi e che a suo tempo venne accusato di fare apologia della pedofilia (da Alessandra Mussolini, mi pare)…ecco io questo non lo credo, credo che la libera discussione e la libera, nei limiti del possibile, interpretazione dei testi sia la soluzione migliore e non dire “su questo non si fanno canzoni” o “si fanno solo così e non cosà”, detto questo credo che Fibra non sia stato censurato, gli è stato solo ritirato un invito che non avrebbe mai dovuto avere perchè Fibra non c’entra un cavolo col Primo Maggio, per questo e solo per questo è stato giusto ritirare il suo invito (voglio precisare che io adoro Tarantino, gli horror, gli splatter ma certo non li proietterei mai durante una rassegna su Gandhi, perchè non c’entrano nulla) e non perchè la sua musica possa istigare a chissà cosa

  • Paolo1984

    Luca, la questione è COME affrontare il problema

  • http://biglia.paolo@libero.it paolo biglia

    Mah..so solo che è Fibra è un cantante. a leggere quello che è riportato direi che si tratta di cretinate. “incita” alla zoofilia femminile,”minaccia” l’incesto (ai danni delle femmine)..ritiene sfigata e ritardata una che si fa due canne…pare roba per squilibrati impotenti.Invece forse è tutto il contrario: roba per equilibrati virili. Comunque robaccia di chi si vuole imporre alle donne. Lo manderei a cantare dal papa.

  • Marco

    Saviano, quanto sei caduto in basso! Vergognati!

  • claudio

    Solo per riassumere, e assolutamente NON per prendermela con qualcuno, mi rifaccio all’intervento n.12.
    “credo che Fibra sia un pessimo rapper”: e pure io.
    “non credo che istighi a commettere violenza”: direi senz’altro che non lo fa.
    “la violenza è responsabilità di chi la commette”: non penso possano esserci dubbi.
    “non importa se ascolta Fibra o Beethoveen”: oh si! importa eccome. importa cosi’ tanto che non dovrebbe nemmeno
    essere necessario discuterne.
    Esempio:
    “Giro in casa con in mano questo uncino ti ci strappo le ovaie e che cazzo me le cucino!”.
    A parte che se Beethoven si fosse espresso cosi’ lo avrebbero presumibilmente crocifisso e poi bruciato vivo.
    Ma azzardando una lettura dietro-psicologica da due lire e mezza: ti strappo le ovaie (ti – strappo – le – ovaie: ma per
    arrivare a concepire un’espressione del genere cosa bisogna fare: bruciare le pellicole di freddie kruger e
    farsi con i fumi di celluloide?) e, che ca**o, (cioe’: essendo cosa non soltanto normalissima ma anche nel mio
    pieno diritto) me le cucino. Ovvero faccio a pezzi letteralmente e idealmente te, la tua identita’ femminile e ti
    mastico e digerisco. All’artista (RISATE) mancava solo di aggiungere “e poi te ricaco”, per completare il capolavoro.
    Ora, se tanto dire accade nella tua testa, vuol dire che sei alquanto disturbato. Se effettivamente queste parole
    le dici ad alta voce, c’e’ perlomeno il caso che qualcuno ti senta (per esempio io) e ti prenda a sonori pedatoni.
    Se le metti in una canzone che verra’ ascoltata da un’audience considerevole, fai molto di piu’: crei un concetto
    e lo rendi pubblico e disponibile. Diventa linguaggio, diventa immaginario. Nel migliore dei casi dai vita a una riflessione
    (eccoci qua’ a parlarne). E nel peggiore dei casi?
    Che bisogno c’e’ di tirare in ballo la censura? Non bastano “mi fa vomitare”, “mi fa orrore”? Soltanto perche’ ho il
    difetto fisico di avere orecchie per sentire, sono tenuto a sopportarlo?
    E scusatemi la presunzione, ma, anche posto che tale fosse l’intenzione del “Fibra”, modestamente mi onoro di non
    aver bisogno della rappresentazione che egli ci propone delle brutture di questo mondo.
    [E per inciso: io non conoscevo neanche il nome di questo “rapper” (numi di Curtis Blow, Grandmaster Flash & Afrika
    Bambaata, sostenetemi!) cosi’ sono andato, per onesta’ intellettuale, ad ascoltarmi un po’ di sue cose. Non posso che
    parafrasare Gil Sott – Heron: la prima cosa che mi viene da dire e’ “rapper” sta cippa! Gusti miei, chiaramente].
    Consideriamo un esempio tirato per i capelli: prescindendo dalla paternita’ dei versi (il mio intervento
    non e’ diretto a Fibra ma a un fenomeno), supponiamo che in fondo a “Giro in casa…cucino” ci fosse stato
    “sporca ebrea” o che ne so, “marocchina di me*da” o qualche altra amenita’ del genere, decisamente tratta
    dalla realta’ in cui viviamo. In quel caso, niente censura: manette, per incitazione all’odio razziale.
    Invece, siccome si parla “soltanto” di brutalizzare una “generica” donna, va bene cosi?
    Non credo proprio. Credo invece che sarebbe ora di rivedere certe posizioni pseudo libertariste.
    Perche’ non lo sono affatto, a mia modesta opinione. Anni fa mi trovai a essere genitore affidatario di un ragazzino.
    Di conseguenza mi trovai di fronte a tanti dilemmi che i genitori debbono affrontare. E una mattina, dopo tanto
    riflettere e ponderare, accompagnato il pargolo a scuola, tornai a casa e oscurai (si, ripeto: OSCURAI, come in
    “oscurantismo”, pero’ con finalita’ esattamente opposte) un certo canale
    delle reti di un certo personaggio il cui nome non metto neanche per iscritto (no, non si tratta di Lord Voldemort).
    Perche’ mi resi conto che detto canale era non solo un vero immondezzaio, ma anche una sorta di erogatore di
    istruzioni per aspiranti assassini, mercenari & simili. Ogni sera, in prima serata, un “film” (ci metto le virgolette perche’
    il cinema dovrebbe essere una delle arti contemporanee, come il rap, no?) dove i cattivi sono cattivissimi, ma i buoni
    sono anche peggio, perche’ non solo vincono in quanto piu’ brutali e spietati dei primi, ma chiosano anche
    le loro nefandezze con qualche battuta umoristica. Che e’ agghiacciante, perche’ siccome effettivamente ti muove al
    riso, fa passare in secondo piano l’efferato delitto appena compiuto rispetto all’effetto comico. Il tutto corredato
    dalla dovizia di dettagli, ai quali ormai siamo assuefatti, su uso cura e manutenzione di armi da taglio e da fuoco,
    esplosivi, tattiche di guerriglia e tecniche di omicidio e combattimento corpo a corpo. Esagero? Hey yo, I don’t think so
    (e questa e’ da un rap).
    Si, la oscurai quella rete. E rimango dell’idea che se a un certo punto tutti avessimo fatto esattamente questo, oscurare
    alcune certe reti nei nostri televisori, forse un certo qual personaggio che non e’ Lord Voldemort…
    Ma lo so che sono un’inguaribile idealista e sognatore per cui non tocchiamo questo tasto.
    Rimane il fatto che quello che viene messo “la fuori” prende corpo e vita. E a quel punto ci tocca prenderne atto
    e farci i conti. E puo’ essere gia’ tardi. E sarebbe ora, come qualcuno giustamente sottolinea in un precedente intervento,
    che tutti ci togliessimo dei confortevoli veli – o fette di prosciutto per i non vegetariani – dagli occhi e prendessimo
    atto che televisione, film e quant’altro (e’ un’espressione che non sopporto, ma mi pareva brutto dire: certi ca**o di
    videogiochi) possono avere – hanno – influenza ed effetti devastanti sugli individui… insomma su di noi.
    Dilungatomi fin troppo, con indignato affetto inviovi dalla lontana terra dei canguri abbracci e saluti di inguaribile,
    pacifico & mai sopito anarchismo.

  • luisa

    A Luisa Betti e donne antiviolenza: grazie. A Fifra, Saviano & company: fatevi curare. A Paolo 1984: fermati. A Spartacus: continua, il tuo terzo intervento e’ perfetto. Alle figlie di Mamma Maria: salvatevi dalla mamma. A Ludovica: ma quest’ansia moralizzatrice come mai urge rivolgerla a favore delle donne, mentre in pericolo sono gli uomini, a giudicare dalle presenze di genere nelle carceri. A Cinzia: OK, la sveglia al collo non ce l’abbiamo. Luisa (non la giornalista)

  • Ci Ci

    Anch’io condivido le parole di Luisa Betti, soprattutto apprezzo il riferimento a Sallusti, il cui caso – tutta la stampa schierata per assolverlo dall’obbligo del carcere, compreso Napolitano, diciamolo.. – per me è stato gravissimo, e quindi accostarlo a costui mi sembra giusto. Però ho controllato su google, si chiama Fabri e non Fabi.. non cambia niente, ma meglio essere precisi.
    Fra l’altro, credo che si tratti di due esemplari fenomeni mediatici, il direttore del Giornale e questo rapper da strapazzo, nomi che a forza di circolare diventano famosi, e perfino (per qualche povero di spirito) autorevoli, ma se si cominciasse a prendere le distanze dai media – tv, radio, web, facebook, twitter eccetera – sarebbe tanto di guadagnato per tutti. Certa gente va ignorata, altro che aprire un dibattito! Spartacus ha ragione in pieno.

  • Paolo1984

    Caro Claudio, se vuoi fare un’analisi di un testo non puoi estrapolare delle frasi “a effetto”..e questo vale per ogni testo narrativo, dal pessimo rap di Fibra al Salò di Pasolini.
    Nemmeno io, pur amando il genere, farei vedere un film violento e pure splatter (sì anche quella è arte) a un bambino ma siccome io bambino non sono più vorrei poter guardare quello che voglio, compreso il film di cui parli, senza trovarmi il Moige o tanti emuli di Fredric Wertham tra le scatole.
    Io le manette ad un cantante non le metterei mai a causa delle sue canzoni anche se fossero razziste…le idee aberranti si combattono con altre idee. Arrestando chi racconta o rappresenta artisticamente certe cose dimostriamo solo la nostra debolezza e la nostra paura..ammesso e non concesso che un’opera sia razzista, maschilista, pedofila (a proposito: vogliamo mettere al bando Nabokov? O per andare su cose più estreme, il death metal dei Cannibal Corpse? e dato che si parla anche di cannibalismo: Hannibal Lecter è un personaggio a suo modo perversamente affascinante..manette anche a Thomas Harris?), la si combatte con altre opere, con il confronto e la libera interpretazione dei testi e delle rappresentazioni artistiche..mi rendo conto che puntare il dito contro la “musica del diavolo” è più facile.
    E caro Claudio che ti chiedi cos’abbia mai in testa Fabri Fibra per scrivere cose del genere..la mia mente va a Bertrand Cantat, cantautore leader dei Noir Desir, autore di canzoni bellissime, struggenti, poetiche, che non avrebbe mai scritto quella robaccia splatter di ovaie strappate e cucinate..anzi lui era persino di estrema sinistra e sul palco del primo maggio avrebbe fatto certo una splendida figura..nessuno poteva accusare la sua opera di esaltare la violenza sulle donne..eppure quest’uomo è lo stesso che ha picchiato a morte la sua compagna Marie Trintignant

  • Paolo1984

    “non importa se ascolta Fibra o Beethoveen”: oh si! importa eccome. importa cosi’ tanto che non dovrebbe nemmeno
    essere necessario discuterne.”

    e invece non importa. Se non capisci…comunque quel film di cui parli coi buoni più “spietati” dei cattivi..mi piacerebbe vederlo..da come lo descrivi si direbbe interessante

  • Paolo1984

    comunque credo che a forza di mettere da parte il “falso libertarismo” come lo sento definire qui..si costruirà tutt’altro che un mondo meno violento

  • Paolo1984

    voglio precisare che anche se non credo che uno vada arrestato per canzoni razziste..non lo farei cantare al primo maggio. Penso che l’esclusione di Fibra sia giusta ma il post di Claudio a cui rispondevo verteva su altro

  • Paolo1984

    una delle pietre miliari della storia del cinema dal punto di vista tecnico e artistico è Nascita di una nazione del 1915, film di David Wark Griffith che purtroppo è anche un film apertamente razzista e mistificatore storicamente (ambientato durante la Guerra Civile descrive il ku Klux klan in maniera positiva)..la miglior risposta al razzismo del film venne data pochi anni dopo da Oscar Micheaux autentico pioniere del cinema afro-americano con il film Within our gates..anche Tarantino nel film Django Unchained riprende nella sequenza del proto-KKK il film di Griffith capovolgendone completamente il senso (chi ha visto Django sa a cosa alludo)

  • luciana ponticelli

    fa tanto liberal-libertario difendere anche il trash! e il tizio in questione è un vero pattume.
    ormai il caos psichico è quasi totale…..anche nei difensori dell’etica come saviano, che evidentemente lo è a senso unico, solo antimafia
    allora anche il manifesto del ku klux klan sarebbe una denuncia della violenza, secondo qualcuno, e il razzismo, nazismo idem!
    non ci meravigliamo allora della nostra situazione politica e sociale.

  • Paolo1984

    Cara Luciana
    Il manifesto del Ku Klux klan così come il Mein Kampf (che comunque con l’arte compreso il rap trash di Fibra non c’entrano nulla) sono documenti storici di capitale importanza e vanno conosciuti e analizzati bene proprio per stare in guardia contro fenomeni come razzismo e nazismo e non cadere nella censura che è sempre reazionaria anche quando ha le più nobili intenzioni. Sono dell’idea che ritirare un invito a un cantante così come ritirare una pubblicità offensiva non sia censura ma a leggere certi commenti ho idea che molti censurerebbero un sacco di cose che non lo meritano, non solo il pessimo rap di Fibra se ne avessero il potere e le censurerebbero anche per i maggiorenni..ecco io vorrei far capire che la censura non ha mai risolto nulla.

  • Paolo1984

    “molti censurerebbero un sacco di cose che non lo meritano,”

    ammesso e non concesso che esista una rappresentazione artistica che meriti una censura generalizzata (intendo dovunque e anche per i maggiorenni) e non lo credo

  • Paolo1984

    il male è responsabilità di chi lo commette non di chi lo narra anche assumendo un carnefice come io narrante. Ma avete letto Le Benevole di Littell?