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Antiviolenza

Perché a Roma voto Oria Gargano nella lista di Sandro Medici

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Oria Gargano, candidata al Comune di Roma nella Lista di Sandro Medici

Oria è bionda con gli occhi chiari, è una bella donna, è spigliata, intelligente, decisa, ma non è per questo che la voto al comune di Roma nelle elezioni che si terranno il 26/27 maggio dove lei si presenta nella lista con Sandro Medici sindaco. Io voto Oria, ed è la prima volta che faccio una dichiarazione personale ed esplicita, perché di lei mi fido. Mi fido non perché la conosco (non basta per me, sono molto selettiva), ma perché so che se fosse eletta farebbe alcune cose che mi stanno a cuore: prima di tutto politiche serie e concrete a favore delle donne, che in una città come Roma faticano parecchio. E so anche che qualsiasi cosa farà, Oria non accetterà compromessi, e lo farà con professionalità e soprattutto con molta umanità e trasparenza, che è quello che voglio avere come garanzia in chi va lì a rappresentarmi in qualità di cittadina che esprime il suo voto.

Nella Repubblica Romana, Oria Gargano vuole, tra le altre cose, “centri e servizi antiviolenza numericamente e qualitativamente all’altezza degli standard indicati dalla Unione Europea: un posto letto ogni 10.000 abitanti, e una metodologia rigorosamente derivata dalla pratica delle relazioni politiche tra donne; un Piano Comunale Antiviolenza che renda organico il rapporto tra il Campidoglio, le organizzazioni delle donne, le polizie, i servizi sociali e territoriali; e un intervento strutturato sui saperi trasmessi a bambine e bambine, veicolando la cultura del rispetto e del riconoscimento nelle scuole materne, negli asili nido, nelle elementari (di competenza comunale)”. Alcune cose che vorrei fossero fatte in questa mia città e che sono convinta Oria farebbe bene, perché è da troppi anni che lavora con le donne: con quelle donne che vivono situazioni difficili, al limite, a volte anche a rischio di vita, con le donne che subiscono violenza, quelle massacrate dai mariti e dai fidanzati, e anche con quelle che vengono deportate in Italia e sottoposte a violenze e torture perché costrette alla prostituzione. Oria lavora con le donne vittime di tratta, e per loro ha messo su un centro tanti anni fa, a Roma, dopo essere stata responsabile del centro antiviolenza provinciale a Monteverde. Un’esperienza che l’ha poi portata a fondare una cooperativa tutta sua, la cooperativa sociale Be Free, che gestisce nell’ordine: il Servizio Antiviolenza SOS Donna di Roma, lo sportello socio-psicologico e legale a favore delle donne vittime di tratta trattenute nel CIE Ponte Galeria, lo Sportello Donna all’interno del pronto soccorso dell’ospedale San Camilo e lo sportello per lesbiche che subiscono violenza. Ma non solo, perché Oria si è posta anche il problema degli uomini, e con altre associazioni va a Regina Coeli di Roma dove incontra gli stupratori in carcere. “Questa a Regina Coeli è un’esperienza fondamentale – mi dice Oria – perché sto capendo profondamente come funziona la violenza sulle donne, quali sono le dinamiche, come si può intervenire e come si può anche aiutare un uomo a prendere consapevolezza per fare in modo che ci sia uno scatto dentro, un passaggio psicologico e culturale fondamentale perché quell’uomo non faccia più quello che ha fatto. Per cambiare vita. Un percorso in cui recuperi sia chi è in carcere, che non è un ambiente facile, sia chi sta fuori”. Un percorso culturale che abbraccia tutti, uomini e donne, nella percezione di quello che la violenza è veramente, per poterne uscire.

Oria è schietta e ha le idee chiare su cosa serve alle donne e quali siano le chiavi di cambiamento della cultura dello stupro: “Le donne che subiscono violenza non sono mai solo in un modo, esistono dinamiche molto delicate, quasi subdole, in un rapporto violento tra un uomo e una donna, e per fare in modo che una volta uscita dal centro antiviolenza quella donna non ritorni con l’uomo che l’ha massacrata, bisogna lavorare bene su questo”. Tanto per dire che non basta accogliere e proteggere le donne che subiscono violenza, ma fare con loro un percorso di ripresa e di autodeterminazione della propria vita a partire da sé e da quello che si è fatto finora. “Noi cerchiamo, come Be free, anche di avviare queste donne a un percorso lavorativo, siamo riuscite a formare orafe, orologiaie, e anche una compagnia teatrale. La riscoperta di se stesse e la ricostruzione di una vita devastata dalla violenza, non può prescindere da quello che sei stata, una vita non puoi prenderla e buttarla così dalla finestra, serve una presa di coscienza molto più complessa”. È per questo che Oria si batte da tempo perché all’interno dei centri le operatrici siano specializzate e fisse, con un inquadramento lavorativo e una professionalità adatta ad affrontare la situazione di una donna che arriva dopo una violenza che dura da anni, uno stupro, un tentato femmicidio. “Le operatrici di un centro antiviolenza o di uno sportello di ascolto, sono importanti e non sono come gli altri opeatori, perché hanno una specificità. Questa è una professione delicata perché la donna che arriva deve trovare qualcuna che le dia la possibilità di parlare, di raccontare, deve essere accolta in un certo modo. Quindi l’operatrice non può improvvisare, deve essere preparata e di conseguenza deve avere anche un giusto inquadramento professionale”.

Lo sportello che Be Free gestisce al San Camillo è un H24 aperto giorno e notte, ed è uno dei pochi posti in Italia in cui una donna o una ragazza, può andare a chiedere aiuto anche nel cuore della notte perché fugge da una violenza. “Lo sportello del pronto soccorso dell’ospedale San Camillo di Roma, è uno dei pochi H24 in Europa, e in Italia è di certo l’unico. È un servizio importante perché qui le donne possono arrivare in qualsiasi momento e possono essere ascoltate e soccorse immediatamente. Da qui possono essere indirizzate a un centro antiviolenza, a un rifugio se sono in pericolo di vita, possono esporre denuncia se lo vogliono, possono essere messe in contatto con avvocate specializzate, possono anche non tornare a casa, insomma possono essere protette immediatamente”. Uno sportello, è bene ricordarlo, che la ex presidente della Regione Lazio, Renata Polverini, voleva far chiudere perché, diceva lei, non c’erano più i soldi. “A quello sportello le operatrici di Be free hanno lavorato gratis per quasi un anno come delle vere eroine, perché sapevano che chiudendolo molte donne sarebbero state in pericolo. È stato un atto di coscienza che ci è costato ma che saremmo pronte a ripetere, se non fosse che, fortunatamente, abbiamo vinto un altro bando che ci ha permesso di continuare”.

Ma come si risolve la violenza, Oria? “Guarda, ci sono tante cose importanti da fare: una rete coerente sul territorio per la tutela delle donne, l’indipendenza economica, la prevenzione, ma una delle cose più importanti sono i bambini e le bambine: è da lì che gli stereotipi cominciano a lavorare perché è un fatto culturale che forma la tua persona e quello che sarai. Bisogna cominciare da piccoli e piccole, con i libri di testo. Se da piccola interiorizzi che la storia è fatta dagli uomini, è ovvio che ti sentirai sempre esclusa, e lo stesso, in maniera speculare, vale per i bambini. Ma tu hai mai letto su un libro di testo quello che hanno fatto le donne nella storia? sai, così all’impronta, quante te ne posso citare? le donne c’erano eccome, ma bisogna andarsele a cercare perché sono state rimosse dal sapere comune, non si vogliono ricordare, insegnare. L’oscuramento è la prima chiave del potere, è arrivato il momento di venire alla luce”.

Oria m’ha convinta, proviamoci, anzi: provamoce.