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Quinto Stato

Per Strasburgo il numero chiuso non viola il diritto allo studio

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Università/ LA CORTE DEI DIRITTI UMANI RESPINGE IL RICORSO DI OTTO ITALIANI
La sentenza della Corte di Strasburgo non farà piacere a chi si batte contro il numero chiuso nel 54% delle facoltà universitarie italiane. Per i giudici della Corte europea dei diritti umani il numero chiuso non viola il diritto allo studio. Nella sentenza emessa ieri sostengono che la soluzione individuata dal legislatore italiano per regolare l’accesso all’università è ragionevole. A presentare il ricorso a Strasburgo sono stati otto studenti italiani. La prima è una studentessa palermitana che ha fallito tre volte la prova d’accesso alla facoltà di medicina dell’ateneo locale. Gli altri sei aspiravano a frequentare il corso di odontoiatria, pur lavorando da anni come tecnici odontoiatri o igienisti dentali. L’ottavo ricorrente è stato escoluso dalla facoltà di odontoiatria dopo otto anni che non dava esame.
Il Codacons che ha sostenuto il ricorso non ha preso bene la sentenza della Corte. «Hanno preso una cantonata – sostiene l’associazione che tutela i diritti dei consumatori – il fatto che secondo i giudici il numero chiuso non sia incompatibile con la Convenzione europea dei diritti umani non significa che i test d’ingresso rispettino la normativa italiana, a cominciare dalla Costituzione». È lo stesso argomento sostenuto da tutti gli avversari, studenti e sindacati compresi, del numero chiuso. Esso violerebbe tre articoli della Costituzione che sanciscono il diritto allo studio, il 3,33 e 34, ma anche il libero accesso alle professioni. Su questo si è pronunciata l’Antitrust guidata da Antonio Catricalà, oggi sottosegretario alla presidenza del Consiglio. Il caso riguardava il numero chiuso dei dentisti e lo si può considerare esemplare per tutte le professioni mediche e tecniche regolate da questa norma.
«L’artificiosa predeterminazione del numero dei potenziali professionisti – scriveva Catricalà nel 2009 – determina, dal punto di vista economico, un ingiustificato irrigidimento dell’offerta di prestazioni odontoiatriche, con l’effetto di restringere artificiosamente il numerio dei potenziali professionisti ed innalzare il prezzo delle relative prestazioni». In altre parole, il numero chiuso all’università droga il mercato poiché restringendo l’accesso alla professione concentra il potere nelle mani dei professionisti riconosciuti del settore ed relega un numero crescente di specializzati al precariato o all’esercizio abusivo della professione. Insomma, tutto il contrario di una liberalizzazione del mercato delle professioni. Da qui lo scandalo ribadito ieri dal Codacons che se l’è presa con Monti il quale, pur avendo inserito nelle file del suo governo Catricalà, non ha pensato di liberalizzare l’accesso alle professioni.
I singoli atenei hanno il potere di determinare autonomamente il numero chiuso nelle facoltà dove lo ritengono opportuno. C’è anche il caso delle facoltà di ingegneria che hanno dato vita ad un consorzio che fissa la prova nella stessa data a livello nazionale sulla base di un test unico. Lo stesso modello viene seguito dalle facoltà di medicina e odontoiatria. Il risultato è stato quello di generalizzare il ricorso a questa misura di sbarramento all’accesso a più della metà dei corsi di laurea.
Il paradosso del governo «liberale» a parole, ma protezionista nei fatti, è stato approfondito dal decreto del ministro dell’Istruzione Profumo che ha anticipato le prove di cultura generale sulla base dei programmi della scuola secondaria superiore prima dello svolgimento degli esami di maturità. Questo avverrà nell’anno accademico 2014-5, quando le prove di accesso all’università verranno anticipate ad aprile. Nel prossimo anno accademico si terranno il prossimo 23 luglio (medicina e odontoiatria), il 15 aprile per i corsi che si tengono in inglese. Questa decisione aveva provocato una selva di polemiche degli studenti contro Profumo.
Il numero chiuso è stato introdotto nel 1999 dall’allora ministro di centrosinistra Zecchino e oggi regola l’accesso anche a veterinaria, le lauree triennali di area saniaria, architettura e scienze della formazione primaria. Ricorrono al numero chiuso, tra le altre, le università non statali come la Bocconi, la Cattolica, il Campus Biomedico di Tor Vergata e la Luiss.
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Leggi il dossier :
  • http://biglia.paolo@libero.it paolo biglia

    Sono sempre stato contro il numero chiuso per l’accesso alle università per le medesime ragioni esposte nell ‘articolo

  • Enrico Marsili

    Il numero chiuso serve a selezionare i migliori, no? E allora perche` lamentarsene. Dovrebbe servire a migliorare la qualita“ dei laureati.