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L'urto del pensiero

Per la Sinistra e l’Umanesimo sociale

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di PAOLO ERCOLANI E SIMONE OGGIONNI

 

C’è un aspetto sostanziale che differenzia la Destra dalla Sinistra. Su di un piano generale, la prima tende a rappresentare istanze istintive che, per così dire, appaiono spontanee e naturali nell’ordine delle cose: paura o astio per il diverso, individualismo, razzismo, competizione, profitto, visione gerarchica del genere umano, esclusione.

L’essenza della Sinistra

La Sinistra, invece, costruisce e promuove idee e progetti attraverso una disarticolazione razionale del disordine e una progettazione altrettanto razionale di un universo differente. Per questo si definisce in relazione a valori come uguaglianza, cooperazione, solidarietà, tensione verso il cambiamento, inclusione delle diversità, emancipazione dei più deboli e degli oppressi.

Decretare la fine delle ideologie, e con essa il superamento della dicotomia Destra/Sinistra, ha determinato in questi ultimi anni due effetti. In primo luogo ha inibito la ricerca e l’elaborazione di una nuova mappa ideologica e politica da parte della Sinistra. In secondo luogo, ha favorito il prevalere esclusivo e incontrastato di un sentire comune, di idee e valori che, appartenenti al retroterra «fisiologico» della Destra, il neoliberismo è riuscito a fondere sino al punto di innalzarsi a pensiero unico dell’epoca globalizzata.

Se a questo aggiungiamo l’incapacità e inadeguatezza, da parte delle classi dirigenti e intellettuali della Sinistra, di sforzarsi e impegnarsi sul terreno dell’elaborazione di un universo teorico e programmatico adatto ai tempi e ai contesti mutati, capiamo perché si susseguono senza soluzione di continuità, da circa trent’anni, sconfitte e fallimenti.

Le due Sinistre (disastrose)

Più precisamente la Sinistra sconfitta si è divisa in due. Da una parte quelli che hanno accettato il punto di vista dell’avversario e rinnegato tutto il proprio passato, per genuflettersi (con lo zelo tipico dei neofiti) al credo liberale, all’interno del quale prevalevano nel frattempo le spinte più reazionarie. Dall’altra parte quelli che a vario titolo si sono arroccati nella difesa di riferimenti e progetti anacronistici e del tutto incapaci di intercettare le istanze del tempo mutato, nonché sterili e inadatti a incidere sui rapporti di forza e sulla realtà sociale. Quante volte abbiamo pensato che le parole del secolo scorso fossero inadeguate a comprendere la contemporaneità e ancora di più le etichette – alcune semplicemente folkloristiche – delle grandi famiglie politiche che, armate una contro l’altra, hanno spezzettato e frammentato la Sinistra?

È decisamente ora (e anzi lo è da un pezzo!) di uscire da questi errori e di mettere fine a questa colpevole latitanza di una forza di Sinistra moderna in grado di esprimere qualcosa di sensato sul terreno culturale. E, per questa via, in grado di tornare a rappresentare e a dare voce alle istanze e ai bisogni dei più deboli, a partire da un mondo del lavoro (e del non lavoro a esso complementare) sempre più smarrito e sotto scacco.

Manifesto

Per questi motivi abbiamo ritenuto indispensabile comporre a quattro mani un Manifesto. Un contributo che possa fornire, al tempo stesso, idee per un rinnovato armamentario teorico di comprensione del tempo presente, nonché un nuovo orizzonte politico e programmatico a una Sinistra, quella del XXI secolo, a cui è richiesto di essere una e coesa in vista delle grandi sfide a cui ci mette di fronte il tempo presente.

Questa grande ambizione, che abbiamo articolato all’interno del manifesto che uscirà per i tipi di Mimesis nel mese di ottobre, può essere riassunta con tanti paradigmi e nuovi codici. Il più significativo ci pare il concetto di “Umanesimo sociale”.

L’Umanesimo sociale

Non è possibile esprimerci con completezza in questa sede (per cui rinviamo all’uscita del nostro Manifesto).

Ci basti dire, però, che mai come oggi a essere sotto attacco, in balia di forze impersonali, meccaniche e schiave di una logica puramente numerica, è l’uomo.

Non tanto l’uomo considerato genericamente e astrattamente, ma l’essere umano in quanto entità sociale e politica, inserita all’interno di rapporti di forza che nella nostra epoca vedono il predominio del nuovo capitalismo e in particolare del sistema tecno-finanziario.

Questo sistema riesce a imporre un modello di società in cui l’uomo è sempre più ridotto al ruolo esclusivo di consumatore, produttore e utente. Peggio: è ridotto a strumento e non a fine. Il pensiero unico della teologia economica, infatti, si basa su un fondamentalismo del Mercato per cui all’umanità viene richiesto e imposto di sottomettere tutto il suo agire al profitto e al progresso della tecnica, una tecnica che è al servizio esclusivo della finanza e della sua logica quantitativa.

A questa spirale anti-umana è chiamata a opporsi una Sinistra in possesso di una chiarezza programmatica che la veda operare unita per la costruzione di una società di cui l’uomo, storicamente e socialmente connotato, sia il centro e l’eguaglianza e la giustizia sociale l’orizzonte da riscoprire e valorizzare.

A questo scopo sono chiamati tutti coloro che si richiamano alla storia migliore della Sinistra e tutti coloro che condividono un’idea di cambiamento, affinché si possa dar vita, finalmente, a un nuovo soggetto storico, unito e popolare, in grado di interpretare le esigenze rinnovate e le istanze delle donne e degli uomini in lotta contro la disumanità del sistema tecno-finanziario.

In questa direzione vogliamo dare il nostro contributo, sapendo che siamo insufficienti. Ma che l’inadeguatezza soggettiva non può più essere l’alibi per rimanere inermi e passivi di fronte a un mondo che – così com’è – non funziona più.