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Per Di Pietro nozze a tre ma Bersani non è pronto

Berlusconi pensa alla compravendita di deputati. La Lega scalda i motori per le urne. Il «terzo polo» si blinda in attesa di tempi migliori e della benedizione apostolica. E l’Idv? E il Pd? Già, che fa il Pd?

Antonio Di Pietro – tritato dal duo Razzi-Scilipoti – tira fuori un coniglio dal cilindro e lancia una dichiarazione d’amore improvvisa verso l’alleato di un tempo. «E inutile che ci giriamo attorno. Tanto alla fine saremo noi tre: Idv, Pd e Sel – dice l’ex pm – a questo punto, formalizziamo subito la coalizione. Se matrimonio deve essere, sposiamoci entro Natale».

Dopo un pomeriggio di riflessione solitaria, il leader dell’Idv si precipita in salata stampa e svela di aver telefonato, ieri pomeriggio, direttamente a Bersani e Vendola. «Ho detto a tutti e due – racconta – che, visto che il terzo polo si è organizzato, a maggior ragione è ora che lo facciamo anche noi. Non possiamo stare a guardare mentre gli altri si strutturano: lanciamo la coalizione entro Natale». Risposte? «Sia Bersani che Vendola mi hanno chiesto 24 ore. Per me se ne possono prendere pure di più. E comunque chi deve decidere è Bersani perché Vendola, come me, sta aspettando le risposte del Pd».

Di Pietro ammette di temere il «terzo polo» di Casini e Fini. Non a caso avverte che «loro stanno in mezzo e devono fare una scelta. Se vogliono un’alleanza con il centrosinistra devono entrare nel centrosinistra. Non pensino di fare intese dopo il voto, perché significa prendere voti per venderseli il giorno dopo, detta con faccia tosta contadina.

L’avance dipietrista manda in frantumi la tregua nervosa stabilita ai vertici del Pd dopo la sconfitta del 14 alla camera. La reazione di Enrico Letta, numero 2 del partito, è quasi furiosa: «Non c’è nessun matrimonio in vista perché non c’è stato nessun fidanzamento. La provocazione di Di Pietro sembra fatta più per destabilizzare ed è basata su elementi della fantasia e non della realtà». Sulla stessa linea i modem-veltroniani Gentiloni e Follini, ostili per vocazione all’alleanza con l’ex pm. Molto più pacata la risposta ufficiale di Bersani. «Nei prossimi giorni il Pd riunirà la sua direzione e farà una una proposta di cambiamento e grande unità, il Pd vuol essere una grande forza di centrosinistra, che ha la responsabilità non solo di andare contro Berlusconi ma anche di andare oltre».

Una differenza di toni abissale con Letta e la minoranza. Che indirettamente cristallizza senza ricomporle le divaricazioni in casa Pd. E’ vero che Bagnasco e la Cei paiono suggerire il ritorno al centro, però «Fioroni e pochi altri non aspettano altro di dire che sono stati messi alla porta», spiegano le malelingue ex Ds. Non a caso tra i cattolici Pd, perfino la pubblicazione di un discorso di Rodotà sulla laicità da parte del forum centro studi di Gianni Cuperlo è sembrata un anatema.

In questo quadro caotico, la mossa di Di Pietro è abile perché prova a uscire dalla palude in cui è finito negli ultimi tempi. E, soprattutto, costringe il Pd a dare una risposta ufficiale già nella direzione programmata per giovedì.  Il segretario, con ogni probabilità, avrebbe preferito più puntare sulla non paura del voto che sulla scelta delle alleanze. Ma tant’è. Il dibattito ormai è esplosivo e non è aggirabile.

Latorre martella da settimane su una «rifondazione democratica» da fare insieme a Vendola. Un trapianto del Pd in una terra più «rossa» che al netto dei toni sprezzanti non è un’idea così lontana dal vecchio centro-sinistra con il trattino bramato da D’Alema.

Un’idea su cui l’ala sinistra è in parte d’accordo. Dice Vincenzo Vita: «I lavori al centro e la tenuta del governo costringono il Pd a cambiare fisionomia. Sarebbe un errore lasciar cadere i propositi unitari di Di Pietro e Vendola. Gradualmente quanto si vuole ma il futuro è un nuovo soggetto politico aperto a Idv, a Sel, al mondo delle associazioni, che raccolga i consensi unitari del nostro mondo. Chi lo guiderà lo scegliamo con le primarie».

Vendola ufficialmente non si espone. A differenza di Di Pietro, rinuncia al pressing a uomo su Bersani. Ma commentando la proposta dell’Idv con i suoi, il governatore pugliese ha messo in chiaro che l’idea è buona se portata avanti in modo aperto: «Senza veti». E poi, dettaglio non secondario, «il matrimonio è un sacramento che non può essere celebrato senza il rito delle primarie». Una risposta che convince Di Pietro solo a metà: l’Idv, come noto, è allergico sia ai gazebo che alla trattativa con i centristi.

Il punto critico di tutte queste decisioni lo indica con sincerità Piero Fassino: «Basta con questa storia che dobbiamo stare o con l’Udc o con Vendola. Che le alleanze vadano fatte, è evidente. Ma è chi guida una coalizione che è dirimente». Bingo.

Sulla necessità di caratterizzarsi più a sinistra per non perdere voti verso Vendola, al Nazareno sono ormai (quasi) tutti d’accordo. Il problema, finora non detto ma sul tavolo del segretario, è che manca il leader. Quel «federatore» alla Prodi che possa vincere e convincere. D’Alema punta tutto su Casini. Bersani crede in se stesso ma è consapevole dei rischi. Vendola vuole le primarie. Non è che attorno ci siano molte altre alternative.

da www.ilmanifesto.it – uscito sul manifesto del 17 dicembre 2010