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Pdl, dopo Fini i colonnelli marciano su La Russa

La priorità del Pdl? «Salvare Berlusconi, se cade lui cadiamo tutti – ammette un deputato ex An – ma il malfunzionamento del partito e del governo ormai è totale». Gli equilibri decisi da Berlusconi all’inizio della legislatura non reggono più. Tanto meno dopo l’uscita di Fini. Nel mirino ci sono sia i triumviri che reggono il partito, sia la conduzione del gruppo a Montecitorio. Le poltrone di La Russa e Cicchitto scottano sempre di più.

L’ex viceré di An, più di tutti, ha fatto filotto: controlla il partito come coordinatore, ha un ministero di primo piano e ha piazzato un suo uomo, Massimo Corsaro, come vicecapogruppo di Montecitorio. Senza contare il suo asse storico con Gasparri (capogruppo a palazzo Madama) più una miriade di nomine nelle aziende di stato. Tradotto: o cede qualche poltrona o le compensa con altre. «Le quote tra An e Forza Italia vanno superate – attaccano i parlamentari vicini ad Altero Matteoli – ma non è che la quota ex An è una quota La Russa». Il ministro per le infrastrutture ha ormai un patto di ferro con altri big come Alemanno e Augello.

Il triumviro è accerchiato: oltre che dai suoi ex compagni di partito è nel mirino di azzurri di peso come Scajola e Miccichè.

Il primo round di cene separate di «scajoliani» (53 deputati), «matteoliani» (oltre 35) e «alemanniani» finisce con un messaggio inequivocabile al quartier generale: va bene essere uniti, ma essere fessi no. La cosa più logica è riordinare il partito e fare almeno i congressi locali: si fa la conta sul territorio e poi chi vince governa.

Però intanto bisogna sistemare le cose anche in parlamento. La giustizia l’impone Ghedini, l’Economia la fa Tremonti e le nomine le decide non si sa più nemmeno bene chi oppure vanno ai responsabili (forse già oggi la seconda tranche di sottosegretari). «Sul resto non possiamo fare nulla», si sfoga un deputato che fa politica da una vita. A parte salvare Silvio, qual è la missione del partito? E sotto Silvio chi comanda su chi? Sono le stesse cose che criticava Fini prima di andarsene: «Sì, Fini aveva pensato di aprire uno spazio nuovo per la destra – confida un onorevole in passato a lui vicino ma rimasto nel Pdl – ha provato ma non ci è riuscito». Ormai la scissione è andata.

E allora eccoli lì gli ex colonnelli, alle prese con il berlusconismo senza un generale che faccia da filtro. Il Pdl va rivoluzionato, basta La Russa. «Va arginato», dicono tutti. Ma come? «Certo non puoi mortificarlo, se se ne va lui altro che Fini». L’incarico spetta al sodale storico. Gasparri si è già attivato per una mediazione in prima persona con una sorta di «tavolo» che accontenti le varie anime in pena.

Dopo l’addio di Fini la galassia ex aennina è ormai frantumata: Alemanno e Mantovano fanno corrente a sé. Il sindaco di Roma per la prima volta ritiene di essere abbastanza forte nella capitale da sfidare le correnti storiche ex An di Storace, Rampelli, Augello e soci. Quest’ultimo, ex assessore al Bilancio del Lazio (megabuco alla regione), senatore e sottosegretario, ormai gioca una partita a sé.

Rimescolare non è solo lotta tra neri e azzurri. E’ anche logico. I muri tra soci fondatori sono in parte già caduti. Augello trova ascolto sia in Berlusconi sia nei ministri forzisti di Liberamente. Al senato Gasparri e Quagliariello si muovono come un sol uomo. Matteoli ha sicuramente feeling con Verdini, se non altro per la comune toscanità.

Il decano ex missino ha in testa però anche un compito più ampio. Vorrebbe raccogliere attorno a sé sia le anime ex Fli di camera e senato tipo Moffa e Briguglio sia alcuni finiani pronti a tornare all’ovile come Urso e Ronchi. Nel Pdl la loro uscita da Fli è considerata una certezza. «Per ora però non c’è uno spazio, visto che non siederanno mai tra i responsabili e non vogliono tornare nel Pdl». Matteoli proverà a crearlo.

Al di là della cena pasquale tra partito e governo di ieri sera, ogni cambiamento è spostato a dopo le amministrative. Berlusconi per sa che non sarà facile. Per ora pensa al rimpasto e ha già in mente due grandi eventi a Milano e Napoli, le città chiave. Non a caso, quelle dove Bocchino (Fli) ha già annunciato che il terzo polo non sosterrà il Pdl al secondo turno.

dal manifesto del 15 aprile 2011