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Antiviolenza

Pas, tribunali: ma che cos’è una CTU?

Il 16 ottobre, su Rainuno, le poltrone di Bruno Vespa hanno ospitato alcuni invitati che hanno parlato sul caso del bambino portato via dalla scuola e messo in una casa famiglia, di cui i giornali parlano da giorni e il cui video ha fatto il giro del mondo. Tra gli invitati a “Porta a porta“, c’erano Vincenzo Spadafora, garante dei minori e dell’adolescenza, Simonetta Matone, vicepresidente del DAP (Dipartimento amministrativo penale), Alessandra Mussolini, presidente parlamentare per i minori, Andrea Coffaro, avvocato della madre del bambino, Carlo Rossetto, presidente della associazione padri separati (di cui fa parte come vicepresidente il padre del bambino), Claudio Foti, psicologo e psicoterapeuta consulente della madre, Paolo Crepet, psichiatra, Maurizio Masciopinto, direttore relazioni esterne del dipartimento Pubblica Sicurezza. Durante la trasmissione Maurizio Masciopinto ha affermato: “il deus ex machina dell’operazione di prelevamento del bambino era il consulente tecnico d’ufficio” , a cui la magistrata Simonetta Matone ha ribattuto, leggendo parte della sentenza in cui si afferma: “in mancanza dello spontaneo accordo (…) le decisioni del caso (…), cioè la consegna del bambino al padre, saranno adottate dal padre affidatario che potrà avvalersi, se strettamente necesario, dell’ausilio dei servizi sociali e della forza pubblica nelle forme più discrete e adeguate al caso”.  A un certo punto Mussolini fa notare che la casa famiglia è stata scelta dal padre e dallo psichiatra e a ciò aggiunge che “questo è un grave errore perché la struttura deve essere non di parte ma del CTU (consulente tecnico d’ufficio, rdn) che non è il CTP, consulente tecnico di una parte, deve essere il consulente tecnico d’ufficio, e il consulente tecnico d’ufficio essendo imparziale, perché deve eseguire un ordine del magistrato, non può trascinare lui stesso il bambino insieme al padre”. 

Su queste affermazioni, e di fronte a un video che mostra il consulente tecnico d’ufficio entrare fisicamente nell’operazione di prelevamento, un gruppo di esperte di diritti e salute dei minori, avvocate e psicologhe, dell’Associazione Salute Donne di Napoli, hanno chiesto di chiarire alcuni dei dati emersi nel corso del programma appresi dai 1.740.000 telespettatori, quindi di pubblico dominio, con una lettera indirizzata all’Ordine dei medici Federazione Nazionale, al Consiglio Nazionale Ordine degli Psicologi, alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di (…), che pubblichiamo qui sotto per dare informazione delle azioni della società civile sensibilizzata sul caso, e con il permesso dell’Associazione Salute Donne di Napoli che se ne assume completamente la responsabilità di forma e contenuto. La lettera viene riportata nel rispetto della privacy mentre i dati e le affermazioni sopra riportate sono andate in onda su Raiuno il 16 ottobre 2012 e quindi di pubblico dominio.

Associazione Salute Donna a

  • Ordine dei medici Federazione Nazionale
  • Consiglio Nazionale Ordine degli Psicologi
  • Procura della Repubblica presso il Tribunale di (…)

Oggetto: il bambino conteso di (…), notizie apprese nella trasmissione Porta a Porta del 16 ottobre 2012

Questa associazione impegnata nella difesa della salute e dei diritti delle donne e dei loro figli minori ha appreso – durante la trasmissione “Porta a porta” del 16 ottobre 2012 – direttamente dal dott. Maurizio Masciopinto, direttore relazioni esterne del dipartimento Pubblica Sicurezza, che dice che il “deus ex machina dell’operazione di prelevamento del bambino (…)”, durante l’orario scolastico, era stato il consulente tecnico di ufficio, dott. (…). Tale ruolo si è anche appreso non era stato affidato al consulente tecnico dalla Corte di Appello di (…). Infatti la dottoressa Matone, nel suo intervento in trasmissione, leggendo il decreto, specificava che le modalità del prelevamento del bambino erano state affidate al padre, con facoltà di rivolgersi in modo discreto all’aiuto dei servizi sociali e della forza pubblica.

L’onorevole Mussolini correttamente ha fatto rilevare che un CTU in quel caso aveva assunto la veste impropria di consulente di parte venendo meno al suo ruolo super partes, affidatogli dal tribunale all’atto dell’incarico di consulenza. Essendo di estrema gravità quanto appreso, chiediamo all’ordine in cui è iscritto il dott. (…), (ordine dei medici o degli psicologi) di intervenire sulla  vicenda, chiarendo se il doppio ruolo di consulente di ufficio e di consulente al servizio di una parte (quella paterna) sia compatibile con la correttezza della professione medico/psicologica, ammessa dal codice deontologico e, in caso contrario, di prendere i provvedimenti conseguenti ed adeguati agli eventi descritti pubblicamente che hanno avuto tra l’altro la  massima risonanza ed impatto sull’opinione pubblica.

Chiediamo poi alla  procura di (…) di acquisire la registrazione della trasmissione di “Porta a Porta” onde stabilire, dalle notizie emerse, eventuali condotte penalmente rilevanti a carico del dott. (…) relativamente alla sua presenza accanto al padre del minore nella “operazione di prelevamento del piccolo (…)”.

Chiediamo inoltre alla Procura, alla luce del “vincolo professionale” con il padre del bambino manifestato dal CTU nelle operazioni di prelevamento, di accertare se quel vincolo fosse già presente all’atto dell’espletamento della  relazione tecnica di ufficio, impedendo in questo caso al CTU l’assunzione di un agire professionale libero ed imparziale, necessario a garantire entrambe le parti nella dialettica processuale.

Napoli 17.10.2012

  • Irene

    Grazie, Luisa. E grazie del tuo coraggio.

  • vittoria

    Bravissima Luisa. Grazie per questo documento.

  • Elia

    Luisa, grazie per la luce che fai su questi problemi che per molti sono difficili da interpretare.