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Antiviolenza

Pas? no, mobbing genitoriale 2

Gentili lettori, gentili lettrici, dopo aver constatato con piacere i toni moderati e di confronto con cui si sta svolgendo su questo blog il dibattito a proposito della PAS (Sindrome di alienazione parentale) e dei ddl che vorrebbero introdurla a norma di legge – in discussione in questi giorni al Senato per le modifiche della legge 54/2006 sull’affido condiviso – propongo un nuovo post in cui siano messe a confronto le osservazioni del dottor Gaetano Giordano riguardo l’intervento della dottoressa Elvira Reale su questo blog, e la risposta a queste osservazioni da parte dell’autrice stessa. Invitandovi ancora una volta a mantenere toni e a esprimere le vostre idee con un linguaggio appropriato, e quindi non offensivo né intimidatorio né tantomeno minaccioso (compreso l’uso delle maiuscole volte a indicare la voce “grossa”), ribadisco che questi interventi vengono pubblicati per stimolare una riflessione più ampia, e che quindi non si tratta né di una provocazione né di un’accusa verso nessuno, ma di un tentativo di aprire un confronto allo scopo di migliorare l’esistente. Infine vorrei chiarire a chi mi tira in ballo personalmente citando il mio nome, che purtroppo l’appellativo “signora” non è appropriato in quanto la mia professione è quella di giornalista (professionista) e che in questa veste sto affrontando la questione in ballo, questa come altre, dalle pagine di un giornale regolarmente registrato come testata e non da un blog personale. Grazie

Pubblico di seguito per favorire il confronto tra le diverse tesi:

– la risposta della D.ssa Elvira Reale al Dr Gaetano Giordano

– le osservazioni fatte alla D.ssa Elvira Reale da parte del Dr Gaetano Giordano

– il primo intervento della D.ssa Elvira Reale

D.ssa Elvira Reale in risposta al Dr Gaetano Giordano (cifr. in basso)

“Ribadisco: Il mobbing  (vuoi lavorativo, vuoi familiare/genitoriale) si fonda in generale su un concetto di  abuso di potere a partire da chi ovviamente  ne ha di più (vi sono anche forme minoritarie di mobbing tra pari o da sotto ordinati). Esso non è appannaggio di un solo sesso contro l’altro, questo si, ma di fatto  nel mondo lavorativo (dati europei) lo patiscono più le donne proprio per la loro posizione di maggiore e più diffusa subordinazione. Non mi sembra poi di aver detto qualcosa di diverso da quello che il dottor Giordano precisa: “Per mobbing genitoriale si intende la volontà di uno dei due genitori di estromettere l’altro dall’esercizio della sua genitorialità rispetto al minore”. E’ appunto quello che intendevo salvo la mia colpa per  aver detto una verità che tale mobbing (come quello lavorativo per altro) è patito maggiormente dalle donne. Nella nostra società ed ancora nella struttura familiare, a meno di voler negare le evidenze, il potere è ancora a favore degli uomini che hanno quindi più mezzi per esercitare ogni forma di coercizione e vessazione compreso il mobbing genitoriale e familiare. D’altra parte il collega Giordano si mostra competente nel mobbing genitoriale ma del tutto a digiuno dei problemi di violenza contro le donne e contro i minori nel mondo e qui da noi, visto che su questo punto nulla altro ha da dire se non il fatto che il mio intervento a favore o spostato sulle donne è ideologico. Se il mio intervento è ideologico, e non lo credo, vuol dire che sono in buona compagnia allineata alle posizioni dell’ONU, dell’OMS e del Consiglio D’Europa. Infine il dott. Giordano dichiara falsa una mia affermazione chiamando a raccolta gli altri colleghi per disputare se è vero o non è vero che il mobbing si fondi o meno su un differenziale di potere, affermando che al contrario esso non si fonda sul potere ma su criteri altri come la condivisione dello spazio e del tempo quotidiano. Ora rimango io allibita da questa affermazione assolutamente preconcetta e/o negazionista del fatto che i rapporti tra le persone, anche nella contiguità quotidiana e familiare (quindi anche affettiva), si misurano su forme di detenzione del potere sociale ed economico. Sembrerebbe quasi che il dottor Giordano sia a digiuno di una qualsiasi prospettiva filosofica che ricordi come  il potere (sociale ed economico) non sia una categoria dello spirito ma si incarni nelle relazioni  quotidiane tra persone. Quindi non è a mio parere  corretto e coerente invocare la contraddizione tra relazioni quotidiane, affettive  e relazioni di potere. Do ancora qualche altra precisazione (che può trovare anche nelle mie ultime pubblicazioni su violenza e maltrattamento alle donne, della Franco Angeli): le relazioni di potere all’interno della famiglia (e ciò è affermato a chiare lettere nella Dichiarazione delle Nazioni Unite per l’eliminazione della violenza contro le donne del 1993) sono fondate sulle e relazioni di potere storicamente disuguali tra uomini e donne e sono anche quelle che determinano il massimo  disagio alle donne e sono quelle chiamate in causa negli eventi di violenza più lesivi per donne e minori. Ancora un altro dato: le donne sottoposte a violenza domestica, mobbing familiare e genitoriale (tra cui la denigrazione della donna nel ruolo di madre è un classico)  sono anche quelle, statistiche alla mano, che subiscono un depotenziamento del loro ruolo genitoriale protettivo e riducono le loro capacità di tutelare i minori dagli abusi sessuali; con il risultato (tratto dalle statistiche internazionali) che nel 30% dei casi i bambini abusati sono figli di madri maltrattate e depotenziate come genitori. Infine un altro problema da non sottovalutare  sempre riguardo agli abusi sessuali e alle denunce connesse. Questi abusi, mi dispiace dirlo, sono nella stragrande maggioranza dei casi perpetrati da attori maschili (padri ed affini) su bambini di ambo sessi (ma con prevalenza delel vittime di sesso femminile). Questi casi ci dicono le associazioni di tutela dei bambini (il telefono azzurro ad esempio), sono sotto rappresentati perché le madri non denunciano o non sono vigili a cogliere i segnali. Allora come la mettiamo? Le donne denunciano e sono colpevoli perché fanno il mobbing genitoriale ai partner, oppure le donne non denunciano e sono colpevoli di non tutelare a sufficienza i minori e sono colluse? Infine il caso da me presentato di mobbing genitoriale (purtroppo non l’unico) è solo un esempio parziale che ho portato (lo stesso caso raccoglieva anche altri strumenti  utilizzate dal mobber ed in particolare il discredito e le false accuse) per  sottolineare il fatto che basta poco per strozzare una donna che è  spesso del tutto o non sufficientemente autonoma economicamente (si dimentica anche che le donne oggi sono più disoccupate degli uomini e rivestono da sempre il ruolo di esercito di riserva, ovvero sono le prime a ritornare a casa  nei periodi di crisi? oppure vorrà tacciare anche l’economia di ideologia?) e che quindi difficilmente potrà imporre al minore le sue scelte, se non ha campo per praticare alcuna scelta. E poi non sottovaluterei, come fa lei, la mia esperienza in pronto soccorso, con le vittime di violenza, che mostra come le donne con bambini piccoli siano più a rischio di violenza e mobbing familiare ma anche di stalking e mobbing genitoriale dopo la separazione. E queste donne che vengono pur minacciate e perseguitate comunque continuano a pensare che sia un diritto far incontrare i figli al padre ed hanno una serie di difficoltà a procedere nel percorso di denuncia perché temono il giudizio dei figli da grandi e di danneggiare quell’uomo che è comunque il padre di figli comuni. Su questo punto invece non sono d’accordo con le tante donne che hanno queste titubanze a fronte di gravi atti e mi prendo la responsabilità di consigliare nelle misure di trattamento una sospensione degli incontri (padre-figli) fin tanto che la donna è minacciata, insultata e picchiata, proprio in queste occasioni e davanti agli occhi dei bambini. Infine un invito: cerchiamo per quanto possibile di essere  tutti seri e responsabili. Riconosciamo tutti che il problema emergenziale è la violenza domestica maschile sulle donne e certo non le false denunce attribuite alle donne (comprovate, confermo e me ne prendo la responsabilità, da uno strumento scientificamente  impresentabile come la PAS) e su questo riconoscimento fondiamo una valutazione ad hoc delle  vicende separative e ripartiamo tutti insieme per garantire il miglior diritto possibile alla genitorialità condivisa, ma soprattutto le  migliori condizioni possibili di crescita di un minore che sicuramente non ha bisogno di modelli maschili aggressivi e violenti o di modelli femminili passivi e tolleranti. Come ho già detto nessun ostacolo vi è da parte mia a che la genitorialità sia condivisa e paritaria a patto però che non pregiudichi la salute e la  sicurezza delle donne e di conseguenza anche quella dei minori”.

Dr. Gaetano Giordano  sul precedente intervento della dott. Elvira Reale (cifr. in basso)

“Sono il dr. Gaetano Giordano. Sono l’autore che per primo -nel 2004- ha descritto e sistematizzato il concetto oggi noto come mobbing genitoriale (http://www.psychomedia.it/pm/grpind/separ/giordano.htm ,http://www.psychomedia.it/pm/grpind/separ/giordano1.htm). Intervengo, per un sereno ma deciso dibattito. A mio parere le affermazioni della dr.ssa Elvira Reale sul “mobbing genitoriale” e sulla Pas sono fuorvianti, basate su assunti scientificamente improponibili, e a mio avviso frutto di una volontà di ideologizzare il problema spostandolo su un piano di discussione assolutamente fuori dal contesto ove deve rimanere. Punto primo: sostenere che le donne sono “legittimate più degli uomini, a parlare di mobbing genitoriale o familiare” è quanto meno assurdo. Il “mobbing genitoriale” è una modalità di transazioni familiari in un nucleo scisso ad un livello (di coppia) ed unito ad un altro (genitoriale): renderlo appannaggio di un sesso o dell’altro è assolutamente improvvido sul piano scientifico e affermazione carente di qualsiasi dimostrabilità. Dimostra poi, ad altro tacere, una imperfetta conoscenza del tema trattato. Per “mobbing genitoriale” si intende la volontà di uno dei due genitori di estromettere l’altro dall’esercizio della sua genitorialità rispetto al minore. Ciò avviene attraverso la possibilità di impedire i rapporti del figlio con l’altro genitore, attraverso la possibilità di delegittimarlo con il minore e all’interno della rete sociale in cui si estrinseca la genitorialità da estromettere (scuola, amici, parenti, aule di giustizia), attraverso la possibilità di limitare o impedire in via giudiziaria, e nel caso con false accuse, l’altro genitore. Un altro dei meccanismi utilizzati è il convincimento diretto o indiretto del minore circa la negatività dell’altro genitore. Ciò, portato alle estreme conseguenze, integra il fenomeno descritto da alcuni autori come “Sindrome di Alienazione Genitoriale”. E’ falso dunque -e chiedo alla collega di dimostrare il contrario- che, come sostiene la dr.ssa Reale “lo strumento principale su cui si fonda il mobbing, come d’altra parte quello lavorativo, è il detenere una posizione di potere con maggior potere economico”. Vero è infatti il contrario: gli strumenti con cui infatti agisce la volontà mobizzante del genitore che vuole estromettere l’altro, sono -e basta considerare quanto sopra espresso- il contatto quotidiano col minore e l’affettività di questi. E’ attraverso la possibilità di gestire le scelte e i comportamenti quotidiani (e quelli fondamentali) del minore che si opera la transazione mobbizzante destinata ad estromettere l’altro. Questo non significa che il genitore più forte economicamente non abbia la possibilità di utilizzare il denaro a fini mobbizzanti: in genere, però, ciò non dà luogo a grandi risultati, perché lo strumento realmente -e tristemente- vincente a fini mobbizzanti è, come detto prima, il contatto e la coabitazione quotidiana, che danno maggiori possibilità di orientare il comportamento del minore, di limitare i contatti dell’altro con il minore e la sua potestà decisionale in merito alle scelte del bambino. Punto secondo: il “caso” descritto dalla dr.ssa Reale. E’ risibile, in primis, fondare tutta una teoria sul un fenomeno come il mobbing genitoriale illustrando un caso che si crede confermi i propri teoremi. Nello specifico, la dottoressa Reale cerca di dimostrare in questo modo che il mobbing genitoriale è appannaggio dei padri, perché questi sono il genitore “ricco” rispetto alla madre “povera”, e che il mobbing genitoriale si fonda dunque sul potere economico. Per far ciò illustra un solo caso, come se fosse la norma, mentre è invece vero il contrario. E’ vero che in alcuni casi lo strumento economico viene utilizzato da uno dei genitori per cercare di coercire i figli, e di limitare la possibilità dell’altro coniuge o partner di fare il genitore. Ciò avviene però molto raramente, e solo per fasce sociali sempre meno rappresentate nel contenzioso giudiziario: di norma la separazione impoverisce entrambi i coniugi, e soprattutto i genitori di sesso maschile. Padri ricchi che possono impedire alle ex mogli povere di mantenere i figli ce ne sono, ma non sono affatto la maggioranza e invito la collega a dimostrare il contrario. Occorre poi constatare che il caso esposto dalla dr.ssa Reale conferma indirettamente come a essere mobbizzante non è il denaro in quanto tale, quanto la possibilità di gestire le relazioni dell’altro con i figli. Cosa che nel caso esposto dalla dr.ssa Reale avviene attraverso il denaro, ma nella stragrande maggioranza dei casi avviene appunto in altri modi: come detto attraverso il contatto quotidiano col minore, attraverso la possibilità di decidere sulla sua vita sociale e affettiva, utilizzando la possibilità di delegittimare affettivamente, socialmente, giudiziariamente, l’altro genitore. Lo strumento economico in alcuni casi può generare una realtà mobbizzante, ma ciò avviene molto raramente se il genitore che ne dispone non può poi utilizzare a tal fine il rapporto quotidiano col figlio e la possibilità di decidere le sue scelte e comportamenti. In definitiva, sarebbe stato più opportuno che la collega in questione non esprimesse a fini ideologizzi dati e considerazioni tanto deformate su un fenomeno molto più complesso, e molto meno attribuibile ad un genere, come ella vuol far credere. Rimango comunque sempre disponibile ad ogni confronto”.

Precedente intervento della d.ssa Elvira Reale su questo blog riguardo la PAS

PAS? no, mobbing genitoriale

di Evira Reale – direttrice del Centro Clinico sul maltrattamento delle donne presso la U.O. di Psicologia Clinica (ASL Na 1) e responsabile del Centro ascolto antiviolenza del Pronto soccorso dell’Ospedale San Paolo di Napoli

“Nessuno nega il principio della bigenitorialità, come quello delle pari opportunità che vogliamo solo ricordare, per rispetto della storia, essere stato professato dai movimenti delle donne per equilibrare in tutti i settori – economici, politici e sociali – il loro diritto violato alla parità con gli uomini. Come donne conosciamo bene il disagio di chi conta meno o è valutato meno nel rapporto con le istituzioni, quindi siamo le prime a volere un diritto alla bigenitorilaità che sia finalmente diritto alla paternità responsabile e condivisione dei compiti domestici e di cura (gli uomini in Italia sono gli ultimi nella classifica europea in termini di ore prestate al lavoro domestico e di cura). Giova alle donne la condivisione e la bigenitorialità prima che agli uomini. Detto questo, siamo legittimate più degli uomini, a parlare di mobbing genitoriale o familiare – ma non certo della sindrome della PAS che è una vera invenzione non riconosciuta scientificamente – perché lo strumento principale su cui si fonda il mobbing, come d’altra parte quello lavorativo, è il detenere una posizione di potere con maggior potere economico, posizione che ancora oggi in questo contesto sociale è detenuta più dagli uomini, che non dalle donne. Ecco un esempio di mobbing genitoriale, che non ha niente a che vedere con la PAS ed i supposti criteri della sindrome, ma si fonda su elementi molto concreti e concretamente comprovabili da tutti. «Per quanto riguarda la situazione attuale vi è da mettere l’accento sulle dinamiche gravemente disfunzionali e pregiudizievoli veicolate dalle condotte del padre. Questi da quando è andato via dalla casa familiare, (…) ha messo in atto nei confronti della moglie una strategia tesa a ridurla progressivamente nella condizione di una totale indigenza economica, non preoccupandosi minimamente di coinvolgere e danneggiare i figli in questa “vera e propria strategia bellica”, con la duplice finalità di indurre la donna, secondo quanto riferito dalla stessa, a ritirare le denunce fatte e ad attirare i figli a sé. La strategia appare vincente perché già un figlio è andato via dalla casa, diventata inospitale (senza gas, telefono, con un riduzione dell’energia elettrica, ecc.) con l’obiettivo di continuare a mantenere il tenore di vita a cui era prima abituato e che la madre, ridotta dal marito in totale ristrettezza economica, non può certo assicurare.

Le azioni in sintesi messe in atto a questo scopo sono state le seguenti:

–        la sig.ra si è vista sottratte tutte le risorse economiche dal conto bancario (circa 60.000 euro) rimanendo solo con 1.500 euro con cui ha vissuto fino ad oggi in gravi ristrettezze. A causa di ciò tutti i consumi che non riguardano i beni di primissima necessità sono stati tagliati, come le spese per i ragazzi ed oggi per il più piccolo: le spese per il cinema, le giostre, le feste l’andare al mac donald, ecc. Persino l’utilizzo della luce in casa è stata ridotta nonché quella del gas (è stato tolto l’allaccio al gas condominiale);

–         si è trovata nella condizione di dover far fronte al pagamento di tutte le utenze, bollette, affitto mensile di casa, senza aver entrate sufficiente per cui: ha pagato 2 bollette ENEL e le bollette della luce grazie all’aiuto del padre ed ha ricevuto dal proprietario un avviso verbale di sfratto di cui i figli sono venuti a conoscenza;

–        la sua abitazione è stata staccata dall’uso condominiale del gas per cui la sig.ra ha dovuto provvedere mettendo in casa una bombola di gas per cucinare che però non copre la produzione di acqua calda ad esempio per la doccia;

–        ha avuto una comunicazione dalla TELECOM che in seguito alle bollette non pagate le ha limitato l’uso del telefono di casa alla sola ricezione di chiamate.

La signora può sopravvivere oggi, perché ha aiuti esterni. La sig. ra (…) in questa difficile fase può infatti contare sull’aiuto materiale ed economico del padre e della sua rete amicale per espletare le funzioni minime di mantenimento, visto che non percepisce un mantenimento dall’ex-marito nonostante sia stato anche stabilito dal ricorso del Tribunale dei Minori di (…) in cui le parti sono state convocate per l’udienza avvenuta in data (…). In questo modo il marito, unico detentore di beni economici sta costringendo la famiglia, oggi ridotta alla moglie ed al figlio più piccolo, a precipitare sempre di più nella povertà, venendo meno ai suoi doveri giuridici di tutela ed ottenendo che i figli, prima il più grande – che ha resistito solo un mese con la madre – e poi il più piccolo, abbandonino la madre per questione di sopravvivenza economica. Il figlio maggiore, andando a stare con il padre, oggi può infatti essere accompagnato a scuola in auto, disporre di soldi, internet, uscire a cena fuori con il padre (…). Il figlio minore poi, che, nelle indicazioni del PM non doveva avere contatti con il padre, va frequentemente a casa del padre per soddisfare i suoi bisogni primari: fare la doccia, poter utilizzare il computer, avere le scarpe ed i beni di consumo che oggi la madre non può più garantire».  Infine come donne sappiamo molto bene, e lo sa bene anche l’Organizzazione delle Nazioni Unite, come l’origine della violenza degli uomini sia nel dislivello di potere sociale ed economico tra i due sessi. Questa differenza di potere è quindi causa della peggiore delle violenze al mondo: la violenza intrafamiliare che è all’85% fatta dagli uomini sulle donne e solo per il 15 % dalle donne sugli uomini; ma con una piccola differenza: gli esiti della violenza maschile sono molto spesso più gravi e letali per le donne che non per gli uomini quando colpiti, in bassa percentuale, dalla violenza femminile. Tutto ciò per dire che se la violenza intrafamiliare è frequente, grave ed in prevalenza agita dagli uomini, non si può affermare il diritto alla bigenitorialità prima che non sia stata stabilito senza ombra di dubbio che quell’uomo non ha agito violenza sulla moglie o sulla partner, perché anche se avesse solo agito violenza sulla donna senza toccare i figli ugualmente non sarebbe un buon padre e non avrebbe diritto alla bigenitorialità perché gli esiti psichici del maltrattamento assistito sono gli stessi di quelli del maltrattamento diretto. Sarebbe da incoscienti se operatori sociali, sanitari e giudiziari nelle vertenze familiari non avessero sempre un occhio aperto sugli eventi di violenza familiare prima di affermare il diritto per tutti alla genitorialità, e ugualmente sarebbero incoscienti le istituzioni se sorde ai moniti della Comunità internazionale si rifugiassero in una qualsiasi sindrome inventata per considerare le parole delle donne sulla violenza e l’abuso intrafamiliare come prive di senso. Le donne muoiono nel mondo troppo spesso  di violenza intrafamiliare per mano di uomini e ogni Stato ha il dovere di proteggerle, come segnalato da tutta la Comunità  internazionale (due diligence). Di conseguenza gli Stati e le autorità giudiziarie  non possono tollerare  atteggiamenti pregiudizievoli nei confornti delle donne  che denunciano  la violenza (ancora troppo poche come  ci dicono gli Organismi internazionali: ONU ed OMS ); atteggiamenti che si trasformano spesso in ‘giudizi diagnostici’ di non sanità mentale e/o di sindrome di alienazione parentale oppure  ancora in vere e proprie calunnie come quella di organizzare complotti e false accuse senza alcuno scopo evidente se non quello (assolutamente incongruo o statisticamente del tutto irrilevante) di voler sottrarre al padre i figli. Nella mia attività in pronto soccorso di una cosa sono certa perchè testimone costante: le donne rischiano la loro vita molto spesso per stare con uomini violenti solo per l’idea di non togliere un padre ai figli”.

*Gentili/e lettori e lettrici, questo articolo (come già purtroppo altri) è chiuso e non pubblica più commenti. Grazie

  • Vanessa

    Trovo francamente folle bollare come “ideologia” la coscienza contro la violenza maschilista sulle donne. In questo modo si finisce con lo schierarsi dalla parte degli abusanti e di chi vuole nascondere una evidenza quotidiana di violenza ed abuso sui più deboli.
    Non ho mai e poi mai conosciuto una donna che abbia sottratto i figli per vendetta. Non nego che ci possano essere ma non ne ho incontrate.
    Invece ho incontrato molte donne che hanno atteso che il marito abusante andasse via con un’amante per poter finalmente tirare un sospiro di sollievo, dopo aver sopportato decenni di violenze e tuttavia inseguono padri assenti che dimenticano persino di telefonare ai figli.
    Non credo ci sia al mondo una sola donna che non voglia un compagno sano ed equilibrato con il quale condividere le responsabilità. Sfido qualsiasi donna a sobbarcarsi della fatica di occuparsi della prole continuando a lavorare nelle condizioni emergenziali in cui si trova la nostra nazione.
    Sarebbe masochismo puro. Invece i figli chiedono dei padri assenti ed è un dolore per una madre doversi inventare scuse plausibili al posto di pessimi padri in fuga eterna dalla maturità e dalle responsabilità.
    E per fortuna non tutti i padri sono così, ce ne sono di magnifici.
    E i bravi genitori si distinguono anche per la capacità di fare autocritica e mettere da parte le ostilità per il bene dei figli ma in Italia c’è questa moda tutta maschilista di punire la donna che ti ha messo alla porta per esserti comportato male.
    Invece considero scandalosamente ideologica per maschilismo la posizione di alcune associazioni che si dicono per la tutela dei minori e invece hanno sposato solo la causa dei padri separati. Solo quella. Mai letto una parola buona sulle madri tant’è che ci metti un attimo per fare il mucchio di associazioni che sembrano animate da odio verso la donna.

  • Carlo73

    In merito a questa sindrome inventata che chiamano Pas (ma come si può dare un nome a qualcosa che non esiste?!), è risaputo che in America le vittime delle sentenze provocate dalle tesi di Gardner, una volta cresciute, hanno fondato un’associazione dal nome “Courageous Kids”.Si tratta di ragazzi che quando erano bambini sono stati affidati al genitore abusante e tolti in genere alle madri che volevano proteggerli.Questi bambini non sono stati creduti quando affermavano di subire abusi da uno dei due genitori, perchè le loro parole sono state interpretate come frutto di una manipolazione operata dall’altro genitore.Purtroppo, una parte di questi bambini non ha retto e ha finito per suicidarsi, tanti altri lottano per aiutare i bambini di oggi. Non capisco perché in Italia questa cosa non si sappia. C’è malafede in chi continua a ripetere che la Pas esista: La Pas (sindrome da alienazione parentale) non esiste e nel mondo se ne stanno accorgendo. Solo l’Italia resta sempre indietro.

  • bozo4

    Ho visto la pagina tedesca de.wikipedia.org/wiki/Eltern-Kind-Entfremdung ; lì la PAS si dice EKE e si dice che essa non è riconosciuta come un disturbo né da medici né da giuristi, che in UK e Canada ci sono espliciti divieti, o pareri statali, contro l’ usarla come prova in tribunale, che in USA invece è a volte usata in tribunale.

    Certo stiamo parlando di quel che può trasformarsi in un inferno in terra: un genitore patologico che aggira il giusto rifiuto del figlio.

    Io non vedo alternativa a lasciare che sia il figlio a scegliere se e quanto vedere un genitore; e se l’ altro genitore riesce a pilotare la scelta, ahimé, così sia.

  • Marcella

    Vorrei ringraziare la Dott.ssa Elvira Reale per il suo articolo e la successiva risposta al Dr Giordano, non avrebbe potuto essere più chiara nel fotografare la realtà italiana delle separazioni, un intervento davvero interessante e completo.
    Mi meraviglio invece che si possa dichiarare che i più colpiti economicamente nelle separazioni siano i padri, quando i dati Istat e della Caritas dicono l’esatto contrario (“dopo la separazione, a veder peggiorare la propria condizione economica sono soprattutto le donne, il 50,9% contro il 40,1%” degli uomini [Istat]” “nel 12,7% di separati/divorziati che chiede aiuto alla Caritas, il 66,5% è donna, il 33,5% è uomo” [ufficio studi dell’organizzazione pastorale della Cei]).
    Inoltre non capisco come si possa difendere la PAS, laddove nei Paesi dove è stata introdotta negli anni novanta ne è stato sconsigliato, quando non addirittura proibito, l’utilizzo nelle Cause per l’affidamento dei figli, perché si sono resi conto che veniva utilizzata come un’arma dai genitori abusanti per ottenere l’affidamento, anche nei casi di violenza e maltrattamento. Sono addirittura sorte delle associazioni (Courageous Kids Network – Rete dei Bambini Coraggiosi) di adulti che sono stati bambini traumatizzati dopo essere stati tolti al genitore amato e affidati a quello che li aveva maltrattati e/o abusati, proprio grazie a sentenze basate sull’utilizzo della PAS.
    I dati sulla violenza domestica sono chiari, l’Istat nel 2006 ha dichiarato che nel 93% dei casi le donne non denunciano le violenze subite dal partner e nel quasi 92% gli stupri, sempre tra le mura domestiche.
    Dove si trovano i dati sulle false denunce presentate nei Tribunali?
    Vogliamo invece parlare dei dati allarmanti del Telefono Azzurro che dicono che in Italia il 30,2% dei casi di abuso sessuale sui bambini è commesso dal padre?
    Io mi chiederei se si sta invece confondendo il legittimo desiderio delle madri di proteggere i bambini e di ricominciare a vivere, senza più temere per la loro incolumità, con quello di allontanare il padre dalla vita dei figli.
    Nei casi di violenza domestica il mobbing genitoriale, accettando di utilizzare questa definizione, è quello esercitato dall’uomo nei confronti della compagna attraverso violenza, vessazioni, offese, screditandola davanti ai figli e spesso anche in altri contesti sociali e familiari.
    Come mai una volta arrivati in Tribunale secondo alcuni le “statistiche” si ribaltano e sembra che improvvisamente siano le donne le detentrici di un potere che non hanno?
    Le donne in Italia hanno, a parità di titolo di studio, più difficoltà degli uomini a trovare lavoro e stipendi del 15% inferiori e spesso dopo la nascita dei figli, quando non vengono direttamente licenziate o non gli viene rinnovato il contratto, hanno difficoltà a rientrare al lavoro per mancanza di strutture a cui affidare i bambini.
    Quale donna non sarebbe felice, in una società che la penalizza in tutti gli aspetti, di poter condividere il ruolo genitoriale con il padre dei suoi figli?
    Questo però non può significare continuare a sottostare alla violenza, restare nel silenzio, continuare a subire vessazioni psicologiche e fisiche.
    I bambini e le bambine che hanno subito o hanno assistito a episodi di violenza hanno il bisogno e il diritto di non dover continuare ad avere contatti con il genitore violento. La PAS gli toglie questo diritto, quando già sono in una situazione di fragilità emotiva, di trauma e di mancanza, perché sì, è il diritto di ogni bambino crescere con due genitori, ma un genitore violento non può rappresentare il modello di cura ed esempio di cui un bambino ha bisogno.
    63 donne sono morte per mano di ex partner dall’inizio dell’anno, molte sono state aggredite e mutilate, in molti casi in contesti di separazione e c’è chi dice che sono stati proprio il dolore, la rabbia, la depressione legate all’impossibilità di vedere i figli o al distacco che hanno portato quegli uomini a simili atti.
    Io, invece, penso che quelle donne hanno pagato perché stavano cercando di sottrarsi alla violenza dei partner e di difendere i loro figli, in una società che è cieca ai loro bisogni e sorda alle loro richieste d’aiuto.
    Quante sono le donne in Italia che desidererebbero avere un compagno/marito presente, attivo e collaborativo nella crescita dei bambini, invece si ritrovano sole?
    La bigenitorialità non può essere un’imposizione di legge, è un percorso culturale che parte dal concetto di parità, ma non solo nelle separazioni, sin dal primo respiro del bambino e soprattutto una madre e un padre non possono essere considerati tali solo perché portatori dello stesso DNA del figlio. A chi si macchia di violenza e abusi deve essere tolta la patria potestà e il diritto di visita. Il NO alla violenza deve essere chiaro e unanime, perché rappresenta un messaggio ai bambini e alle bambine, per costruire un futuro migliore.

  • Gaetano Zucca

    Scusi, dottor Giordano, con tutto il rispetto possibile, ma è per caso lei ad amministrare una pagina pubblica su facebook nella quale dire che si parli malissimo delle donne è sminuire la gravità di quanto si legge?
    Se non è lei, allora mi scusi tanto.

  • http://mobbing-genitoriale.blogspot.it/ Gaetano Giordano

    Rispondo, se me ne viene data la possibilità (non voglio certo abusare dello spazio o della disponibilità di questo spazio) a quanto ha detto la collega Reale in risposta a me.

    A mio avviso il punto centrale è quello in cui la stessa afferma che il mobbing genitoriale si fonda sul potere sociale ed economico come avviene in altre forme di mobbing.

    Cito direttamente collega Reale:
    “Ora rimango io allibita da questa affermazione assolutamente preconcetta e/o negazionista del fatto che i rapporti tra le persone, anche nella contiguità quotidiana e familiare (quindi anche affettiva), si misurano su forme di detenzione del potere sociale ed economico.”

    Ritengo assolutamente non veritiera questa affermazione e lascio che la collega resti allibita.

    Nelle problematiche di mobbing genitoriale il potere non è affatto -a mio avviso- di natura sociale ed economica.
    Nel mobbing genitoriale il potere è di tipo affettivo-comportamentale e poggia cioè sulla possibilità di manipolare le regole affettive e comportamentali delle relazioni genitore-figlio.
    La relazione genitore-figlio è pochissimo influenzata DIRETTAMENTE (perdonate il maiuscolo, ma non esiste qui il sottolineato) dal fatto economico, e lo è in grandissima parte dal potere affettivo e gestionale dei comportamenti.

    Scendo (in basso, dal mio punto di vista) ad un esempio per chiarirmi.

    Per impedire ad un bambino di vedere l’altro genitore quando gli spetterebbe, per iscriverlo alla scuola che si vuole e non chiedere alcun permesso all’altro/a, per mandarlo a calcio invece che a tennis per non fargli incontrare l’altra/o, per fargli notare quanto l’altro/a non gli voglia bene, o quanto sia inadeguato/a, stupida/o, cattiva/o, non c’è affatto bisogno di avere più denaro: il potere economico non c’entra proprio nulla.

    C’è bisogno, semmai, del potere affettivo e del potere offerto dalla gestione quotidiana del bambino.

    Vorrei, cortesemente, che la dottoressa Reale mi spiegasse in cosa uno stipendio dieci volte più alto offre al genitore che vuole comportarsi in tal molto (ripeto: impedire al figlio di uscire per vedere l’altro/a, iscriverlo ad una scuola o ad una palestra dove non potrà andare l’altro/a, impedirgli di passare le vacanze con l’altro, parlargli male della vita e dei parenti dell’altro, ecc.) modo un vantaggio in più dell’altro

    E’ la convivenza col minore, la possibilità di gestirne e deciderne nell’immediato (cioè: senza aspettare il consenso dell’altro) le scelte, la capacità di manipolarne le affettività, a dare un enorme vantaggio. Il potere economico ha pochissimo rilievo DIRETTO nel mobbing genitoriale e, se serve, serve quando si riesce a “comprare” il consenso del bambino attraverso “regali” e “scelte” da lui preferite (o, meglio, che gli sono state fatte preferire).

    Non si può confondere affatto il dato -incontrovertibile- che vede il mobbing genitoriale esistere nel contesto affettivo e relazionale della famiglia, e dunque esplodere attraverso la manipolazione delle regole affettive e quotidiane del contesto familiare- ed il mobbing lavorativo, che ha come base le regole degli spazi di lavoro.

    Senza dimenticare, al riguardo, che uno dei tipi di mobbing lavorativo –quello verticale- è proprio l’antitesi della regola enunciata dalla collega Reale: avviene ad opera di chi ha meno potere contro chi ha più potere e più denaro.

    Confermo: ritengo estremamente fuorviante e fuori dalla vera realtà clinica, sostenere che il mobbing genitoriale si fonda sul potere economico. Si fonda sulla possibilità di manipolare regole affettive e quotidiane. Che poi questo possa avvenire anche attraverso il denaro, è vero. Ma solo se e quando si riesce ad utilizzare il denaro per manipolare i contesti affettivi e quotidiani.

    Per quanto riguarda poi la violenza sulle donne, credo che mi attirerò le antipatie di tutti ma concordo con quanto dice la dottoressa Reale: io ritengo che le statistiche vere esprimano invece tutt’altra realtà.
    I miei riferimenti -me ne dispiace- sono Juan Alvarez Deca (“La violencia en la pareja: bidireccional y simetrica”), Eugenio Pelizzari (“La violenza femminile – Cos’è, come se ne parla”), o come sostengono anche Richard Gelles, Rose A. Medeiros e Murray A. Straus (” RISK FACTORS FOR PHYSICAL VIOLENCE BETWEEN DATING PARTNERS: IMPLICATIONS FOR GENDER-INCLUSIVE PREVENTION AND TREATMENT* OF FAMILY VIOLENCE), Martin S. Fiebert, Malcolm J. George
    Ma, soprattutto, Wendy McElroy ed Erin Pizzey.
    Con l’avviso che se questi studi non valgono perché di parte… be’, allora dobbiamo ridiscutere in base a cosa si convalidano gli articoli “scientifici”.

    Perdonatemi, dunque: però penso che se avessi ragione io sarebbe davvero un gran problema, perché cercando la soluzione nel “genere” violento (il maschile), ci si gioca la possibilità di risolvere il problema.

    E -per finire in modo antipatico- vi chiedo: come mai quando si invoca la tutela della donna nella violenza familiare, non si invoca mai la tutela della donna lesbica vittima della violenza della sua coppia?
    Come mai nessun centro antiviolenza si rivolge alle donne lesbiche per offrire loro protezione quando picchiate dalle loro compagne?
    Secondo autori americani la violenza è presenza nel 30%-40% delle coppie omosessuali, e comunque nella stessa percentuale delle coppie eterosessuali (Walter La Gatta,La coppia lesbica, http://www.psicolinea.it/d_e/coppia_lesbica.htm).

    Domanda:
    Le donne picchiate sono picchiate solo quando sono eterosessuali e sono picchiate solo dai maschi?
    Nelle coppie lesbiche è invece tutto rose e fiori?
    E, se non lo è, perché nessuno ne parla?

  • Chiara Lo Scalzo

    Io ritengo sia sbagliato spostare il dibattito sul ddl 957 verso una sterile disquisizione su chi è più cattivo, se i maschi o le femmine, perché non è questo l’argomento in discussione. In discussione è il bene del minore, che il disegno di legge non tutela per due motivi, principalmente.
    Il primo è l’introduzione della PAS, che viene presentata come “dalle solide basi scientifiche”, ma che, mi sembra evidente dagli interventi di tutti, in realtà a seconda dell’autore di riferimento si presta alle più diverse e contrastanti interpretazioni.
    In secondo luogo, nell’introduzione al disegno di legge in quanto tale è presente una citazione che pone l’accento sul problema vero e proprio dello spostamento di interesse dal minore e dalla sua tutela: In sostanza l’interesse del minore rileva unicamente nell’ambito della regola di bigenitorialità e quindi non esiste un interesse del minore tout court puro e semplice: l’interesse del minore è la bigenitorialità, questo dice il nostro legislatore, questo è l’interesse del minore, nell’ambito di questo codificato e giuridicamente cogente principio legislativo di definizione dell’interesse del minore.
    Dicendo questo la bigenitorialità proposta non è più un mezzo per assicurare la tutela del minore, ma si trasforma in fine, diventa l’obiettivo finale al quale, eventualmente, il minore può essere sacrificato.
    Quello che è grave, io sostengo, è che ancora abbiamo la percezione del bambino come di un bene cui abbiamo il diritto di fruire, e invece dovremmo cominciare a prendere in considerazione il fatto che il bambino è un essere umano con diritti che esulano dal diritto del genitore di proclamarsi tale.
    Poniamo l’accento sui doveri genitoriali, su ciò che un genitore dovrebbe fare per diventare un bravo genitore, invece di costringere i figli ad accettare qualsiasi genitore solo in virtù del suo patrimonio genetico.

  • http://www.alienazionepar.altervista.org alienazionepar

    Mi permetto di inserirmi in questo dibattito tra la dottoressa Reale e il dottor Giordano, facendo notare come per la prima volta grazie al blog del Manifesto abbiamo l’occasione di mettere a confronto in modo franco ma civile opionioni solo apparentemente contrastanti.
    A mio parere infatti sia Reale che Giordano partono da un punto di partenza condiviso, ed è su questo punto che si dovrebbe concentrare la nostra attenzione.
    Il punto di partenza comune alle due parti è il seguente: esistono casi in cui un figlio rifiuta senza motivo uno dei due genitori a causa di una manipolazione psicologica effettuata dall’altro genitore.
    Le posizioni di Reale e Giordano divergono solo nell’indicazione degli strumenti della manipolazione psicologica, secondo Reale lo strumento principale è il potere economico, secondo Giordano invece lo strumento principale è il potere affettivo e gestionale dei comportamenti.
    Ma, ripeto, c’è un importante punto di partenza condiviso dalle due parti, ambedue riconoscono l’esistenza di un fenomeno di manipolazioen pregiudizevole per il minore.
    Allora io lancio una provocazione ai due professionisti che si sono confrontati qui con grande franchezza. E’ possibile rimanere in disaccordo sulla spiegazione di questo fenomeno e cercare comunque insieme una strategia di contrasto a questa forma di abuso psicologico sui minori?
    Non formalizziamoci sulle etichette e sulle teorie, cerchiamo un approccio pragmatico. Soprattutto perché queste manipolazioni avvengono molto spesso contro le donne, non solo contro gli uomini.

  • Chiara Lo Scalzo

    A proposito del “civile confronto” che si sta svolgendo qui, altrove ci sono persone che civili lo sono meno e che muovono a questo blog accuse veramente tristi. Parlo dell’Associazione adiantum
    http://www.adiantum.it/public/3023-il-manifesto-e-il-blog-che-discrimina-i-bambini-(se-sono-di-sesso-maschile).asp
    che in un articolo gratuitamente offensivo dal titolo:
    Il Manifesto e il blog che discrimina i bambini (se sono di sesso maschile)21/06/2012 – 22.32 – scrive:
    Il più famoso quotidiano con zoccoli ed eskimo giace da mesi sull’orlo di un fallimento che – per la fortuna di chi ci lavora – non arriva mai, e pare che il clima da “sbaraccamento” abbia influenzato i giornalisti e i redattori. Titoli, occhielli e collaborazioni navigano nel mare della disinformazione senza comandante e – peggio ancora – senza pilota automatico.
    Un esempio ? “Antiviolenza, prima donne e bambine”, questo il titolo del blog di Luisa Betti ospitato dal famoso giornale comunista. Un titolo che parla chiaro: per i bambini di sesso maschile – per gli uomini è scontato che non ci sia – non c’è posto sufficiente nel mondo. Essi sono degni di tutela soltanto dopo che siano stati difesi i diritti di un solo genere di adulti (le donne) e di un solo genere di infanti (le bambine).
    Uno slogan infelice, che tradirrebbe le più chiare intenzioni discriminatorie.
    Non trovo giusto additare come discriminatorio un blog che con estrema civiltà offre a tutte le parti in causa la possibilità di confrontarsi.
    Consiglierei a chi ha scritto quell’articolo di leggere il “Dalla parte delle bambine. L’influenza dei condizionamenti sociali nella formazione del ruolo femminile nei primi anni di vita” (Universale economica) di Elena Gianini Belotti, al quale molto probabilmente la sig.ra Betti si è ispirata per dare un indirizzo tematico al blog. Perché di questo si tratta!
    Forse che i blog che parlano di libri sono discriminatori nei confronti del cinema? O i blog che parlano di calcio discriminano il basket? Forse un blog normalmente dedicato alla cucina non può inserire articoli dedicati ai cocktail?
    Consiglierei a queste persone di uscire dal ruolo di vittime perseguitate, che non si addice punto all’atteggiamento aggressivo che mostrano ogni qualvolta qualcuno apre uno spazio per esprimere opinioni diverse dalle loro.
    Non mi risulta che in questo dibattito si sia impedito agli uomini di parlare, e nessuno ha mai espresso distinzioni fra bambini maschi o femmine. Quando si è parlato di tutela dei bambini, si è parlato di tutti i bambini, e sostenere il contrario è diffamazione.
    Questo è un esempio classico di disinformazione, non questo blog al quale, invece, esprimo profonda solidarietà e stima per aver saputo creare un’atmosfera di vero e civile confronto.

  • dadtux

    Vorrei fare un appello a tutte le donne che leggono questo blog. Non fatevi condizionare dai pregiudizi. Tutti e due i genitori possono manipolare i figli contro l’altro dopo la separazione. A volte sono le madri e a volte sono i padri. Non è un problema di genere (di uomini o donne). E se veramente credete che anche al diseguaglianza economica abbia un peso, allora a maggior ragione dovreste mobilitarvi contro questa cosa, perché questo significa che sempre più madri perderanno i figli a causa di questa manipolazione. Chiamatela pure mobbing se questo vi fa sentire più sicure, ma non negate che si tratti di un grave abuso sui minori.
    Per dimostrare quanto una presa di posizione delle donne sia urgente, voglio citare le parole di una donna, che pur appartenendo ad una classe privilegiata è stata privata dei figli manipolati dal loro padre:
    (Catherine Meyer): “Per il mio caso ho pochissime speranze. Conosco i miei figli, so che i ricordi su di me sono stati distrutti, so che probabilmente hanno dimenticato come era Londra, perché tutto ormai è stato loro raccontato in un modo diverso, ma spero solo che… sono sicura che il sentimento della mamma è ancora con loro. Sono sicura che sono molto confusi, capiscono che qualcosa non sta andando nel verso giusto, ma non possono sapere che sto lottando per loro. Hanno detto loro che io li ho abbandonati, ed è quello che credono, perché quando un bambino è piccolo e la mamma non è con lui, e il padre gli dice ‘La mamma ti ha abbandonato’ il bambino gli crede, pensa che se varamente la madre gli volesse bene sarebbe lì con lui. Però so che quando cresceranno verranno a cercarmi. Ma per loro comunque sarà una cosa estremamente traumatica”
    L’intervista a Lady Catherine Meyer è stata rilasciata nel 1999 alla PBS, si può vedere a questo indirizzo: http://www.charlierose.com/view/interview/4152

  • http://www.alienazionegenitoriale.org/index.html Dr Andrea Mazzeo

    dadtux è il solito manipolatore, molto abile nel gioco delle tre carte.

    Il caso di Lady Meyer non è un caso di PAS ma un caso di sottrazione internazionale di minore a opera della famigerata Jugendamt tedesca.
    “Irene Catherine Meyer (nata il 26 gennaio 1953) è la moglie di Sir Christopher Meyer, ambasciatore negli Stati Uniti. E’ la fondatrice dell’associazione Parents & Abducted Children Together (PACT).”
    “Nel 1985 si trasferisce in Germania con il marito tedesco, da cui ebbe due figli. Nonostante abbia ottenuto la custodia dei figli dopo il divorzio, il loro padre rifiutò di tornare a Londra dopo una visita estiva nel 1994. Ciò ha portato alla sua quasi decennale battaglia legale nei tribunali tedeschi e inglesi per ottenere di incontrare i suoi figli. Solo nel 2003 le è stato consentito di vederli.”
    “Il suo racconto di questi eventi si trova nei suoi due libri, Two Children behind a Wall e They Are My Children Too.”
    “Nell’ottobre 1997 ha sposato Christopher Meyer, alla vigilia della sua partenza per Washington per diventare ambasciatore britannico negli Stati Uniti. Durante i loro cinque anni e mezzo di permanenza in America, ha fatto una campagna contro la sottrazione internazionale di minore dai genitori a fianco di un certo numero di genitori americani in una situazione simile con la Germania.”

    Naturalmente Lady Meyer ha potuto rivedere i figli nel 2003 per le pressioni che il governo inglese e americano avranno fatto sulla Germania; non come la nostra Marinella Colombo che invece è finita in carcere per difendere i suoi figli, tra i vostri applausi ovviamente, perché da voi accusata di occultamento di minori: http://www.adiantum.it/public/2218-marinella-colombo,-un-anno-di-occultamento-dei-figli.-adiantum-scrive-alle-istituzioni.asp
    Ma un pizzico di vergogna ogni tanto, no?

  • Chiara Lo Scalzo

    http://rizzoli.rcslibri.corriere.it/libro/4968_non_vi_lascero_soli_colombo.html
    Vorrei che fosse chiaro che gli stessi che si battono per il ddl 957 e per la PAS sono gli stessi che condannano Irene Catherine Meyer. La adiantiantum non crede nella bigenitorialità così come sostiene di credervi.

  • http://www.alienazionepar.altervista.org/ dadtux

    E’ Mazzeo in realtà il solito manipolatore. Il caso di Lady Meyer è sia un caso di sottrazione internazionale che di alienazione parentale, lo dice lei stessa nell’intervista dove parla del fatto che ai figli è stato detto che lei li ha abbandonati. Del resto Lady Meyer ha finanziato con la sua fondazione PACT un documentario sull’alienazione genitoriale. Sarà mica perché c’è passata anche lei? Moltissimi minori vittime di sottrazione internazionale vengono manipolati dal genitore che li porta all’estero ed indotti ad odiare il genitore assente, in modo da rendere difficile il rimpatrio una volta che il rapitore venisse rintracciato dalle autorità.

    http://www.alienazionepar.altervista.org/index.php/Sottrazioni_internazionali

    PS: Chiedo al moderatore del Manifesto di richiamare il dottor Mazzeo al fair play della discussione, altrimenti qui passeremo presto dall’accusarci reciprocamante di manipolazione alla diffamazione pura e semplice, come spesso accade discutendo con il dottor Mazzeo.

  • MarioRossi

    E’ proprio così, dott. mazzeo; ora certi soggetti cercano di confondere le idee alla gente e far passare la sottrazione internazionale di minori come PAS: quanto sono scorretti! Per provare vergogna bisogna avere una moralità, e questi soggetti non ce l’hanno. Tanto per chiarire che fosse il loro mito Gardner, vorrei ricordare:
    In una disputa combattuta per la custodia di minori, avvenuta nei sobborghi di Pittsburgh qualche anno fa, tre ragazzini implorarono il tribunale minorile di non forzarli a continuare la frequentazione con il loro padre perché, dissero, era fisicamente abusivo nei loro confronti. Piuttosto che credere ai ragazzi, il giudice fece affidamento sulla testimonianza di un esperto nominato dal padre, un professore di psichiatria clinica della Columbia University, Richard A. Gardner.
    Gardner asserì che i ragazzi stessero mentendo come risultato di un “lavaggio del cervello” ad opera della loro madre e raccomandò qualcosa che lui chiamava “la terapia della minaccia”. Essenzialmente, ai ragazzi Grieco fu detto che avrebbero dovuto essere rispettosi ed obbedienti nelle loro visite al loro padre e che se non lo fossero stati la madre sarebbe finita in prigione. Poco dopo, il sedicenne Nathan Grieco, il maggiore dei fratelli, si impiccò nella sua camera da letto, lasciando dietro di sé un diario in cui aveva scritto che la vita era diventata un “tormento senza fine”. Sia la corte che Gardner non ammisero mai i propri errori persino dopo il suicidio, e fu solo dopo un esposto sul quotidiano locale che le disposizioni per la custodia per i due ragazzi sopravvissuti furono cambiate.
    La “terapia della minaccia” era parte di una più ampia teoria gardneriana conosciuta nei tribunali preposti al diritto di famiglia in tutti gli Stati Uniti come “Sindrome di Alienazione Parentale” (Parental Alienation Syndrome, PAS). La teoria – uno dei più insidiosi pezzi di scienza-spazzatura alla quale le corti statunitensi hanno dato credito negli anni recenti – sostiene che ogni madre che accusi il marito di abusare i figli stia mentendo più o meno per definizione. Ella racconterebbe queste bugie per “alienare” i figli dal loro padre, una scioccante negazione di responsabilità parentale per la quale lei meriterebbe di perdere tutti i diritti di custodia in favore dell’ipotetico abusante.
    Questa non è solo una tattica pacchiana, garantita dall’inizio per proteggere all’atto della separazione gli interessi dei padri , di gran lunga i più entusiastici sostenitori di Gardner, ma ha anche distrutto le vite di centinaia, forse migliaia di famiglie americane negli scorsi 15 anni. In uno stato dopo l’altro, le corti si sono rimesse alle credenziali accademiche di Gardner ed hanno consegnato la custodia dei bambini nelle mani dei loro presunti abusanti, persino nei casi in cui referti della polizia, referti medici e testimonianze di insegnanti ed assistenti sociali avevano supportato le accuse della madre.
    Ormai, il concetto di “alienazione parentale” è entrato nella giurisprudenza ed ha governato migliaia di dispute in cui Gardner stesso non ha svolto alcun ruolo. Tuttora non ha basi scientifiche nella maniera più assoluta. Non è riconosciuta dall’Associazione Psichiatrica Americana o da qualsiasi altro corpo professionale. Il flusso di libri che Gardner produsse sulla materia a partire dai tardi anni ‘80 furono tutti di auto-pubblicazione, senza il tradizionale processo di revisione. Il suo metodo per determinare l’affidabilità delle accuse di abusi sessuali fu denunciato da un noto esperto di violenza domestica, Jon Conte dell’Università di Washington, come “probabilmente il più ascientifico pezzo di spazzatura che abbia mai visto nel campo in tutta la mia carriera”.
    Nessuno con esperienza nei casi di divorzio con alta conflittualità potrebbe negare che le madri, un qualche caso, producano false accuse contro i loro mariti. Ma Gardner andò molto oltre. Ritenne che il 90% delle madri fossero bugiarde che “programmavano” i bambini a ripetere le loro bugie e non si curò mai dell’evidenza comprovata. Teorizzò che i presunti abusi delle madri esprimessero, in forma dissimulata, le loro stesse inclinazioni sessuali verso i propri figli.
    Ed egli stesso sostenne che non vi fosse nulla di particolarmente sbagliato nella pedofilia, incestuosa o meno. “Uno dei passi che la società deve fare per fare i conti con l’attuale isteria è “venirne fuori” ed assumere un atteggiamento più realistico verso il comportamento pedofilo,” scrisse in “ Sex Abuse Hysteria – Salem Witch Trials Revisited (1991)” ( L’isteria dell’abuso sessuale – I processi alle streghe di Salem rivisitati, ndr). La pedofilia, aggiunse, è una pratica largamente diffusa e praticata tra letteralmente miliardi di persone”. Intervistato una volta su cosa avrebbe dovuto fare una madre se il suo bambino avesse lamentato di subire abusi sessuali da suo padre, Gardner replicò: “Cosa dovrebbe dire? Non dire queste cose di tuo padre. Se lo farai, ti picchierò.”
    è incredibile che una tale figura possa essere stata presa seriamente in considerazione dai giudici nei tribunali ma, in un sistema antagonistico dove i padri hanno spesso più denaro da spendere nelle cause di divorzio, le teorie di Gardner si sono dimostrate notevolmente persuasive. Il giornale dell’Accademia Americana di Psichiatria Adolescenziale e Infantile scrisse nel 1996 che un libro di Gardner, Protocols for the Sex-Abuse Evaluation (Protocolli per la valutazione dell’abuso sessuale), era “una ricetta per dimostrare la falsità degli abusi sessuali, nascosta sotto la forma di obiettività scientifica e clinica. Si sospetta che diventerà un bestseller tra gli avvocati difensori.” E così si è verificato.
    Il lavoro di Gardner ha creato una generazione di madri e figli psicologicamente terrorizzati ed, in molti casi, fisicamente dalle sentenze tribunalizie che egli ha influenzato. In uno dei suoi primi casi, una donna fisico del Maryland da lui etichettata come “alienatrice parentale”, inadatta ad ottenere la custodia dei suoi bambini, fu successivamente colpita a morte dal suo ex-marito. Ciò nonostante, Gardner non cambiò il suo punto di vista secondo il quale la moglie fosse la reale cattiva; le bugie di lei, insisté lui, avevano reso il marito temporaneamente psicotico.
    Il passato di Richard Gardner era sorprendentemente convenzionale. Nato nel Bronx, a New York, nel 1931, studiò medicina e psichiatria in varie prestigiose università dello stato di New York, ed assolse al compito di psichiatra dell’esercito statunitense in Germania. Nominato nella Divisione di Psichiatria Infantile alla Columbia nel 1963, fu rispettato per molti anni come esperto nell’esperienza infantile in ambito di divorzio.
    Dopo lo sviluppo della sua Sindrome di Alienazione Parentale nel 1980, comunque, lui e la Columbia University si allontanarono lentamente ed egli trascorse la maggioranza del suo tempo nell’esercizio privato della professione nel New Jersey. Lungo il percorso si trasformò anche nell’autentico mostro americano.
    Andrew Gumbel

  • bozo4

    Per essere felici da bambini e’ bene avere tre genitori : padre, madre, e Stato.

  • Dallaparte Deibambini

    Vorrei sapere dal dott. Giordano e da Dadtux, se lo sanno, quando, dove e in quale disciplina si sarebbe laureato Gardner. Ho cercato in rete, ma non appare da nessuna parte e l’ho trovato molto strano, visto che tanti altri dati biografici abbondano. Questo fa sorgere molti dubbi sulla sua professionalità.

  • Dallaparte Deibambini

    Il sig. Giordano critica la serissima giornalista che ci ospita su questo blog e la dott. ssa Reale sulle pagine di adiantum, ma qui non risponde alle mie tre semplici domande: quando, dove e in quale disciplina si sarebbe laureato Gardner? Attendo…

  • http://mobbing-genitoriale.blogspot.it/ Gaetano Giordano

    Premetto che sino ad ora non ho risposto perché invariabilmente il “form” di risposta mi diceva che il mio era uno spam e cancellava ogni mio intervento.

    Risposta per DallaParte DeiBambini.
    Iniziamo col nome: tutti si definiscono dalla parte dei bambini.
    Il problema è verificare cosa si fa nel caso singolo “dalla parte dei bambini”. E’ comodo chiamarsi così ed è comodissimo restare anonimi grazie ad un bello slogan.

    Verifichiamo poi le critiche.
    Mai criticato la giornalista che ci ospita. Semmai l’ho ringraziata per lo spazio che ci ha dato.
    E mi ha fatto molto piacere che lei stessa abbia apprezzato il tono dei miei e altrui interventi.
    La rispetto e la stimo, e questo significa che posso anche stimare una persona di cui non condivido le opinioni. Altri che scrivono qua mi sembra si comportino differentemente.

    Per quanto riguarda la laurea di Gardner, non so dove si sia laureato, ma di sicuro era laureato e specializzato. In America non si pubblica nulla millantando un titolo che non si ha.
    Si va in galera con facilità, per un motivo del genere. Forse non era un docente universitario contrattualizzato e pagato (forse), ma che fosse un medico specialista in psichiatria non ci piove proprio.

    Credo che Dallaparte Deibambini -anonimo che si cela appunto dietro ad un facile slogan (io mi firmo con nome e cognome: evidentemente altri fanno i gradassi nascondendosi bene)- farebbe meglio a criticare altri aspetti dell’opera di Gardner.

    Per Mario Rossi (persona che forse poteva avere più fantasia nel mascherare il proprio anonimato):
    Su Gardner che incontrava il 90% di madri ingannevoli, vi sarebbe da discutere: ma il suo campione era un campione filtrato dal contenzioso, e a mio avviso il dato era adeguato.
    Ma questo non indica che tutte le madri che si separano imbroglino e lavino il cervello ai figli.
    Personalmente non lo credo affatto.

    La mia ex moglie, ad esempio, madre di uno splendido bambino di undici anni, se ne è guardata bene, tanto che noi non abbiamo nemmeno accordi di frequentazione riguardo a lui.
    Io lo incontro in ogni modo possibile ed immaginabile OGNI VOLTA VERIFICANDO LE SUE ESIGENZE E QUELLE DELLA MADRE (E MIE, IN FINALE) e in otto anni -otto anni- ci sia mai stato il mino screzio.

    Aggiungo: non abbiamo nemmeno -mi perdonino gli ultrafans del condiviso- la “parità” di frequentazioni, che è una cosa bellissima ma a cui io preferisco l’accordo che valuti di volta in volta cosa serve davvero al ragazzo. E, per la cronaca, il figlietto resta molto più spesso dalla mamma, e a me sta bene così perché mi sembrerebbe di deformargli qualcosa se lo costringessi a stare con me per calcolo diario.

    Aggiungo ancora: per un bel po’ di tempo (anni) nostro figlio, che aveva tre anni circa, non si è nemmeno reso conto che eravamo separati.
    Il collante della nostra relazione genitoriale ha attutito la cognizione che noi eravamo “separati”. Mi rendo conto di essere, da questo punto di vista un privilegiato, ma credo che una buona separazione inizi prima del matrimonio.

    Regola fondamentale: per non avere problemi di PAS e MOBBING non ci vuole molto. Anzi, ci vuole pochissimo: basta rispettarsi tutti insieme.

    Forse questa è però una “metaregola” che dovrebbe informare di sé tutte quelle di livello inferiore, e la gran parte di noi lo dimentica.

    Il fatto che i fratelli Grieco siano stati vittima di un errore giudiziario causato dall’applicazione della PAS, si presta a molte considerazioni.
    I periti del giudice non possono sbagliare?
    Trovo la critica di questo genere insensata.

    Quanti assassini sono in libertà perché è stata applicata loro per errore una diagnosi sbagliata?
    Quanti perché un giudice non ha valutato bene le prove a loro sfavore?

    Cancelliamo per questo tutte le malattie che hanno reso possibile l’errore giudiziario?
    Non vedete mai scontri ferocissimi di periti medico-legali sulla natura delle lesioni e/o la probabilità che il DNA sia di quello o di quell’altro?
    Aboliamo l’utilizzo del DNA nei procedimenti giudiziari solo perché usandolo si sbaglia?

    Ma che razza di critica è?
    Semmai, bisogna rivedere i meccanismi dell’accertamento peritale, stabilire dove finisce una “manipolazione” genitoriale e dove inizia il libero convincimento, ma il problema esiste e non si risolve certo con questo genere di critica.
    Per un semplice motivo: perché essendo totalmente inadeguata a cogliere il centro del problema, lo mantiene inalterato.

    Termino. Ho un’altra risposta da postare e spero non sia di troppo per il sistema di WordPress

  • Dallaparte Deibambini

    Dott. Giordano, ma lei vuole scherzare? Propaganda da anni la teoria di un uomo che si definiva medico, e lei non sa dove, quando e in cosa si sia laureato? Ma si rende conto dell’assurdità della cosa? Infatti sul web questi dati sulla laurea di Gardner sono irreperibili. Non le è mai venuto in mente che forse non si è mai laureato?

  • MarioRossi

    Dottor Giordano, forse non ha letto con attenzione ciò che ho scritto a proposito dei fratellini Grieco. Glielo chiarisco: In una disputa combattuta per la custodia di minori, avvenuta nei sobborghi di Pittsburgh qualche anno fa, tre ragazzini implorarono il tribunale minorile di non forzarli a continuare la frequentazione con il loro padre perché, dissero, era fisicamente abusivo nei loro confronti. Piuttosto che credere ai ragazzi, il giudice fece affidamento sulla testimonianza di un esperto nominato dal padre, Richard A. Gardner.
    Gardner asserì che i ragazzi stessero mentendo come risultato di un “lavaggio del cervello” ad opera della loro madre e raccomandò qualcosa che lui chiamava “la terapia della minaccia”. Essenzialmente, ai ragazzi Grieco fu detto che avrebbero dovuto essere rispettosi ed obbedienti nelle loro visite al loro padre e che se non lo fossero stati la madre sarebbe finita in prigione. Poco dopo, il sedicenne Nathan Grieco, il maggiore dei fratelli, si impiccò nella sua camera da letto, lasciando dietro di sé un diario in cui aveva scritto che la vita era diventata un “tormento senza fine”. Sia la corte che Gardner non ammisero mai i propri errori persino dopo il suicidio, e fu solo dopo un esposto sul quotidiano locale che le disposizioni per la custodia per i due ragazzi sopravvissuti furono cambiate.
    Dottor Giordano, lei mi ha risposto poco fa: “Il fatto che i fratelli Grieco siano stati vittima di un errore giudiziario causato dall’applicazione della PAS, si presta a molte considerazioni.
    I periti del giudice non possono sbagliare?”.
    Evidentemente, caro dottor Giordano, lei leggendo la storia dei fratelli Gieco non si è accorto che il perito scelto dal padre dei bambini era proprio Richard A. Gardner, l’inventore della PAS. Quindi fu proprio Gardner a spingere quel ragazzo al suicidio perché lo costrinse a vivere col padre che abusava veramente di quei bambini. HA SBAGLIATO PROPRIO GARDNER; L’INVENTORE DELLA PAS HA FATTO SUICIDARE UN MINORE PERCHé LA DIAGNOSI DI PAS L’HA RIMESSO IN CONTATTO CON IL PADRE ABUSANTE.

  • Carlo Deluisi

    Scusi sig. Gaetano, non sono molto addentro alla questione però non è del tutto rassicurante sapere che uno ha la laurea non si sa dove e nemmeno si sa se era docente contrattualizzato ecc.. Voglio dire, se uno è veramente un luminare tale da influenzare proposte legislative con i suoi studi, dovrebbe anche avere un curriculum di comprovata consistenza, altrimenti dal punto di vista anche semplicemente teorico si creano circoli di idee che si auto-alimentano. Faccio un esempio se cerco Oliverio Ferraris mi danno il curriculum, poi vedo che lavora alla Sapienza cerco e trovo che effettivamente è docente lì… il che mi dà un’attendibilità del docente. Insomma per dirla tutta non sarei tanto felice di avere la consulenza di un medico che non so quale specializzazione abbia. Sarà banale, ma mi piacerebbe saperne di più, per capire i vari punti di vista.
    Grazie per la cortese attenzione.

  • http://mobbing-genitoriale.blogspot.it/ Gaetano Giordano

    Questo tipo di critiche mi sta stancando, perché esprime una profonda incapacità a confrontarsi con idee valide.

    1) Gardner era un medico, su questo non ci piove. Ed è anche pericoloso basare le proprie critiche su questo punto.
    a) Io sono un medico: se sostengo una teoria, la teoria è vera solo perché sono un medico? Allora per convalidare la PAS basta che la sostenga io…
    b) criticare le teorie di Gardner prendendo come dimostrazione il fatto che SU INTERNET non ci siano notizie in proposito è assurdo, oltre che segno di una totale assenza di contenuti da contrapporre alle teorie che si vogliono criticare.

    Non so dove sono laureati gran parte dei miei colleghi italiani, ma questo non significa che non siano medici.

    Chi oppone questi ragionamenti è evidentemente molto ignorante in tema di professioni.
    Il fatto che Gardner abbia pubblicato su riviste scientifiche accreditate, come ad es. l’American Journal of Family Therapy, dimostra però che fosse laureato in medicina e specialista in psichiatria, perché in caso di pubblicazioni di questo tipo il controllo è automatico.
    E’ la rivista che garantisce il titolo.
    Chi non se ne rende conto, di tutto questo, dimostra di sé stesso due punti:
    a) di essere totalmente estraneo all’ambito scientifico, alle regole dei contesti professionali, e di non saper nulla di pubblicazioni scientifiche.

    b) ha un rapporto paradossale col titolo accademico (che di suo non accredita e non scredita in sé la teoria criticata: Pasteur non era un medico e ci ha regalato validissimi studi medici)

    c) dimostra poi una tragica e ingenua sopravvalutazione di Internet come fornitore di informazioni, e che -da ignorante in tema di professioni- non sa di dover cercare altrove (vada a fare le sue ricerche in USA, e non dal pc di casa sua!!!).

    In sintesi, chi fa questa critica (siccome non ho trovato su Internet dove Gardner si è laureato, allora quello che lui scrive non vale) fa la figura dell’ubriaco che cerca la chiave non dove l’ha persa ma dove ha la luce per guardare a terra.

    Signor Rossi.
    Insisto con la mia tesi. E ritengo che anche lei abbia poca dimestichezza con i procedimenti giudiziari.
    Mi cita il caso dei fratelli Grieco?

    Mi dispiace molto per loro, e cioè che siano stati riaffidati al padre per via di una testimonianza di Gardner e che uno di loro si sia poi suicidato per questo.

    Però questa sua critica, e mi dispiace per lei, rischia di ricevere una risposta molto chiara.
    Anzi, due:
    1) Evidentemente in QUEL caso Gardner si è sbagliato. Negli altri 999 no, visto che lei mi cita UN SOLO CASO andato male.

    2) Il fatto che un perito si sia sbagliato in UN SOLO caso (facciamo qui un altro esempio: diagnosi errata di schizofrenia invece che di personalità sociopatica), con conseguente errore giudiziario, significa che in tutti gli altri casi si è sbagliato e, comunque, che da quel momento in poi la schizofrenia non deve più essere usata nei tribunali?

    Sintesi: credo che per partecipare a questi dibattiti bisogna aver la laurea in medicina o in psicologia.

    Come la si pretende da chi si critica …senza aver nemmeno le conoscenze per farlo, viene da aggiungere

  • Marcella

    Carissimo Dott. Giordano

    Che il Dott. Gardner fosse solo un professore volontario non retribuito è facilmente riscontrabile dal sito del New York Times in data 14 giugno 2003 quando hanno rettificato le informazioni date nel necrologio pubblicato alla morte di Gardner.
    Comunque visto che ha tanta stima per il sistema americano non considera singolare che l’American Psychiatric Association non abbia mai introdotto la PAS nel DSM (Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali) così come non sia mai stata introdotta nell’ International Classification of Diseases dell’Organizzazione mondiale della Sanità?
    E tutto ciò malgrado Gardner abbia iniziato le sue osservazioni negli anni ’80.
    Non sarà inclusa nemmeno nella prossima versione del DSM-5 in uscita nel 2013
    come può verificare sul loro sito ufficiale.
    Vogliamo parlare dell’associazione americana degli psicologi?
    Nel sito dell’American Psychological Association consigliano a tutti i professionisti, i funzionari di polizia e i Giudici di prendere sempre in seria considerazione le accuse di violenza domestica nei casi di divorzio e affidamento dei figli e sottolineano la mancanza di dati sufficienti a supportare la teoria della PAS.

    Immagino lei parli perfettamente l’inglese e abbia letto anche chi Gardner lo critica aspramente, vuole qualche esempio?
    Uno che personalmente, ho molto apprezzato è questo:
    Jennifer Hoult. (Spring 2006). The Evidentiary Admissibility of Parental Alienation Syndrome: Science, Law, and Policy, Children’s Legal Rights Journal

    Ma perché non leggere uno studio italiano:
    CRISMA, M., ROMITO, P. (2007) L’occultamento delle violenze sui minori: il caso della Sindrome da Alienazione Parentale.

    Mi dica, ha letto personalmente i testi di Gardner o si è limitato ai commenti di altri e agli abstract?
    Malgrado Gardner abbia rigettato le accuse di minimizzare la gravità degli abusi sessuali sui minori, non poteva fare altrimenti, i suoi testi esistono ed è facile aprirli e vedere le sue dichiarazioni con i propri occhi.
    Comunque sono certa che prima di sposare le sue teorie, lei le abbia approfondite e valutate.

    Ciò che mi sorprende è la mancanza di tempismo dell’Italia, vogliamo introdurre la PAS adesso, quando nei Paesi, dove è stata introdotta in precedenza, ora ne sconsigliano l’utilizzo?
    In Spagna come già accadde negli USA i professionisti stanno reagendo alla diffusione della PAS come si legge nella posizione ufficiale sul sito dell’Associazione spagnola di neuropsichiatra (AEN). Il Consiglio Nazionale degli Stati Uniti dei Magistrati per i Minorenni e per la Famiglia ha respinto la PAS, raccomandando che non sia usata per la valutazione di questioni concernenti l’affidamento dei figli, così come il Dipartimento di Giustizia Canadese ha sottolineato come la PAS sia un metodo di valutazione empirico e senza un sufficiente supporto scientifico, preferendo altri parametri di valutazione. Perfino la Corte d’Appello della Gran Bretagna ne ha rigettato l’utilizzo. Inizialmente avevo aggiunto dei link a conferma delle mie affermazioni, ma purtroppo il blog, che gentilmente ci ospita, non mi permette di postarli considerandoli come spam.

    A mio parere la legge si deve basare su tesi valide, errare è umano, ma perseverare nell’errore non è accettabile.
    Prendiamo da esempio il Nord Europa che senza bisogno della PAS, riesce a promuovere la parità genitoriale supportando i genitori sin dalla nascita dei bambini, stimolando i padri a prendere il congedo di paternità, promuovendo la mediazione familiare ancora prima del momento della separazione, ma mai nei casi di violenza e maltrattamenti.
    Caro Dott. Giordano, personalmente ritengo, che l’Italia stia sbagliando strada, la bigenitorialità si promuove attraverso la cultura della parità e del rispetto e non promuovendo una sindrome definita da alcuni della “Madre malevola” e mi meraviglio che lo facciano professionisti affermati come lei.

    Cordiali saluti

    Marcella

  • http://mobbing-genitoriale.blogspot.it/ Gaetano Giordano

    Personalmente, dopo aver letto il quanto scritto dalla signora Marcella, ritengo di non dover più rispondere a una certa fascia di interventi.

    Visto che la mettiamo sulla competenza e la capacità di orientarsi su teorie e problemi specialistici, credo sia il caso che io mi confronti validamente solo con persone laureate nella materia specifica (medici, o psicologi), e soprattutto, con persone che si firmino con nome e cognome, e non che restino anonimi.

    Non si può contestare a Gardner di non essere mai stato un professore universitario (“accusa” veritiera, ma secondo me ininfluente e ridicola), ma poi mettersi a criticare le sue teorie con il piglio e il frasario degli specialisti internazionali del settore senza avere nemmeno una laurea im medicina o in psicologia.

    E per di più nascondendosi dietro l’anonimato.

    Nella vita ci vuole coerenza, quando si fanno certe affermazioni e si assumono certe posizioni.
    E qui la si perde con troppa facilità: siamo un popolo di santi, di poeti, di navigatori, di allenatori di calcio, e adesso anche di specialisti in problemi psichiatrico-forensi.

    Per definizione chi contesta le tesi di Gardner perché non era professore universitario a contratto, dovrebbe almeno avere una laurea, per parlare.

    Sic.

  • Carlo Ponti

    Signor Giordano, Pasteur era chimico, biologo e microbiologo. Gardner invece non sa nemmeno lei in cosa fosse laureato: quindi nemmeno lei è andato negli USA a verificare se avesse un titolo accademico e se fosse specializzato in psichiatria. Gadner potrebbe essere stato anche un podologo. E a proposito dell’errore di Gardner che ha condotto alla morte di un bambino perché l’ha costretto a vivere con un padre abusante, chi le dice che sia stato l’unico errore? Solo perché non tutti i bambini riaffidati ai padri abusanti si sono suicidati, ciò non significa che la loro vita non sia stata tragica. Comunque non depone propro bene che la diagnosi di Gardner abbia causato il suicidio di un bambino.

  • http://mobbing-genitoriale.blogspot.it Gaetano Giordano

    Io credo che qui bisogna veramente domandarsi come si arriva a dire tante assurdità.
    E qui mi fermo perché ho troppa consierazione dell’intelligenza umana per continuare un confronto a questi livelli.

    Allora: Pasteur.
    Paster era un chimico. Ha scritto e fatto ottime cose in Medicina.
    Questo, tanto per cominciare, significa che la laurea conta poco, quando si producono idee.
    Pasteur ha inventato il vaccino antirabbico, ha studiato il colera, ma se le fosse stato antipatico lei avrebbe obiettato che non aveva la laurea giusta per parlare.

    Secondo. La credibilità della fonte.
    Lei è andato a controllare che Pasteur fosse laureato in Chimica?
    No: ha letto una notizia e la da per buona.

    Secondo lei, i suoi processi di accredito in tal senso sono giusti ed efficaci, perché lei è convinto di poter parlare della laurea di Pasteur.

    Se avesse un minimo di serenità, capirebbe che il livello di veridicità della sua informazione è simile al mio.
    Lei dà per buone fonti non controllate, ma che siccome sono di uso comune non hanno bisogno di verifiche.

    Io pure. Ma a lei non sta bene. E pretende di saperne più di me quanto a validazione di titoli.
    Mi dispiace per lei.
    Mi dispiace per lei perché questo implica molto ignorare un mucchio di cose relative alle professioni e alle lauree.

    Chi parla come lei in genere non ha nessuna laurea, e non sa cosa significa esercitare una professione.
    Probabilmente ha un diploma tecnico e crede a quello che c’è scritto nei manuali.

    Se il resto non glielo dimostrano, sta male, perché deve mettere insieme nozioni che non ha. E si vede.

    Gardner non poteva non essere laureato in medicina e specializzato in Psichiatria, perché altrimenti non sarebbe mai stato ammesso nei tribunali americani a testimoniare come “esperto” laureato in Medicina e Specialista in Psichiatria.

    Come non avrebbe nemmeno potuto fare il docente volontario (e non retribuito).
    L’Università americana che lo ha accolto come docente (la tigna di qualcuno mi obbliga alla assurda precisazione: docente volontario e non retribuito), non lo avrebbe MAI accolto come docente se non avesse verificato prima se in possesso del titolo per tale incarico, sia pure volontario.

    Anche se volontario, insomma, laurea e specializzazione erano obbligatorie, altrimenti era l’Università a commettere un reato.
    Chiaro?

    Altra verifica: i Tribunali americani.
    Il fatto che abbia testimoniato come medico specialista, indica che per quattrocento volte le Corti americane hanno convalidato il suo curriculum.
    Qui sfioriamo l’assurdo: voi non trovate su Internet un dato banale (ma a voi, non laureati, sembra quello fondamentale) e pensate che il dato non esiste.

    Il dato è banale proprio perché superato dalle conferme che arrivano da Tribunali e Università.

    Per quattrocento volte lui ha dovuto presentare alle Corti americane certificati di laurea e specializzazioni, altrimenti non era accettato come teste esperto.

    Peggio ancora: ammettendo che ai giudici americani non fregasse alcunchè del titolo, lei pensa che i legali degli avversari di Gardner non avessero pensato a come screditare il teste?

    Qui siamo alla megalomania.

    Questo tizio ha affrontato per quattrocento volte circa le Corti americane, ha soprattutto affrontato gli avvocati avversari dei suoi legali, gente pronta a contargli quanti bicchierini avesse bevuto la sera prima per invalidarne la testimonianza, e non hanno mai eccepito nulla sui titoli di Gardner (altrimenti la notizia sarebbe venuta fuori e, comunque, una volta diventato famoso lo bollavano appena parlava, se non arrestandolo), e adesso a voi viene ion mente di scavare sul dato accademico?

    Ma pensate che gli avversari di Gardner -gente che si giocava cause milionarie di affido, a volte- e i giudici per i quali testimoniava, erano terribilmente stupidi, e i geni del dubbio siete voi?

    Chi delegittima le teorie di Gardner attraverso il dubbio sul suo status accademico, compie una miriade di errori: dovuti in parte ad una grave ignoranza relativa alle regole dell’esercizio professionale, e in parte ad un uso molto corto della concatenazione logica,

    Per di più, si sente uno che è estremamente più furbo di schiere di legali (e di altri medici o psicologi) che hanno già combattuto contro Gardner a prezzi salatissimi e in aule guerrafondaie come quelle americane.

    Quello che mi fa ridere è che ci sono state schiere di avvocati e psichiatri che avrebbero vinto le proprie cause contro Gardner senza nemmeno lasciarlo parlare, deleggittimando completamente i suoi pareri sulla PAS, proprio usando questa obiezione, ma nessuno ci ha mai pensato.

    Adesso in Italia, seduti al pc di casa propria, magari dando un’occhiata alle partite di calcio e una ai figli che ululano, spuntano due o tre persone che hanno l’idea geniale che avrebbe messo a terra Gardner in oltre quattrocentoi cause.

    Morale: la logica dell’insinuazione, dell’offesa personale e della delegittimazione ad personam (forse non era laureato… quello che ha detto allora non vale!) nasconde un tragico vuoto di idee al riguardo.

    Si delegittima e si mette in dubbio perché non si vogliono conoscere i propri limiti, perché non si hanno conoscenze adeguate di ciò di cui si parla (nemmeno sapete come funziona l’accredito di un esperto in Tribunale: la validazione del titolo è d’obbligo), e perché ci si sente dei geni.

    E’ l’ultima volta che rispondo sul tema “Gardner laureato o no”, perché esprime un livello veramente scadente di dibattito.

    E, oltretutto, conferma un dato: mancano gli argomenti contro la teoria di Gardner.
    Abbondano attacchi senza senso e copia-incolla citati nel modo più acritico possibile.

    p.s.
    quanto al fatto che Gardner ha sbagliato in un solo caso: ma se siete voi che convalidate Internet come fonte informativa indiscutibile (“Su Internet non trovo quando Gardner si è laureato, quindi non si è laureato”), allo stesso modo vale la stessa regola: su Internet è citato un solo caso.
    O mi trovate su Internet gli altri errori di Gardner, o i vostri meccanismi di accredito informativo relativamente a Internet dimostrano che ha sbagliato solo una volta.
    Cercatemi gli altri casi. E portate le prove che siano veri.

  • Mario Rossi

    Signor Giordano, io la laurea ce l’ho. Gardner, a quanto mi risulta, no, visto che non se ne trovano cenni da nessuna parte-e nemmeno un suo acceso sotenitore come lei ne è a conoscenza. Mi creda, una persona che esegue diagnosi psichiatriche che non risulta né laureato in medicina né specializzato in psichiatria da nessuna parte, è molto grave che venga preso in considerazione da lei e dalle associazioni di padri separati. Vogliamo sapere dove si è laureato Gardner, dove si è specializzato in psichiatria e quando. Signor Giordano, sostenere le tesi di un potenziale millantatore di un titolo accademico è grave. Lei dice che non è importante conoscere queste cose, eppure sostiene che lei può parlare solo con chi si sia laureato in medicina o psicologia, eppure lei sostiene le tesi di un certo Gardner che magari non era né medico, né psichiatra, né psicologo. Ci ha pensato a quanto è incoerente il suo discorso, signor Giordano?

  • Carlo Deluisi

    Gent.mo dott. Giordano, per quanto chiara e articolata la sua cortese risposta non mi toglie tutti i dubbi. La laurea in medicina va bene, però -voglio dire- se uno si deve operare di tonsille mica va da un chirurgo estetico, per quanto sia anche lui un valido medico. Se poi vdesidero leggere una trattazione accademica seria, approfondita su un settore della scienza pretendo che chi scrive abbia una specializzazione in quel settore e non in uno che più o meno c’entra qualcosa, specie se poi tale teoria influenza la legislazione di un intero Paese. Come dire, cercando ricette per un ristorante di altissima classe, non mi affido a “Cotto e mangiato” di Benedetta Parodi, per quanto in cima alle classifiche di vendita. Grazie ancora per la paziente attenzione.

  • Marcella

    Carissimo Dott. Giordano
    A scadere nei suoi commenti è solo Lei, visto che mi sta offendendo, quando mi sembra di essere stata più che educata nei suoi confronti. Siamo su un blog non specialistico, esistono anche i forum dedicati agli specialisti, ma non è questo il caso, quindi non vedo per quale motivo io debba condividere le mie informazioni personali o dimostrare i miei titoli di studio.
    Invece di rispondermi pretende di mettermi nella categoria:
    “Nella vita ci vuole coerenza, quando si fanno certe affermazioni e si assumono certe posizioni.
    E qui la si perde con troppa facilità: siamo un popolo di santi, di poeti, di navigatori, di allenatori di calcio, e adesso anche di specialisti in problemi psichiatrico-forensi.”
    Credo sia il modo migliore per chiudere un confronto, quando non si sa più cosa dire.
    Comunque non si preoccupi, non ruberò più il suo prezioso tempo, ho già espresso il mi pensiero e visto che, a parte le sue offese, non ho ricevuto risposta, non ho altro da dirLe.
    Strano che io debba esibire la mia specializzazione per potermi confrontare su un blog e secondo Lei sia corretto inserire in un disegno di legge una “teoria” che ribadisco, non è mai stata inserita né nel DSM né nell’International Classification of Diseases dell’Organizzazione mondiale della Sanità e questa non è certo un’opinione personale, ma un fatto.
    Visto che si nasconde dietro la coerenza, ne faccia buon uso.

  • http://www.alienazionepar.altervista.org alienazionepar

    Ma perchè tutta questa fissazione su Gardner?
    Sembra quasi che il problema della manipolazione dei minori passi in secondo piano rispetto alla indagine inquisitoria su questo psichiatra americano morto ormai da dieci anni. A me pare più urgente il problema della manipolazione dei minori, su cui bisognerebbe concentrare la discussione. Gardner ha dato il suo contributo alla ricerca in passato, ma prima di lui e dopo di lui sono stati pubblicati molti altri lavori di ricerca. Per questo è stato possibile presentare una richiesta formale al comitato per il DSM5, perché esiste ormai una bibliografia molto estesa sulla problematica.

  • Mario Rossi

    Alienazionepar, la richiesta formale è stata anche fatta, ma mi risulta non essere stata accolta, tanto è vero che la PAS non sarà inserita nel DSM5.

  • http://mobbing-genitoriale.blogspot.it Gaetano Giordano

    Signor Mario Rossi,
    guardi che su Internet non c’è scritto da nessuna parte che lei sia laureato: ho cercato e non ho trovato.

    Quindi fino a che su Internet non si trovano notizie della sua laurea, vale la regola da lei ben espressa: lei non è laureato, fino a prova contraria, e a nulla valgono le sue affermazioni di persona.

    Se poi il suo è un alias, cioè “Mario Rossi” non è il suo vero nome, be’, allora diciamo che ci sono molti aspetti da chiarire.
    “Mario Rossi” è il suo vero nome?

    Per quanto riguarda Gardner, invece, era laureato: altrimenti non avrebbe potuto esercitare nei Tribunali americani come esperto di psichiatria.

    Se a lei sfugge l’importanza di questo passaggio -cioè che per essere ammesso nei tribunali americani come esperti di medicina e psichiatria bisogna essere laureati e specializzati- mi dispiace per lei.
    E qui concludo, per quanto la riguarda.

    Signora Marcella,
    ahiahiahiai, lei mi cade proprio sul titolo.

    Chiarisco: se la sua tesi è che gli scritti di Gardner non sono credibili perché lui non è laureato o non era docente a contratto, è evidente che lei per prima sostiene che per poter parlare credibilmente della PAS bisogna essere laureati e docenti universitari.

    Altrimenti non si è credibili.

    Conseguentemente, o questa regola vale per Gardner e per tutti, o non vale. Si decida, pls.
    Se non altro per non ricordarmi sempre che siamo in Italia: paese nel quale la correttezza e la trasparenza sono regole che si chiedono sempre e solo agli altri e mai a sé stessi.

    Dunque: Gardner non ha titoli, per parlare di PAS?
    E lei che titoli, ha per parlare di PAS?

    Altro punto: il fatto che io non saprei più cosa dire.

    Vi state accanendo sui titoli di Gardner, ma nessuno sta avanzando critiche alla teoria (lo ha fatto solo il dr. Mazzeo, medico e psichiatra, fatto che do per scontato anche se non so altro)

    Voi portate ARGOMENTI CONTRO GARDNER [maiuscolo = sottolineato], ma NON PORTATE ARGOMENTI contro la PAS.

    Dopo di che lei accusa me di chiudermi al confronto?

    Ma se lei non porta nessuna obiezione alla teoria, ma solo una delegittimazione dell’autore che pretende valere sulla credibilità della teoria, qual è il confronto?

    Lei si sta accanendo su un dato non falsificabile e non verificabile (“siccome l’autore non è laureato e/o non era un docente pagato, la sua teoria non vale) e poi accusa me di non discutere.
    Di cosa devo discutere? Della laurea di Gardner?
    Pensa che ai bambini triturati da questo sistema la cosa serva?

    Tra l’altro, la vostra teoria “Gardner Zero Tituli” porta a dei paradossi curiosissimi.
    In Italia Gullotta “crede” alla PAS, la Cavedon pure, e tanti altri idem (io personalmente sono al momento indeciso. Indubbiamente il problema esiste). Sono tutti laureati.
    E cìè dunque una infinità di laureati che accettano l’ipotesi della PAS.

    Il loro consenso alla teoria della PAS non vale nulla perché la laurea secondo voi non ce l’aveva Gardner?

    Cosa è, una delegittimazione a catena? Se il primo non ha i numeri non li ha nessuno dopo di lui per dire qualcosa?

    O è un gioco di prestigio?
    voi senza laurea e senza conoscenze specifiche siete legittimati a dire cose sensate e gli specialisti no, se danno retta a Gardner?

    Signora Marcella: ma mi facci [sic!] il piacere…

  • http://www.alienazionepar.altervista.org alienazionepar

    Mario Rossi: ma che c’entra se la proposta al DSM5 non è ancora stata accettata con la mia osservazione riportata sopra? Io volevo solo sottolineare che la discussione è partita da un tema ben preciso: il problema della manipolazione dei minori nel corso del divorzio. Invece si continua a parlare di un uomo morto dieci anni fa che ha certamente contribuito all’analisi di quel problema, ma non è affatto il solo studioso che se ne è occupato e che se ne occupa.
    Personalmente parteciperei volentieri ad una discussione seria sul problema e ho apprezzato molto sia il contributo di Giordano che quello di Elvira Reale. E sono soprattutto interessato alle proposte rispetto ai rimedi.

  • http://mobbing-genitoriale.blogspot.it/ Gaetano Giordano

    Appunto.
    La mia impressione è che qui si cerchi di fare una battaglia per impedire di chiarire che la manipolazione dei minori nel conflitto coniugale è un evento grave o gravissimo, che questo evento, molto frequente, genera gravi patologie a breve ma soprattutto a lunga scadenza (stando alle statistiche sulla privazione del rapporto con l’altro genitore), che avvantaggia solo un “sistema” che è fondato sulla redditività del conflitto coniugale e danneggia adulti e minori coinvolti nel conflitto ma crea un indotto economico per gli altri che intervengono a “gestirlo” (con un sistema che produce autoreferenzialmente conflitto dal conflitto) e che, buon ultimo, è una manipolazione che si fonda sulla incapacità di gestire le divergenze personali al di fuori delle dicotomie vero/falso, torto/ragione, diritto proprio/diritto altrui tipiche di una cultura della “oggettività” e non della relazione.

    Il resto del discorso si fonda tutto su una illusione di alternative, perché non tocca il cuore del problema

  • http://www.alienazionepar.altervista.org alienazionepar

    Sottoscrivo interamente le osservazioni (assai caustiche) del dottor Giordano. Faccio anche notare che a causa di alcuni interventi che sembrano mirati esclusivamente a sviare la discussione, il dibattito è diventato così surreale da far pensare che le ragioni di chi contesta la possibilità della manipolazione dei minori nel corso delle separazioni siano del tutto pretestuose.
    Ma non voglio cadere nel loro stesso errore facendo un processo alle intenzioni (se no Giordano bacchetta anche me).
    Ripeto, io vorrei che si parlasse dei rimedi, e vorrei sentire anche su questo il parere della dottoressa Elvira Reale.

  • Mario Rossi

    La discussione la svia Giordano, che per smarcarsi dalla discussione dice che per parlare di PAS bisogna essere psichiatri sottintendendo che chi non lo è deve star zitto sull’argomento, ma finora prove che Gardner fosse psichiatra non ne ha trovate nemmeno Giordano. E il fatto che la PAS non rientrerà nel DSM5 dimostra che, ancora oggi, questa “cosa” inventata da Gardner non esiste per la psichiatria.

  • http://www.alienazionepar.altervista.org alienazionepar

    Riepilogo brevemente la situazione. Stiamo commentando due articoli di due professionisti che parlano di “mobbing genitoriale”. Logica vorrebbe che i commenti fossero attinenti al tema dei due articoli, portando argomentazioni finalizzate a chiarire meglio in quali punti i due articoli danno una corretta rappresentazione della realtà e in quali altri punti invece no.

    La maggior parte dei commenti invece sono stati relativi alle credenziali accademiche di un medico americano morto dieci anni fa che ha descritto lo stesso problema con una sua personale teoria (quella denominata con la sigla PAS).

    Quindi perché ci si concentra su Gardner? Forse perché non si è interessati al problema oggetto degli articoli di Giordano e Reale? Forse il vero interesse dei commentatori è semplicemente quello di screditare Gardner?

    Mi colpisce molto l’affermazione del signor Rossi secondo cui “la cosa inventata da Gardner non esiste”. Io credo che il discorso vada impostato così. Gardner ha “inventato” una teoria. Le teorie non sono la realtà fisiche ma esistono esclusivamente come concetti. Ad esempio Copernico ha “inventato” la moderna teoria eliocentrica. E la meccanica celeste “inventata” successivameten da Newton è una teoria migliore. Ma le teorie di Copernico e Newton vanno tenute ben distinte dalla classe di problemi che ambedue questi studiosi cercavano di spiegare.
    Inoltre anche l’antica teoria geocentrica di Tolomeo cercava di spiegare la stessa classe di problemi. E non si può dire che la teoria di Tolomeno “non esiste” perché la moderna meccanica celeste spiega il movimento dei pianeti meglio dell’antico sistema tolemaico.

    Io temo che alcuni commentatori di questo blog sarebbero pronti a sostenere che il movimento dei pianeti non esiste perché la teoria tolemaica sbagliava mettendo la terra al centro del sistema solare. Un ragionamento che sarebbe veramente bizzarro.

    Gaetano Giordano ed Elvira Reale hanno cercato di spiegare una certa classe di problemi utilizzando lo schema concettuale del mobbing, che da profano mi sembra di aver capito è un modello che viene dallo studio del comportamento animale. A me sembra un’idea molto stimolante, sarei curioso di saperne di più.

  • Gaetano GIORDANO

    Chiedo perdono all’illustrissimo e competentissimo dr. MarioRossi.
    Purtroppo sono al momento impegnato in una Contraffazione Psichiatrica e sto tentando di spacciare una Tragedia per un’Altra.
    Appena posso continuerò a sviare la discussione dal Drammatico Tema (“Gardner era o no LaureatoSi?”) ad uno assolutamente futile e totalmente easy (che fare quando un figlio è strumentalizzato all’interno di un conflitto separativo).
    Sto preparando un interventino sul tema, ma fra un Inganno e l’Altro cui sono occupato e di cui devo pascermi nella vita professionale per rubare soldi e pace a Mamme Candide e Papà Teribbbili, non riesco a terminarlo.
    A presto, MarioAmoreMio!

  • Luisa Betti

    G.li lettori e lettrici, mi duole apprendere che mentre ospito sul mio blog e pubblicamente il dibattito sulla Pas e sul mobbing genitoriale senza neanche intervenire per lasciare piena libertà di espressione a tutti e tutte, sia i pro che i contro, sul sito di adiantum – in cui molti di quelli che qui sono intervenuti a favore della Pas e del ddl 957 scrivono e intervengono – apprendo che si mette in dubbio la mia professionalità, svilendo la mia persona e i temi di cui mi occupo, accusandomi di discriminazione e di incompetenza. Non so come leggere un tale comportamento, fatto sta che di certo non va a vostro favore. Pensavo si potesse interloquire con un dialogo costruttivo e non offensivo. Ma forse sono stata troppo ottimista. Grazie

    http://www.adiantum.it/public/3023-il-manifesto-e-il-blog-che-discrimina-i-bambini-(se-sono-di-sesso-maschile).asp