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Rovesci d'Arte

Parigi, è Rimbaudmania

Non rimangono tante pagine scritte da Arthur Rimbaud però ogni sua parola da «veggente» è rotolata nel futuro e la sua inquietudine ha incantato molte generazioni , comprese quelle tutte Facebook-iPod (più iPad) del terzo millennio. Adesso una curiosa mostra a Parigi, presso le Galeries des Bibliothèques (fino al 1 agosto, 350 oggetti, documenti e opere) ne ripercorre il fascino in un mix di proposte, lanciando una vera e propria Rimbaudmania. Si indaga l’impatto fatale del grande poeta (morto prematuramente all’età di 37 anni, nel 1891) sulla cultura pop e le sorprese sono tante. Si comincia con le suggestioni dell’avanguardia, quando a lui si interessarono – per illustrare delle edizioni speciali di scritti – Léger, Sonia Delaunay, Mirò, fra gli altri. Drammaturghi, musicisti e cineasti: Rimbaud ha risonanze in ogni campo creativo, ma secondo il curatore della rassegna Claude Jeancolas, questo scrittore nomade sarebbe ancora «orfano» del cinema. Non è uscito – a suo avviso – il film definitivo sul poeta. Flirtarono con la sua figura Pasolini e Saura, ma si arresero per problemi economici; poi una serie di pellicole e alcune originali interpretazioni (l’ultima delle quali, il personaggio di Arthur nel film di Todd Haynes dedicato alle musiche di Bob Dylan) hanno tentato di entrare in contatto con il suo spirito. Non benissimo, ritiene lo specialista Jeancolas. Meglio è andata con i ritratti firmati da star eccentriche come Picasso o Cocteau.
Lì, il fantasma aleggia sul serio. Come in quella fotografia di Etienne Carjat, sospesa nel tempo, icona della Beat Generation statunitense, che immortala un Rimbaud giovanissimo, occhi puntati lontano, un po’ dentro al paradiso e un po’ all’inferno.