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Papa/Usa: l’Appalacia segreta di Francesco

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Per l’America liberal, quella grande fetta di America, che ha trattato la visita del papa come una festa, che si è deliziata della schiettezza di Francesco al congresso e poi all’ ONU. Che ha applaudito i suoi moniti sul clima, i suoi inviti alla pace e le sue sferzate sull’ingiustizia e il lucro, la notizia del suo incontro con Kim Davis ha avuto un effetto travolgente.

Come scoprire che l’invitato d’onore alla tua festa, quello che ha conquistato tutti i tuoi amici, quando se n’è andato, sotto la tonaca, si era portato via le posate d’argento.

Il papa rock star, quello “della gente”, il “hope pope” con la 500, il mediatore della pace cubana moralizzatore e fustigatore dei potenti per molti col suo incontro segreto ha lasciato un retrogusto decisamente amaro alla sua visita.

La persona con cui si è intrattenuto in udienza privata è rappresntante della più rozza chiusura mentale, esprime un oscurantismo appalachio da “..l’uomo creò Satana” . Lei, funzionaria di provincia del Kentucky che si è rifiutata di emettere licenza di matrimonio a coppie gay, come imposto dalla legge, è assurta quest’estate a martire dei teocon, soprattutto dopo aver passato cinque giorni in prigione per aver violato la sentenza della corte suprema. Questa novella santa della destra omofobica e bifolca è stata invitata dunque ad un udienza con il santo padre che nella nello stesso giorno del suo discorso al parlamento americano, ha avuto un “caloroso incontro” in cui ha fatto dono alla Davis di due rosari per i di lei devoti genitori.

È come se un capo di stato straniero avesse voluto vedere il ristoratore leghista che serve da mangiare solo a italiani, o l’imprenditore veneto che non assume stranieri. Non si dica che l’omofobia è diversa dal razzismo, non lo è per milioni di gay discriminati.

Ma come? E tutti i discorsi sull’inclusione? Non è ingenuità alla luce del messaggio – e dell’immagine – così attentamente coltivata dal papa in questo viaggio, chiedere conto di questo incontro apparentemente pianificato dieci giorni in anticipo stando al legale della Davis che ha tenuto i contatti con la santa sede, ma tenuto nascosto.

Il rifiuto del Vaticano di confermare l’incontro anche nel momento in cui l’avvocato della Davis passava la giornata a concedere interviste e citare la assistita sul “grande conforto dato dal santo padre alla mia causa” trasmette tutta la malafede di questo “segreto”.

Nella mente di Davis e dei suoi accoliti la “causa” sarebbe la nobile facoltà dell’obiezione di coscienza che Obama vorrebbe sottrarre ai buoni cristiani. La stessa che rivendicano i pii datori di lavoro che rifiutano i contributi agli impiegati perché per legge la mutua prevede anche la previdenza anticoncezionale.

E il papa? Non stava dalla parte dei deboli (e della riforma sanitaria che li aiuta a curarsi? E soprattutto se biasima le ipocrisie come si giustifica al segretezza?

Non che sia poi una enorme sorpresa, si dirà, ma sorprende invece la forma con cui questo papa, ha scelto di confortare la componente più retrograda del suo gregge: dalla porta di servizio, nel backstage di una grande scintillante rappresentazione pubblica.

Non poteva esserci modo più efficace di questo profondo inchino alla parte più conservatrice del paese, occultato come i segreti scomodi di famiglia, per sbugiardare quella che in retrospettiva ora appare molto di più come una grande campagna di immagine.