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losangelista

Papa. Boy.

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Alla fine, in una tranquilla sera di luglio i due eventi, cosi’ trafelatamente anticipati da una palpitante tifoseria-stampa, attengono in contemporanea l’annunciata apoteosi: il primo viaggio del neopapa e il neonato reale d’Inghilterra si sono congiunti in una perfetta tempesta mediatica. Una doppia epifania debordanti pietas da prima serata, gossip da rotocalco e genuflessione; un tripudio su misura per i palinsesti estivi e un momento ecumenico nazionalpopolare da cui, come da un anticiclone africano,  non c’e’ possibilita’ di tregua. Gli eventi hanno entrambi risonanza planetaria ma le variabili priorita’ assegnategli dai siti della stampa mondiale disegnano una significativa topografia mediatica regionale. Sulla stampa sudamericana, a partire dai brasiliani, con messicani e argentini a ruota, domina ovviamente (e giustificatamente, aggiungeremmo) Francesco, il primo papa del nuovo mondo “tornato a casa”.  Il nordeuropa invece non ha dubbi: e’ compattamente monarchico e apparentemente protestante. Priorita’ assoluta quindi alla nativita’ Windsor dagli svedesi Aftonbladet e Dagens Nyheter ai tedeschi (assai sobrio in particolare il titolo del Frankfurter Allgemeine: Kate porta il sole in terra!),  perfino i presunti “papisti” dell’ Irish Times e Irish Independent, non certo filoinglesi,  aprono sulla duchessa  omettendo “incredibilmente” l’atterraggio pontificio. La situazione si ribalta diametricamente nella catto-zona, con la stampa italiana prevedibilmente genuflessa per il santo padre e cosi’ anche la spagnola anche se sul sito El Pais affiancava le due notizie in posizione paritaria. La Francia si e’ spaccata (retaggio ugonotto?) col sito di Le Monde che apriva senza indugi a tutto campo sul papa e Liberation che punta tutto sul neo-erede: 3 notizie da Londra, 0 dal Brasile. Certo il corale Te Deum italiano come al solito interessa ben piu’ che la sola sudditanza  della stampa. Inutile chiedere perche’ come accompagnatore del papa all’aereo pontificio all’aeroporto di Fiumicino ci fosse il primo ministro dell’Italia o perche’ ancora una volta un leader religioso capo di stato straniero sia arrivato in un elicottero recante la vistosa dicitura “Repubblica Italiana”, scortato da forze militari italiane in alta uniforme. L’inchino istituzionale stavolta, a scanso di equivoci, e’ stato rafforzato con un tweet in cui Letta promette piena attenzione al “grido di speranza” che il papa si appresta presumibilmente a lanciare dalle favelas di Rio anche come indicazione su un eventuale programma di governo del nostro paese. Il solito, oridinario khomeinismo de noantri, diligentemente riportato dagli organi preposti, si capisce. Tant’e, ma adesso chi ci salvera’ dall’incessante diretta papale in coro su tutti i giornali e le TV. Almeno ieri, pur nell’occhio del baby-ciclone, il Guardian offriva la civile opzione di un edizione “repubblicana”, depurata di notizie sul triage ostetrico ducale. Perche’ non immaginare anche in Italia una homepage laicizzata, a basso tasso pontificio? Si puo’ sempre sognare, o forse no.