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Paese sera non è calabrese

Piero Sansonetti si è presentato ieri a Rende, vicino Cosenza, come nuovo direttore del quotidiano locale Calabria Ora. «Ho accettato perché le sfide si accettano tutte – spiega Sansonetti – e poi perché la Calabria è un posto importante, uno dei posti in cui uno che vuol fare il giornalista, che vuole occuparsi della vita civile, che ha un po’ di passione per cosa sarà questo paese, beh forse il posto più adatto è questo. È stata una sorpresa per me – ammette – però una bella sorpresa».

L’ex direttore di Liberazione ha rivendicato le sue convinzioni di sinistra e si è detto sicuro che con i suoi nuovi editori – Fausto Aquino e Pietro Citrigno – andrà tutto bene nonostante le due dimissioni in quattro anni dei suoi predecessori : «Generalmente io faccio il mio lavoro, gli editori il loro. Finché funziona così, funziona benissimo. Se non funziona così, non funziona».

Nessun cenno a Paolo Pollichieni, che ha lasciato la guida di Calabria ora dopo le pressioni degli editori per un articolo che documentava un incontro nel 2006 a Milano tra l’allora sindaco di Reggio Calabria e oggi presidente della regione Giuseppe Scopelliti con un personaggio legato al clan De Stefano arrestato per mafia lo scorso giugno (Scopelliti non è mai stato indagato né coinvolto nelle inchieste).
Ma con Sansonetti al loro fianco i due editori – Aquino è stato rinviato a giudizio per una presunta truffa nell’affitto di una palazzina all’Asp di Cosenza e Citrigno condannato in secondo grado a 4 anni e 8 mesi per usura nell’inchiesta «Twister» – hanno in cantiere un’operazione più ambiziosa: il ritorno di Paese sera in almeno quattro regioni.

Gli editori calabresi sono infatti i proprietari di Paese sera srl ma sulla loro testa pochi giorni fa è caduta un’altra tegola giudiziaria. Non penale ma civile. Paese sera – almeno come marchio – dal 2007 è di una srl romana controllata da Alessio D’Amato, ex consigliere del Lazio del Pd. Il 6 luglio scorso la IX sezione civile del tribunale di Roma ha respinto il ricorso di Aquino e Citrigno contro D’Amato e soci stabilendo che il sito (www.paesera.it) e il marchio Paese sera sono dei romani, che peraltro li hanno utilizzati alle ultime elezioni amministrative in cinque numeri free press.

Il giudice ha stabilito che la stampa di poche copie del giornale in un unico numero una volta all’anno da parte degli editori calabresi è assimilata alla «non pubblicazione» e non basta a tenere in vita una testata. Peraltro, almeno secondo chi le ha viste, le poche copie uniche in circolazione sarebbero state stampate nella tipografia pontina del senatore Ciarrapico con la stessa gabbia grafica di Ciociaria oggi (l’editore è sotto inchiesta per una truffa da 20 milioni di euro proprio per i finanziamenti ai suoi giornali).

«Paese sera, quello vero, tornerà in edicola a Roma e provincia in autunno», sostiene D’Amato. Sostenuto indirettamente dai democratici del Lazio, l’ex consigliere regionale non ha alcuna intenzione di venderlo ma anzi ha in cantiere un periodico di inchiesta «vecchio stile» contro le politiche locali di Alemanno e Polverini.

da www.ilmanifesto.it – uscito sul manifesto del 29 luglio 2010