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Quinto Stato

#OWS: la ballerina e il toro: storia di un’epifania

The Ballerina and the Bull, Adbusters, Vancouver, 18 luglio 2011

All’origine del movimento Occupy Wall Street, per una contro-storia dell’immaginario ribelle.

Il declino del marketing politico, il ruolo degli artisti, dei graphic novelist, degli attivisti digitali nella creazione dell’epifania #Occupy.

Tutto parte da questa immagine diffusa il 18 luglio 2011 dal magazine radicale Adbusters: il toro, il simbolo di wall street, la ballerina simbolo del virtuosismo, della grazia, di chi vive nella più violenta crisi del capitalismo dal 1929, e resta in equilibrio, domandola senza redini, con la pressione di un solo piede che calza, appunto, una ballerina. La bestia oscilla, scalcia. La ballerina, imperturbabile, resta sul dorso. Un incanto perfetto, mentre la bestia sembra cedere sotto la gentile, ma inflessibile, pressione del piede calzato. Dietro i lacrimogeni, emergono le maschere antigas degli attivisti.

Il gioco del primo piano con lo sfondo è significativo. Ad esempio, a Seattle, nel 1999, anno di nascita del movimento no-global, primo episodio di resistenza e di contrasto del capitale globale, il primo piano dell’immagine simbolo della rivolta era invece occupato dalla maschera antigas di un attivista, circondato dalle fiamme. gioco del primo piano con lo sfondo è significativo. Il simbolo del Wto emerge dalla nebbia dei lacrimogeni sullo sfondo:

Il rovesciamento del piano ottico dell’immagine testimonia innanzitutto una chiarezza politica di fondo: il nemico, l’avversario, il soggetto è sempre il capitale finanziario, incarnato nel suo vero simbolo, il toro. E la sua antagonista è donna, e in particolare il virtuosismo, l’arte, di chi trascorre la vita sul filo di un equilibrio precario. Il tutto saldato nella stessa immagine. Il toro e la ballerina rappresentano plasticamente l’inscindibilità del conflitto tra la leggerezza e la pesantezza, la grazia e la bestialità, il lavoro vivo e il lavoro morto, la produzione incarnata in un corpo contro la speculazione. Per tutto il resto, si intuisce che il contesto resta lo stesso: scontri con la polizia, lacrimogeni, fiamme, insorgenze, tutto quello che abbiamo visto dalla grecia all’egitto, passando anche per l’Italia dal 2008 all’altro ieri.

Micah White, Senior Editor, Adbusters, Vancouver

L’immagine divenuta simbolo del movimento Occupy Wall Street è stata commissionata ad un anonimo (inutile cercarne il nome) dalla rivista canadese “Adbusters“, specializzata in “culture jamming”, cioè in subvertizing e nella critica radicale al consumismo e al capitalismo globale, con base a Vancouver. E’ apparsa in rete poche ore dopo il 18 luglio 2011.

Quel giorno Adbusters propose l’occupazione pacifica di wall street contro l’ingerenza delle multinazionali, delle banche e delle agenzie di rating sulla democrazia, e le conseguenze sulla crisi finanziaria globale.

L’idea fu quella di cambiare la comunicazione politica dei movimenti.

In un’intervista alla rivista Link dell’ottobre scorso, Micah White, Senior Editor della rivista, spiega la strategia:

“Il modello teorico di Adbusters – afferma White – è stato quello di evitare i tradizionali modelli commerciali di mobilitazione delle persone interessate. “ci affidiamo alle parole appassionate, sulla pertinenza dei fatti e sulla bella arte per cercare di provocare epifanie!”.

Il toro e la ballerina possono essere dunque considerate un’epifania del presente.

Nelle prime ore del lancio dell’immagine, Adbusters è stata affiancata da Alexa O’Brien,  IT strategist di USD AYOF RAGE, uno degli snodi fondamentali per la creazione della campagna. Alexa, di padre irlandese e madre slava, nata a Seattle e cresciuta con sua madre a New York, ha fondato il movimento di base (grassroots) USDOR, il cui slogan fondam entale richiama quello rivoluzionario americano: One citizen. One dollar. One vote:
L’epifania concentratausters ha in poco tempo sprigionato un’energia. Daniel O’Brien, il fratello di Alexa, grafico trentenne, ha reinventato la tradizionale iconografia spartachista, degli Industrial Workers of the World (IWW) e, in generale, del movimento operaio e di qualche stilema del realismo socialista per OWS:

Questo è accaduto PRIMA dell’occupazione pacifica di Zuccotti Parl a New York il 17 settembre 2011. L’appello di Adbusters è stato letto 20 mila volte, tra luglio e settembre, ed è probabile che molte delle persone presenti lo avessero fatto in quel periodo. L’hashtag #occupy spunta con decisione solo il 16 settembre quando dall’account twitter newyorkerist partono 11 mila twits che lanciano l’esperienza.

In più l’intervento massiccio di Anonimous, la sigla dietro la quale si nasconde un vivacissimo e affilato gruppo di hackers transnazionali, è servito certamente a promuovere e a diffondere l’appello. Ciò non toglie che la maggioranza degli americani, il 17 settembre, non era a conoscenza di OWS.

Ricapitoliamo: all’inizio abbiamo un’epifania del presente nell’immagine del toro e della ballerina. Dopo l’intervento di twitter e di Facebook mediante USDOR si crea un immaginario che pesca – sovvertendola – nella tradizione iconografica del realismo socialista, degli IWW, e dello spartachismo – che già vantano numerose relazioni. L’epifania iniziale, ciò che trattiene l’illuminazione originaria, si estende poi in diversi sottofiloni ispirati alla graphic novel di Alan Miller.

Ad ottobre, ecco l’idea che chiude il cerchio e rilancia: attorno a Alain Miller e David Loyd, creatori 30 anni fa di V per Vendetta, antitotalitario e anti-capitalista, che oggi appoggiano Occupy Wall Street. L’epifania #OWS è stata concepita dagli artisti, dai graphic novelists. Insieme realizzeranno un volume a sostegno del movimento.
Questo è il video, strepitoso, che annuncia il volume collettivo che i maggiori graphic novelist americani hanno realizzato per finanziare il movimento: #Occupycomics
La versione completa del è sullo STORIFY DI FURIACERVELLI.

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