closefacebookgpluslinkedinmailphotosearchsharetwitterwhatsapp
losangelista

Osama: day after

In America e’ il day after di Osama day e sento il bisogno di puntualizzare il post fatto a caldo dopo l’annuncio della morte di Bi Laden. Lasciando da parte i Palestinesi tirati in ballo dai commenti, alle cui eventuali azioni si potrebbero peraltro ascrivere motivi piu’ plausibili che non ai ragazzotti di Georgetown visti davani alla casa bianca, vorrei precisare che da piazzale Loreto, a Falluja ritengo che la festa davanti ai cadaveri martoriati non e’ mai un bello spettacolo. Insomma in questo mondo-blog tocca perfino trovarsi allineati col Vaticano. Anche se le folle che scandiscono U-S-A in piazza, o allo stadio, suscitino sempre un tantino di preoccupazione per l’attitudine che dimostrano nei cittadini della superpotenza, vorrei respingere preventivamente accuse di antiamericanismo gratuito, non per questo c’e’ bisogno di allinearsi con la retorica della “vittoria” e della “giustizia”.  Soprattutto perche’ proprio riguardo quest’ultima,  i falchi americani hanno subito rivendicato con l’azione dei seals il primato dell’”azione di guerra” sulla giustizia oridinaria, la stessa idea che ha impedito di processare in tribunale i detenuti di Guantanamo, che privilgia cioe’ ovunque la guerra  come paradigma geopolitico appropriato nai nostri tempi. E anche nel giorno “di festa” e’ importante dissentire su questo punto fondamentale. Un ultimo pensiero: l’esecuzione del neo-Saladino  conclude una settimana di modernita’  intensa comiciata col matrimonio reale e proseguita con la beatificazione di un papa.