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Napoli centrale

Operaio Fiat: “Mi crocifiggerò domani ai cancelli”

 

cobas-Rid

Domani finirà il periodo di cig imposto a Pomigliano, domani ci sarà la cerimonia di insediamento del nuovo presidente della Repubblica e sempre domani un operaio licenziato della Fiat (Fca) ha annunciato che si crocifiggerà davanti allo stabilimento durante il giuramento di Mattarella. L’operaio si chiama Marco Cusano, 49 anni, fa parte del gruppo di 316 dipendenti del confino di Nola. Quegli operai che o troppo politicizzati o che creavano problemi all’azienda e per questo motivo sono stati spediti al reparto logistico, lontano dalla fabbrica. Ma Marco Cusano è stato anche licenziato, l’anno scorso, perché durante una manifestazione aveva portato con sé un fantoccio impiccato raffigurante l’ad Sergio Marchionne. Non c’è pace dunque allo stabilimento Gian Battista Vico. Anche perché il futuro stesso del progetto industriale (se c’è mai stato) sembra fare acqua. L’impianto automobilistico napoletano è, infatti, rimasto l’unico stabilimento italiano del gruppo a produrre un solo modello, mentre quello della Jeep Renegade e Fiat 500 X sono andate a Melfi. Qui sono stati promessi mille nuovi posti di lavoro, una goccia nel mare se si pensa che più di 2mila operai devono ancora essere riassunti solo a Pomigliano, e almeno 300 sono stati “invitati” ad andare in Lucania. Le prospettive si assottigliano se a tutto ciò si aggiungono le dimissioni di Giorgio Napolitano, che si è sempre pensato (anche se mai confermato ufficialmente) si fosse fatto garante della continuità produttiva campana con Marchionne, l’ad della delocalizzazione. In questo quadro si inserisce la disperazione di Marco Cusano, iscritto Cobas, che afferma di essere pienamente cosciente del gesto che starebbe per compiere: “Domattina non appena il presidente della Repubblica giurerà io mi crocifiggerò davanti alla Fiat di Pomigliano”. Una minaccia che non sarebbe da prendere sottogamba visto che solo lo scorso maggio Maria Baratto si è uccisa con diverse coltellate dopo 6 anni di cig, mentre tre mesi prima, a febbraio del 2014 si era impiccato Giuseppe Decrescenzo, sempre del Wlc di Nola. E ancora nel 2012 c’era stato il suicidio di Agostino Bova che dopo una lettera di licenziamento aveva ammazzato la moglie e si era tolto la vita.

“Visto che il presidente Sergio Mattarella ha dichiarato di essere vicino ai più deboli e visto che Marco Cusano e gli altri licenziati Fiat difficilmente potranno rientrare al lavoro grazie al jobs act di Renzi allora Marco ha voluto prendere questa terribile decisione”, spiega Mimmo Mignano, anche lui iscritto ai Cobas e attivo nel Comitato cassintegrati. Mignano è stato licenziato per tre volte e per tre volte è stato reintegrato dal tribunale perché non c’era una “giusta causa”. Oggi con le nuove leggi sul lavoro forse non sarebbe stato possibile. Quello che lascia senza parola è l’isolamento politico e sociale in cui vivono ormai gli operai. E bisogna chiedere alla politica e alla comunità di intervenire, non domani quando sarà troppo tardi, ma oggi.