closefacebookgpluslinkedinmailphotosearchsharetwitterwhatsapp
Nuvoletta rossa

Oltre la quarta parete: il canto del cigno di John Doe

“Cosa?! Ma se ho appena iniziato a scriverlo!”, sbotta a pagina quarantasei lo sceneggiatore Mauro Uzzeo. E l’alter-ego del personaggio, Roberto Recchioni, di rimando: “Stiamo tutti calmi… i personaggi dei fumetti non si ritirano”. Incalza fra i fumi di un gigantesco sigaro l’altro papà dell’eroe, Lorenzo Bartoli: “È tutta colpa tua… lo hai sempre scritto troppo sopra le righe!”. È in questo scenario terribilmente serio e terribilmente faceto che arriva a conclusione una fra le poche serie a fumetti capaci di far convivere nel classico format a quaderno imposto da Sergio Bonelli Editore intrecci pop e velleità autoriali, azione pura e ponderose riflessioni sul mestiere del fumetto, sana anarchia creativa e astuzia mercantile. E per quanto si tratti di una morte annunciata, è un peccato che John Doe chiuda con questo centesimo albo. Perché pur sorretta dal dna cazzaro e senza impegno di un tipico divertissement a base di strade assolate, katane, sigarette, tette e culi, motori, mostri, agnizioni, colpi di teatro, ancora tette e culi, etc., questa “serie di maxiserie” ha portato nel fumetto mainstream una quantità di provocazioni ed enzimi degne di romanzi grafici ben più ambiziosi.


Una piccola rivoluzione costruita nel corso di una decina d’anni e quattro serie a partire da pochi, solidi paletti narrativi. Un personaggio belloccio e un po’ sborone, molto più vicino a certi character manga che non agli eroi positivi della tradizione nostrana. Un universo narrativo liquido, mutevole, opportunista, più simile alle narrazioni free roaming di videogame di successo come GTA o serial Tv come Lost che ai canoni degli editori di riferimanto, prima l’Eura Editoriale e poi l’Aurea Editoriale. Da ultima, la disponibilità a sfondare la cosiddetta quarta parete che divide gli eroi di carta dai lettori. Con tutte le conseguenze del caso. Certo, John Doe non è il primo personaggio dei comics a interagire direttamente con i propri autori o il gentile pubblico: prima di lui vengono in mente gli stralunati eroi di Jacovitti, o Ken Parker, che in una avventura vintage si lamentava con sceneggiatore e disegnatore per i guai passati nel corso della serie (e non a caso, poi è finito fra le “guest star” recenti di John Doe…) o ancora il fulminante Zigo Stella di Maurizio Rosenzweig, con il suo “attore di fumetti” Frank Lama. Ma qui, il gioco metafumettistico è spinto alle estreme conseguenze. E porta a compimento la svolta che ha contraddistinto le ultime avventure del personaggio di Bartoli e Recchioni.

John Doe chiude la sua lunga storia a fumetti evadendo dalla sua prigione cartacea e tuffandosi nel mondo reale, a tu per tu con i nemici peggiori che un personaggio di fantasia possa affrontare: la consapevolezza dell’anonimato, la prospettiva di una vita di routine, il troppo amore dei lettori storici e il disinteresse di quelli casuali, l’impossibilità di un “gran finale” all’altezza della situazione. John Doe chiude con lo sberleffo di una sequenza conclusiva fai-da-te, lasciando al pubblico quattro pagine di vignette vuote da riempire. John Doe chiude una parentesi che lascia in eredità al fumetto italiano un bel gruppetto di autori destinati a portare freschezza in tante avventure editoriali ancora da vivere, e questo sì che è un happy ending. John Doe chiude con il numero 22, in uscita a Luglio. Un numero da collezione, che racconta la vita di chi ama respira divora i comics con l’acume e la levità dei migliori scritti sul tema di Eco e di tanti altri cultori della materia. John Doe chiude in bellezza. Addio. e grazie di niente.

  • http://mettereordineincasa.blogspot.it/ hellpesman

    un numero bellissimo, come ho avuto modo di scrivere sul mio blog e diversi forum, una specie di festa al contraio: un funerale.

    Un funerale questo ultimo numero, a cui stanno partecipando tutti i lettori, riuniti in una celebrazione, in un brindisi virtuale che rimpalla tra blog e forum, e che sembra dire addio ad un compagno di viaggio, che è cresciuto con noi in questi ultimi dieci anni.

    Dieci anni delle nostre vite, tutte diverse, tutte di corsa, tutte in evoluzioni, tutte con un John Doe una volta al mese.

    Farwell John

  • Andrea ‘ndrini

    Lo avevo iniziato a leggere anni fa.
    Mi pareva che qualche cosa di nuovo lo apportasse (come credo stessi sottolineando tu).
    Magari questa è l’occasione per riprenderene la lettura 😀