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Oklahoma: Fallimento di una Morte Scientifica

L’atroce morte di Clayton Derrell Locket legato alla lettiga nel braccio della morte dell’Oklahoma e iniettato con veleni fin quando il suo cuore è scoppiato dopo 43 minuti di supplizio ha riportato l’attenzione  sul paradosso della pena di morte in America. Il paradosso cioè oltre l’abominevole, ignominia morale che è l’uccisione istituzionale, della sua “pratica compassionevole”. Locket, si diceva, è stato disteso sulla lettiga e legato mani e piedi coi lacci. Mentre i “testimoni” (giornalisti, avvocati, famigliari e famigliari delle vittime) osservavano dai loro posti oltre il vetro  – il proscenio del macabro teatro – è stato inserito l’ago della flebo e somministrata la prima dose, quella del sedativo (midazolam). Dopo dieci minuti è stato certificato che aveva perso conoscenza e sono state somministrate le altre due componenti del cocktail mortale: pancuronio per paralizzare i muscoli, compresi quelli del diaframma, e una dose di cloruro di potassio per fermare il cuore. Ma le cose non vanno come devono. I testimony inorriditi assistono alla lotta di un uomo in evident sofferenza, Locket si lamenta cerca di liberare gli arti, muove la testa da una parte all’altra, ad un certo punto urla. Gli aguzzini non sanno cosa fare, interrompono la procedura. La morte non riesce bene: bisogna rianimare il condannato per ucciderlo come si deve. Il direttore del carcere in tutta fretta ordina di chiudere le tende – i testimoni – perverso “coro” della macabre liturgia ora sono scomodi, non devono vedere. 43 minuti dopo Locket muore di infarto.  Lo scempio è legato alla difficoltà che gli stati hanno ormai di procurarsi i farmaci letali. Tre anni fa la Hospira, unica produttrice mondiale di Penthotal ha annunciato che avrebbe cessato la produzione del farmaco usato in tutti i bracci della morte. La società, una subsidiary della americana Abbot Laboratories ha sede legale a Napoli e lo stabilimento a Liscate, fuori Milano. L’interruzione delle forniture mette in crisi l’industria della morte  Americana, quella nei 34 stati dove si mettono ancora  morte i condannati con il razionale, illuminato, efficace triplice sistema. Vero, il protocollo  aveva cominciato già prima dell’esaurimento delle scorte a procurare noie ai boia. Ricorsi di condannati  per “inusitata crudeltà” come quello fatto da  Michael Morales che doveva essere giustiziato nel 2006 in California, in base a indizi che facevano supporre che l’anestetico non sempre funzionasse perfettamente, lasciando il condannato in balia di terribili sofferenze nella fase di paralisi. Per rimediare a questa svista la corte suprema aveva decretato che fosse richiesta la presenza di un medico per verificare  la modalità di somministrazione dei veleni. Ma l’associazione dei medici californiani, per evidente pignoleria ippocratica, aveva negato la disponibilità di qualunque dottore a facilitare i decessi , decretando una moratoria di fatto sulle esecuzioni e la cosa si era ripetuta in altri stati. Molti di questi hanno cercato di rimediare alla penuria di veleni con “protocolli sperimentali” chi ha provato overdose di barbiturici, chi sostanze certificate per uso veterinario. Una morte  fai da te che ha portato all’ignobile tortura di Locket. Anche i suoi legali avevano tentato di fermare il boia in base all’uso non sperimentato delle sostanze usate, ma invano. La sua morte  ora ha ridato voce a chi chiede garanzie per una morte  “umanitaria”. Preferiremmo invece che possa allungare la lista degli stati che decidano di fermare i boia una volta per tutte.