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Quinto Stato

Oggi il teatro Valle è stato ridotto a magazzino ed è un deserto – le foto

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Ecco come Pd, il teatro di Roma, il ministero dei Beni Culturali, i laudatori ipocriti di legalità,decoro e ordine hanno ridotto la vita del Teatro Valle. Le foto di una vendetta contro la partecipazione, il desiderio, l’autogoverno di migliaia e migliaia di cittadini

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L’osceno spettacolo che si è presentato agli occhi dei fotografi ieri, quando i cittadini, gli attivisti, i giornalisti sono rientrati nel più antico teatro della città di Roma, il teatro Valle. Chiuso dopo 1151 giorni di occupazione, di vita, di spettacoli, di sperimentazioni giuridiche e politiche.

Sono passati 669 giorni e 22 mesi, da quell’11 agosto 2014 quando gli occupanti che lo hanno salvato – da questa fine, per tre anni, dal 14 giugno 2011 – sono stati costretti ad uscire sotto la minaccia di sgombero forzato da parte dell’allora sindaco Marino e della sua maggioranza di centro-sinistra, che allora applicavano gli ordini del suo segretario Pd e presidente del Consiglio Matteo Renzi. Marino e la sua giunta, va ricordato, sono stati fatti fuori dallo stesso Pd.

Il risultato: hanno fatto un deserto, e lo chiamano ordine, decoro, legalità. Parole magiche usate, come dimostrano queste immagini, per togliere la vita e ridurre uno spazio vivente, maestoso, aperto per sua natura ai cittadini e alle arti teatrali a un magazzino. Lo fanno cadere a pezzi, il Valle, piuttosto che lasciargli vivere il suo tempo con chi lo ama.

E a chi chiede spiegazioni di questo abbandono, voluto dal Campidoglio, dal teatro di Roma e dal ministero dei beni culturali – unici colpevoli di questo disastro – mandano la polizia (ecco cosa è successo l’11 giugno 2016). Arroganti, violenti, oltre che incompetenti, ignoranti e inefficienti.

E’ stata una vendetta contro migliaia e migliaia di cittadini che per tre anni hanno amato questo teatro e hanno pensato che sia possibile, in Italia, governarlo dandosi regole, attraverso strumenti che sviluppano la partecipazione collettiva e l’idea che l’arte è anche cooperazione, istruzione generale, sperimentazione di una forma di vita in comune.

Era l’obiettivo di chi ha stilato, e condiviso, lo statuto della fondazione del teatro valle “Bene comune”: la prima sperimentazione di un’istituzione dell’autogoverno dei cittadini. Questa era l’anomalia da cancellare in un paese ridotto alla passività, alla miseria, alla rabbia e alla povertà. Ci sono riusciti.

Pubblico questo video, uno dei tanti, per testimoniare l’energia, l’entusiasmo e la forza che ha scatenato il teatro Valle. E, poi, di seguito, lo stato in cui è stato trovato l’11 giugno 2016.

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