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FranciaEuropa

Ocse: l’1% sempre più ricco (ed è negativo per l’economia)

Puo’ sorprendere, ma l’Ocse, l’organizzazione che riunisce le 34 economie più ricche del mondo, nell’ultimo rapporto pubblicato critica l’eccessivo scarto tra l’1% più ricco e il 99%. In trent’anni, la differenza è aumentata notevolmente e prova concretamente il risultato della guerra tra capitale e lavoro, vinta dal primo. Negli Usa, campioni in questa corsa, la parte del reddito assorbita dall’1% più ricco è passata dall’81 a oggi dall’8 al 20%. In Gran Bretagna dal 6 al 14%, in Germania, dal 10 al 13%. Il reddito dell’1% più ricco è cosi’ aumentato del 47% negli Usa in trent’anni e del 47% in Canada. Il fenomeno ha colpito anche i paesi considerati più egualitari del nord Europa, con un aumento del reddito dell’1% più ricco del 70% in Norvegia, Finlandia, e Svezia. Fa eccezione la Francia, dove l’aumento della parte del reddito finita nelle tasche dei più ricchi è passata solo dal 7 all’8% (situazione analoga in Spagna e Olanda). In Italia, come in Giappone, si è passati dal 7 al 10%.

L’Ocse suggerisce quindi agli stati di intervenire attraverso un fisco più equo, perché l’aumento delle differenze tra ricchi e poveri ha effetti negativi per l’economia (come ha dimostrato l’economista Thomas Piketty, nel libro Le capital au XXI siècle, che sta avendo molto successo anche negli Usa – recensito da il manifesto il 14 settembre 2013). Ci vorrebbero riduzioni delle esenzioni fiscali, tassazione delle stock options e la patrimoniale, dice l’Ocse. “Senza un’azione concertata dei poteri pubblici – afferma il segretario generale dell’Ocse, José Angel Gurria – lo scarto tra ricchi e poveri continuerà ad aumentare nel corso dei prossimi anni. Per questo è fondamentale vegliare a che gli alti redditi paghino una parte equa dell’imposta”.