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Lo scienziato borderline

Occupy LA: alive and kicking

Mi sono trasferito a Los Angeles, da una settimana, e starò qui per un po’ di tempo. Essere borderline vuol anche dire accettare la sfida di andare a insegnare alla facoltà di ingegneria della UCLA per un periodo, nel cuore del cuore dell’elite universitaria, nel mito americano della tecnologia e della costa ovest. Come sta un comunista in questo ambiente, lo racconterò prima o poi.
Sono andato a cercare, però, appena ho avuto la prima giornata libera, la Resistenza: ho passato la giornata con i resistenti di Occupy LA (OLA), che proprio in questi giorni celebra un anno dalla sua nascita.

Occupy LA

La famosa “Tenda” di Occupy LA

Occupy (qui la  pagina facebook di Occupy LA)  è nato l’anno scorso e si è sparso negli USA a macchia d’olio: in Italia è diventato famoso Occupy Wall Street, ma ad un certo punto, lo scorso autunno, la principale potenza capitalista sembrava come affetta da un morbo vaioloso che la punteggiava di occupazioni, manifestazioni, dimostranti come “ai bei tempi”: sembrava quasi, ad un certo punto, che Occupy ce la facesse davvero e gli USA venissero ironicamente scossi dalle fondamenta non dai fantomatici nemici esterni (Al Qaeda, i cinesi, gli iraniani) ma dalla sua stessa popolazione, da quell’avanguardia di protesta che rappresentava la stragrande maggioranza della gente: we are the 99%, questo era ed è il loro motto principale.
Vistosi minacciato, lo stato capitalista è passato alle cattive maniere: a Los Angeles, ad esempio, lo scorso novembre la polizia è intervenuta sgomberando i dimostranti dal parco davanti al City Hall (il Municipio, la famosa Torre Bianca che simbolegga il centro di Los Angeles) con la forza. E uguale se non peggior repressione nelle altre cità. Poteva essere la fine della storia.
Non me lo aspettavo, invece: il “Movimento”, parlando di Occupy LA e non di altri Occupy che hanno perso forza, è ancora molto vivo. Se ha perso in consistenza numerica (ma ieri alla marcia per i diritti del primo ottobre c’era molta gente) si è però rafforzato come consapevolezza ideologica e – usando un vecchio termine – rivoluzionaria.

Sono inca**ato nero e non sopporterò più tutto questo!

Sono inca**ato nero e non sopporterò più tutto questo!

Sono stato con loro tutta la domenica, durante una serie di eventi e manifestazioni “culturali” che sono avvenute in un piccolo parco cittadino sempre vicino al City Hall, downtown LA: una serie di “teach-in”, cioè di seminari e discussioni su vari aspetti delle ideologie rivoluzionarie, dall’anarchia al socialismo al comunismo, e su come queste si possono applicare al bene del “99%”: qual è lo scenario per una società post-capitalista che possa realmente fare il bene della gente e non di una casta?
Non male, vero, come argomento di discussione, per la Los Angeles delle palme, delle auto scoperte e delle spiagge, no?
C’è una grande, grandissima loro caratteristica che li fa essere allo stesso tempo rivoluzionari e americani: un egualitarismo spinto fino al limite, sentito nel profondo.A Occupy LA, tutte le ideologie, che non siano “fascist” ovviamente, sono accettate e discusse. Ho parlato con persone diversissime, da comunisti riscoperti, ad anarchici, a libertari, a semplici indignados, a persone che senza molta ideologia – per ora – lottano per i diritti civili, per i poveri, per coloro che vengono sfruttati e fatti a pezzi dalle banche. Tutti hanno molto rispetto e curiosità per le idee altrui, non ci sono liste di proscrizione e gare su chi è più comunista o più a sinistra: in questo mi sono sentito sorpreso e quasi a disagio, dopo oltre trent’anni di frequentazione della sinistra e dei “movimenti”  in Italia mi sono abituato ormai per automatismo alla ghettizzazione, alla frammentazione, al parlare da pulpiti ormai diroccati tacciando tutti gli altri di eresia.

Il programma dei seminari, domenica scorsa. Is this fascism? (riferito alla deriva a destra degli USA). What after capitalism (anarchism, socialism, communism)?

Il programma dei seminari, domenica scorsa. Is this fascism? (riferito alla deriva a destra degli USA). What after capitalism (anarchism, socialism, communism)?

Ma parlare in un’altra lingua mi ha aiutato, quando ho fatto i miei interventi nelle discussioni: una prima volta ho posto l’accento sulla loro politica estera, e su come l’imperialismo sia una componente contro la quale lottare oltre al capitalismo e al potere delle lobby e delle banche, ed un’altra volta ho spiegato qual era la lotta (il movimento NOTAV) alla quale appartengo di più quando mi trovo in Italia. Mi hanno accolto come uno del gruppo: uno che magari parla strano e dice strane cose, ma uno di loro.
Loro tengono assemblee tutti i lunedì, mercoledì e talvolta venerdì. Si discutono le iniziative, e si vota con il metodo della democrazia diretta e partecipata, molto orizzontalmente: c’è anche un meccanismo abbastanza complesso di quorum per le decisioni, in modo che non capiti che un’assemblea con quattro gatti decida per tutto il movimento (ah! quanti ricordi a riguardo…).

Sulla contrapposizione Obama-Romney, poi, tutti hanno un’idea consolante e che condivido: sono le due facce della stessa medaglia. Ed almeno dai Repubblicani sai cosa aspettarti, invece i “Democrats” ti fanno le stesse cose, ma con un sorriso e parlando il gergo “progressista”: qui, le analogie con l’Italia sono molto evidenti, anche se certamente il peggiore dei Repubblicani è un Pericle se paragonato a quelli del nostro centro-destra. Comunque credo – come crede la gente di Occupy LA – che occuparsi tanto di queste elezioni USA sia davvero inutile e una grande, grande noia. Vincerà con ogni probabilità la Clinton, cioè pardòn, Obama, e le cose non cambieranno molto. I problemi della gente – quelli veri -non si discutono alle Convention Democratiche, ma “standing in the welfare lines, cryin’ at the doorsteps of those armies of salvation, wasting time in the unemployment lines, sitting around waiting for a promotion…“.   Insomma, come si diceva una volta, anche senza citare Tracy Chapman e la sua “Revolution” che a OLA suonano alla chitarra: “dal basso”.
Una importante iniziativa recente di Occupy LA è “Fort Hernandez”: una famglia di Los Angeles, appunto gli Hernandez, ricevette lo scorso Agosto un avviso di sgombero dalla propria casa entro cinque giorni. Non potevano più pagare le rate esorbitanti e molto cresciute del mutuo, e la loro casa era stata velocissimamente venduta ad un’asta pubblica, comperata a meno della metà del prezzo originario dalla stessa banca che aveva fatto il prestito. “Business as usual” da queste parti oggigiorno, cioè una cosa quasi normale. Ma gli Hernandez non si sono fatti mettere in mezzo alla strada, hanno chiesto aiuto ad Occupy LA, una regolare richiesta ad un’assemblea, cui hanno fatto seguito dei colloqui e una decisione partecipata; e Occupy LA ha risposto come da noi si sarebbe risposto una volta: occupando la casa. L’abitazione degli Hernandez da allora si è trasformata in un fortino, assediato dalla polizia, a metà fra un nostro Centro Sociale, una casa occupata e Fort Alamo. Anche in Italia, ora, molti lottano occupando le abitazioni, qui i punti di contatto sono molti.
Io lavoro molto all’Università, qui, ho oltre sessanta allievi, ma passerò con la Resistenza più tempo che posso: con i resistenti di Occupy LA, ancora vivi e attivi dopo un anno, piccoli ma grandissimi, circondati dai grattacieli enormi e dalle banche, tenuti d’occhio da una polizia (LAPD, LA Police Department) che va assolutamente per le spicce, mentre l’edonismo e il mito del denaro sono sempre fortissimi. La Valsusa è lontana, ma un po’ mi sento a casa, e trovo che la gente di Occupy LA abbia molto, moltissimo coraggio: nei prossimi articoli passeremo in rassegna anche i loro difetti e i loro limiti, e come mai siano diventati “pochi ma buoni”, ma i pregi di questo gruppo di resistenti sono notevoli, e poterli vedere ancora lottare – donne, insegnanti, anziani, giovani, disoccupati – in questa atmosfera opprimente ed ostile è un piccolo, grande miracolo. Prossima assemblea: domani, alle 19:30 ora locale, a Pershing Square, in centro a Los Angeles: vi farò sapere, starò ancora con loro.