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losangelista

Occupy: l’ora degli sgomberi

Domenica Portland, ieri all’alba Oakland, poche ore fa l’insediamento “originale” di Zuccotti Park, accanto a Wall Street. La polizia avanza sui presidi “occupy” nelle citta’ ameicane. Sono molte le amministrazioni comunali che come a Salt Lake City, a  Denver e Chapel Hill hanno deciso di sgomberare gli accampamenti dei manifestanti del movimento dei 99%. A Portland la polizia ha impiegato una tattica “al rallentatore”: durante tutta la giornata di domenica falangi di celerini sono avanzati di qualche metro ogni ora spingendo piano piano la folla fuori dal parco occupato fino svuotarlo prima di recintarlo con reticolato e filo spinato. Malgrado momenti di alta tensione le forze dell;ordine sono riuscite a sloggiare i miltanti con una ventina di arresti ma senza scontri.  A Oakland i poliziotti sono piombati sull’accampamento prima dell’alba sequestrando tende e sloggiando gli inquilini – un raid a sorpresa che non ha dato tempo i militanti di organizzare la resistenza risultata nei duri scontri della scorsa settimana. Una vittoria tattica per il sindaco “di sinistra” Jean Quan duramente criticata dopo l’ultimo attacco della polizia e il grave ferimento di un reduce colpito alla testa da un proiettile di gomma. Successi (anche se a Oakland tende sono gia’ state piantate in un altro parco cittadino e a New York i militanti hanno fatto ricorso in trubunale) che hanno apparentemente rincuorato le autorita’ di altre citta’ che ora annunciano sfratti anche degli accampamenti a Philadelphia, Albany,  San Francisco e  Los Angeles. Le motivazioni addotte in ogni caso sono le stesse: sicurezza pubblica, deterioramento delle condizioni igieniche e sanitarie ma per giustificare l’alzata di tiro passa nelle conferenze stampa ufficiali anche un presunto “cambiamento” nella natura della protesta che avrebbe il “potenziale di virare verso la violenza”. Di sicuro gli sgomberi segnano invece un salto di qualita’ nella repressione delle autorita’ che puntano allo sfinimento dei protestanti e con l’inverno incipiente testano la linea dura. Vero e’che dopo due mesi la protesta affronta la transizione verso un movimento di lunga durata. Una possibilita’ e’, come prevede il New York Times, che il fronte della protesta si sposti ora sui campus universitari; per prevenirlo venerdi’ scorso UC Berkeley ha deciso si usare il pugno duro contro un accampamento sul campus celebre per le proteste studentesche; prima di poter piantare le tende gli studenti sono stati attaccati dai celerini che li hanno dispersi a colpi di manganello.  Da vedere se basteranno questi a disperdere la potenziale avanguardia di un nuovo movimento progressista giunto, come il New Deal e quello per i diritti civili, al termine di una onda lunga di liberismo, in questo caso  reaganiano e neoconservatore, che in 30 anni ha portato all’attuale collasso.