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losangelista

Obamazon

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Nella politica di inizio milennio non c’e’ come una patina di tecnofilia per dar lustro ad una campagna o carriera politica. Lo dimostrano discorsi  e piattaforme che intercalano invocazioni sciamaniche tipo “wifi” o “startup” a mo’ di mantra anglicizzati di un cargo cult venuto da lontano. Nel mondo dove le biopic di Steve Jobs sono recensite alla stregua della vita di Padre Pio, l’accostamento col scintillante universo del progresso elettronico e’ una confortante panacea  sempre utile a sdoganare un’immagine di illuminato statista ed eventulmente consolidare il voto giovanile. Non e’ immune Barack Obama, ospite frequente nella terra santa attorno a Stanford e Cupertino e che l’altro giorno ha scelto un magazzino della Amazon i Tennessee per promuovere il suo programma di risanamento economico calibrandolo con l’annuncio di 5000 nuove assunzioni da parte del gigante e-commerce di Seattle. Il secondo mandato Obama sembra ormai definitivamente avviato su un doppio binario: tolleranza  zero coi “nemici” esterni, hacker (eventualmente giornalisti non-embedded) e offensiva di tolleranza sul fronte interno con l’espansione della sanita’, dell’immigrazione per gli ispanici e dei diritti dei gay. Ma la  casa bianca ha ben prsente che la “legacy” del presidente eletto nell’anno del crac,  in definitiva verra’ misurata dal risanamento dell’economia e Obama si gioca le ultime credenziali progressiste  sulla  riabilitazione di una middle class in via di rapida estinzione. La ricetta Obama prevede diritti civili e giustizia sociale predicati si intende su una “eccezione americana” coaudiuvata da missili Hellfire, interrogamenti “potenziati” e sorveglianza totale. Per spingere la lotta a un divario sociale che non sembra avere freni quale location migliore quindi di un gigante della distribuzione internet che segna forte crescita, e nella ripresina americana vanta la suddetta espansione della forza lavoro. Chissa’ se gli advisor incaricati della scenografia avevano messo in conto le critiche che sono arrivate – contrariati sono stati soprattutto i librai (come dire la confanacronismi, ovvero la categoria meno influente del pianeta) che si sono fatti sentire a nome dei piccoli commercianti decimati dai giganti della distribuzione telematica (ma non solo come dimostrano i buchi neri che si creano attorno agli ipermercati). Il business model dei colossi retail prevede inoltre interdizione ai sindacati, paghe minime e zero contributi; i nuovi posti di lavoro creati dalla Amazon a detta dell’azienda sarebbero fissi e di buon livello ma la tradizione Amazon e’ quella della new economy fondata su part-time, freelance e precariato nelle sue numerose coniugazioni post-lavoro. La success story decantata da Obama e’ quindi anche sntomo di un fenomeno strutturale piu’ profondo: il concentramento della richezza che per gli oligopoli digitali e’ molto maggiore che per le grandi aziende di era meccanica. La principale differenza e’ che Google, Facebook, Tumblr e compagnia non contribuiscono alla creazione di una class media come facevano pur mlvolentieri i loro predecessori manifattori, ma solo di un vasto terziario di servizo – sempre piu’ dipendente da una rete sociale sempre piu’ sfaldata; un esercito di lavorataori sottopagati (vedi i fast food in sciopero in questi giorni) una ex working calss ridotta a smistare nei magazzini Amazon, i prodotti mandati a fabbricare in Cina.