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Obama e le pistole d’America

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Abbiamo spesso parlato su queste pagine dell’attrazione fatale degli Americani per le loro armi da fuoco – una passione che va molto oltre quella del cacciatore o dello sportivo per il suo strumento e semmai assomiglia a un rapporto erotico in cui si sublima tutta una concezione culturale sbilanciata verso l’indipendenza, l’individualismo e la liberta’ personale come valori sublimi e assoluti. Un contesto in cui l’aresnale domestico si carica di iconografie profondamente interiorizzate,  diventa significante di una specie di immaginato irridentismo, un western iperrealista  dove gli indiani sono nordcoreani travestiti, al soldo delle nazioni unite che cospirano col governo per ordire  una trama orwelliana ai danni dei coloni virtuosi, depositari del piu’ autentico carattere nazionale. Figurarsi se questo e’ insidiato da un presidente notoriamente musulmano e comunista come quello che attualmente  ha usurpato la casa bianca. Questo spiega i toni assunti in questi giorni dai paladini del “diritto alle armi”  come James Yeager e Alex Jones, autori di apoplettici interventi in rete e TV che personificano accuratamente i principi ispiratori della”gun religion”:  un decotto paranoico di eccezionalismo americano, xenofobia, paura del futuro e tradizione apocalittca che e’ una componente antica del DNA americano. Con le pacate proposte anti-violenza armata Obama ha offerto un bersaglio concreto e unificante all’America che a novembre ha perso contro il futuro multietnico e libertario del paese e che ora sente infine di poter salire sugli spalti del suo Alamo  per l’ultima gloriosa resistenza. Un conflitto che forse era necessario affrontare ma certamente destinato ad esacerbare lo scontro ben oltre il diverbio coi repubblicani sull’economia le cui conseguenze politche per Obama sono ancora ignote.

LucaCelada