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losangelista

OBAMA E I FILIBUSTIERI

Il giorno dell’insediamento al senato di Scott Brown, e’ stato anche quello in cui per la prima volta Obama ha pubblicamente concesso che la riforma sanitaria da lui caldeggiata ha buone probabilita’ di spirare in parlamento. Un buon giorno cioe’ per riflettere sulla nefasta dinamica ostruzionista istaurata dall’opposizione repubblicana per deragliare il programma del presidente attraverso  il metodico ostruzionismo parlamentare.  La versione romanzata  e’ quella popolarizzata da Frank Capra in Mr Smith Goes to Washington, con Jimmy Stewart giovane senatore idealista che si rifiuta di cedere la parola in senato, parlando fino allo stremo per impedire il voto manovrato da una lobby corrotta. Il filibuster, manovra “pirata” consentita  dal regolamento del senato americano (ma gli antecendenti sono in Inghilettrra e prima Roma con le interminabili oratorie di Marco Porcio Catone contro Cesare) alla minoranza per ostruire i programmi della maggioranza. In America e’ una tattica che veniva impiegata occasionalmente (ripetutamente ad esempio dai senatori sudisti oposti alle riforme dei diritti civili negli anni 60). Negli ultimi 20 anni, come mostra il grafico sopra, l’ostruzionismo “filibustiere” della minoranza ha subito un escalation grazie anhe alla modifica delle  regole che permettono il “filibuster implicito” (basta annuncaire l’opposizione ad oltranza e un voto non puo’ essere messso all’ordine del giorno senza disporre di una supermaggioranza: nel senato 60 voti su 100). Cosi’ e’  diventata la strategia sistematicamente impiegata dai repubblicani per sabotare la presidenza Obama assicurando che non passi una sola riforma. Per questo la perdita in Massachussetts del seggio del democratico che era appartenuto a Ted Kennedy e’ stata talmente devastante,  conferendo come ha scritto amaramente il Village Voice ai repubblicani una “maggioranza di 41 contro 59”. Il sabotaggio repubblicano implementato su tutta la linea del programma di Obama mira a deragliare la sua presidenza denuciandone  l’inefficacia per derviarne il vantaggio nelle elezioni di novembre. Una malafede ad oltranza che esclude ogni compromesso ed ha sostanzialmente istaurato la dittatura della minoranza, situazione di cui anche i democratici sono corresponsabili per non aver forzato il passaggio della riforma sanitaria quando avevano ancora la maggioranza di 60 voti. Cosi’ hanno permesso che l’ health plan assumesse un peso che va molto oltre la sua portata specifica per diventare simbolo dell’inefficacia dell’obamismo. Per questo potrebbe essere strategicamente utile che i democratici passassero alla camera la versione pur assai annacquata della riforma sulla salute (invece di modificarla e andare incontro a morte certa  in fase di  ri-approvazione in un senato ostaggio dell’opposizione). Solo cosi’ sostiene la fazione pragmatica dei progressistsi si puo’ scampare al ricatto repubblciano e passare al contrattacco.