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FranciaEuropa

Nuovo suicidio a France Telecom: sono 24 in 18 mesi

Stamattina, alle 9,39 un impiegato di un’agenzia di France Telecom si è gettato da un viadotto, a Alby-sur-Chéran, in Alta savoia. Avava 51 anni, era sposato, con due figli. Nell’auto, trovata nelle vicinanze, ha lasciato una lettera alla moglie, dove spiega le ragioni del tragico gesto, denunciando il “clima all’interno dell’azienda”. E’ il 24esimo suicidio a France Telecom in un anno e mezzo. Persino il governo è intervenuto, per cercare di convincere i dirigenti della società – dove lo stato è ancora presente con il 26% del capitale – a modificare la situazione. Il presidente, Didier Lombard, il 15 settembre scorso si era impegnato ad intervenire contro lo stress, aveva promesso assunzioni di medici del lavoro e una moratoria sui trasferimenti di personale fino a fine ottobre. Ma Lombard aveva mostrato tutto il cinismo della direzione quando aveva parlato  di voler mettere fine “alla moda dei suicidi” a France Telecom. Poi si era scusato, dicendo di aver mal tradotto in francese  con “moda” il termine inglese “mood”.

Il mangement è sul banco degli imputati a France Telecom. La compagnia, un tempo monopolio pubblico,  sta subendo una trasformazione brutale, da quando è diventata società per azioni nel ’94 e ancora di più da quando il capitale privato è diventato maggioritario nel 2004. Preso nella tormenta della grande trasformazione del settore, l’ex monopolio pubblico, che impiega ancora 102mila persone,  lotta fino allo stremo contro la nuova concorrenza. I dipendenti sono sottoposti a pressioni sempre più forti per essere più produttivi, subiscono trasferimenti del posto di lavoro e la devalorizzazione delle competenze. Il tutto in un periodo in cui, con la valutazione individuale, si sono rotte le solidarietà tradizionali, scatenando una lotta di tutti contro tutti sul luogo di lavoro.

Alla Posta, azienda ancora al 100% pubblica che il governo vuole trasformare in società per azioni, i lavoratori si stanno organizzando, perché temono di finire come a France Telecom. Temono che la privatizzazone parziale sia dietro l’angolo, favorita dalla concorrenza globale nel mercato interno europeo dal 1° gennaio 2011.  Questa settimana, sui mercati, in alcuni uffici postali o in certi sedi comunali, hanno organizzato un refendum, “un voto cittadino”, fino al 3 ottobre, dove i francesi sono invitati a rispodere se si’ o no vogliono “la privatizzaaione della Posta”. Un’iniziativa che non ha nessun valore legale, ma che potrebbe servire come strumento di pressione sul governo per evitare la trasformazione  in società per azioni (e, in prospettiva, la privatizzazione): la direttiva postale  europea, pur instaurando la concorrenza, non impone la privatizzazione.

  • Diario

    Chissà chi è più criminale tra i talebani e i dirigenti di France Telecom?