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Islamismo

Novara, legge e religione contro le donne

Il sindaco di Novara rivendica il diritto di legiferare contro il burqa mentre il marito della donna multata (perche portava un velo integrale) difende presunti doveri attribuiti a una confessione religiosa. In entrambi i casi si tratta di decisioni maschili che passano sul corpo delle donne. Se davvero una donna, come dice il marito, non si può mostrare in pubblico senza velo come è potuta arrivare in Italia? Difficilmente alla frontiera troviamo controllori di passaporto donne. Ma tant’è. Molte di loro in Italia si mettono un velo che non mettevano nemmeno a casa loro.

Quella del marito è un’interpretazione fondamentalista dell’islam che non tiene in nessuna considerazione la dignità della donna, non c’è nessun pilastro dell’islam che faccia riferimento al velo, inoltre alla Mecca le donne devono andare con il volto scoperto. Di più, nei giorni scorsi in Algeria  è stata emessa una fatwa che prevede che le donne si scoprano il viso e le orecchie per fare le foto tessera per il nuovo passaporto (gli uomini non possono avere la barba lunga). Cosa farebbe il solerte marito in questo caso? Lascerebbe la moglie a casa, in Tunisia però.

Anche il solerte sindaco che fa riferimento alla tradizione e alla sicurezza per vietare il velo integrale non si cura minimamente della dignità della donna, anzi forse in nome della tradizione imporrà a noi italiane di rimettere in testa il fazzolette delle nostre donne.

Certo se vivessimo in un paese che riconosce i diritti umani e civili ai migranti si potrebbe persino accusare il marito di violazione dei diritti umani nei confronti della moglie, ma nel caso italiano tutto viene  lasciato alla discrezionalità, dei mariti o dei sindaci fondamentalisti. Per combattere il fondamentalismo però non possiamo metterci anche noi il burqa in testa ma dobbiamo fare una campagna per informare donne e uomini, italiani e non, che la religione musulmana non impone il velo figuriamoci il burqa!

  • http://ipsediggy.splinder.com iggy

    essere donne dev’essere realmente duro. in italia come in arabia saudita.

  • alvise

    Non credo che in un mondo globalizzato le donne di fede islamica abbiano bisogno di essere informate da quelle italiane sui loro diritti.
    E quand’anche poi lo sapessero, cambia qualcosa se hanno davanti un marito violento ?
    Quante giovani donne islamiche, nate e cresciute in occidente, perfettamente edotte dei loro diritti, accettano matrimoni imposti, solo per evitare scontri in famiglia !
    Pochissime suppongo siano in condizione di rompere davvero e in maniera definitiva con il loro gruppo parentale. Che non è solo quello della famiglia.
    Mi pare ci sia un filo di impotenza nel ragionamento di G. Sgrena.

  • ezio

    Palle …. anche Lei signora Sgrena si copre la testa nelle interviste dai paesi islamici in cui è stata , perchè non ha protestato allora con i solerti amici musulmani, e poi suvvia perchè non rimanere in queste perle di paesi dove la religione, i governanti non sono così retrogadi e maschilisti come nella sua regione…

  • alessandro

    Vorrei far presente a Giuliana Sgrena che le sue affermazioni sulle regole dell’Islam (non c’è nessun pilastro dell’islam che faccia riferimento al velo, inoltre alla Mecca le donne devono andare con il volto scoperto)sono molto imprecise e per tanto non sono di nessun aiuto a comprendere la realtà che vorrebbero illustrare.
    Non c’è nessun pilastro dell’Islam che faccia riferimento al velo semplicemente perchè i pilastri dell’Islam non si occupano del velo.
    Le donne a Mecca devono andare con il volto scoperto ma solo durante lo svolgimento dei riti del Pellegrinaggio.
    C’è un odore di ideologia, di ignoranza o di presunzione, di pressapochismo anche, che ci consente di consigliare di occuparsi dei diritti delle donne dal proprio punto di vista, senza bisogno di storpiare i precetti di una religione che, in realtà, non si capisce e che non si apprezza.
    Salute.

  • giuliana

    @ezio, mi dispiace ma le palle sono le sue. io non mi sono mai messa un velo in un paese musulmano ad eccezione dell’iran che lo impone per legge. Mi sono messa il velo solo per entrare in moschea e non per fare interviste ai leader musulmani anche fondamentalisti, i quali sanno riconoscere gli infedeli e quindi non pretendono che si camuffino. Anche se non c’è dubbio che molte giornaliste lo fanno, ma non sono io.
    quindi se vuole intervenire bene, se vuole fare inutile polemiche basate su palle…
    giuliana

  • giuliana

    @alessandro mi dispiace ma lei smentisce se stesso: i pilastri dell’islam non parlano di velo perché non se ne occupano, sarà un caso? E se le donne non possono coprire il viso durante i riti del pellegrinaggio è un’altra coincidenza? Se lei non apprezza il mio blog c’è una sola soluzione. Se no, intervenga nel merito.
    giuliana

  • giuliano campo

    Un bell’articolo, breve, semplice, chiaro.
    Aggiungerei l’informazione che anche in Egitto le autorita’ religiose piu’ alte hanno dichiarato il velo integrale incompatibile con la religione musulmana.
    Giuliano

  • Alessandra

    i pilastri dell’islam non sono tutta la religione islamica, ma le basi da rispettare per i fedeli. quindi non è un caso che non si occupino di velo, perchè il Corano ne parla e ben poco ed ancora si discute sulla “islamità” di tale costume.
    quanto alle autorità religiose “più alte” (?) in Egitto, non è vero che hanno dichiarato il velo integrale incompatibile con la religione musulmana addirittura. la questione è stata sollevata sull’opportunità per le ragazze di indossarlo nelle classi femminili, ciò che rende non necessario l’uso del niqab. Gli altri casi in cui non si indossa il velo sono dovuti più spesso a ragioni di sicurezza o di interpretazione della laicità, come in Tunisia o Turchia x esempio.
    Io concordo sul fatto che non ci sia motivo di storpiare o comunque di appellarsi ai precetti islamici, spesso mal conosciuti, per interpretare quanto attiene al mondo islamico. Così come i diritti delle donne non vanno interpretati solo alla luce delle conquiste nostrane che pretendono universali certi diritti non garantiti né rispettati un pò ovunque.
    si può parlare senza tagliare la parola a chi non condivide questo blog, ma apporta elementi e spunti utili alla discussione. L’uso del velo, così come il godimento dei propri diritti, rimandano a situazioni molto più complesse e articolate di precetti fondamentalismi e diritti citati

  • Nali

    Bello l’articolo di Giuliana, una donna che si sforza di capire e di lottare per i diritti delle donne anche guardando fuori dal suo Paese e dall’Occidente.
    Noto che le critiche negative sono arrivate SOLO da parte di uomini.
    Nessuna donna ha espresso dissenso, forse vuol dire che le donne sono dalla parte di Giuliana.
    Chissà se un giorno tutti gli uomini capiranno che le decisioni maschili che passano sul corpo delle donne alle donne non piacciono?
    Basterebbe che lo chiedessero alle donne, anziché sentenziare per loro conto.
    Un caro saluto.

  • lina

    Il versetto 4/34 del Corano recita :
    “Gli uomini sono preposti alle donne, a causa della preferenza che Allah concede agli uni rispetto alle altre e perché spendono [per esse] i loro beni. Le [donne] virtuose sono le devote, che proteggono nel segreto quello che Allah ha preservato. Ammonite quelle di cui temete l’insubordinazione, lasciatele sole nei loro letti, battetele. Se poi vi obbediscono, non fate più nulla contro di esse. Allah è altissimo, grande”.
    Questo è il versetto più frequentemente citato da chi vuole le donne sottomesse.
    Il motivo dato dal Corano per questa predominanza è doppio: il primo è la preferenza divina , il secondo è d’ordine finanziario. Se l’uomo teme l’insubordinazione della donna, userà tre mezzi per riportarla alla subordinazione: l’esortazione, la privazione sessuale (lui però ha le altre spose, più le schiave acquistate, come specifica il Corano), infine le battiture.
    Dopo la lettura di questo passo, mi chiedo contro che cosa noi ci si stia battendo ! E se si possa mai avere successo contro un Libro, “scritto ” da Dio.

  • paolo1984

    Ad Alessandra: il fatto che i diritti non siano universali è una ragione di più per battersi affinchè diventino tali, non con le armi ovviamente, ma con una grande battaglia culturale illuminista contro l’oscurantismo e il patriarcato legittimato dalle religioni monoteiste.

  • sarà ovvio ma

    In breve, io non voglio che nessuno mi imponga di indossare un indumento. E non voglio che nessuno mi imponga di non indossarlo..Tutto qui.

  • fantomas

    Non ho mai capito se il burqa lo portano di loro scelta oppure se è un’imposizione perché secondo me è questa l’essenza della questione

  • http://zesitian.blogspot.com zesitian

    ciao giuliana e ciao a tutti, come ho scritto anche a Cinzia Gubini: questa vicenda ha ispirato una cartolina da Novara su intolleranti.blogspot.com

    ci piacerebbe sapere cosa ne pensate, di quella e delle altre.

  • giuliana

    hai mai visto il burqa? pensi che una donna veramente libera da imposizioni, condizionamenti sociali, etc. etc. possa decidere di escludersi dal mondo con un velo che le fa intravedere il mondo a quadretti, che la fa inciampare per strada e che le procura malattie della pelle che sotto quella cappa non respira e soprattutto la mancanza del sole impedisce lo sviluppo di vitamine essenziali al nostro corpo?
    giuliana

  • giuliana

    devo ammettere che non ho capito bene il senso della cartolina: io sono contro le decisioni del sindaco di Novara non perché sono a favore del burqa ma perché penso che (a parte il fatto che c’è già una legge che vieta a tutte/i noi di girare con il volto coperto) che il problema non sia tanto di sicurezza ma di dignità della donna che non può essere difesa da una donna imprigionata dentro un velo integrale. Garantiamo a queste donne (e uomini) gli stessi diritti che abbiamo noi e chiediamo loro di rispettare le nostre leggi. Non le tradizioni, perché se non le avessimo superate anche noi gireremmo con un fazzoletto in testa.
    giuliana

  • Ahmed

    Imposizione o “libera” scelta? Per il termine “libera” ci vorrebbero molte piu’ virgolette, perche’ due non bastano.
    Prendete una bambina ed iniziate a martellarle il cervello tutti i giorni dicendo che e’ inferiore ai maschi, che e’ proprieta’ dei maschi, che la religione dominante sotto la quale e’ nata sostiene che poche andrebbero in paradiso, riservato ai piu’ volitivi maschietti, che magari si fanno saltare in aria in un mercato.
    Come volete che cresca una PERSONA trattata in questo modo?
    Ma dov’e’ la liberta’? la liberta’ si costruisce nel tempo, insieme alla consapevolezza, evolve con la crescita degli individui.
    Ma lo sapete che quando abolirono la schiavitu’ negli States, molti schiavi erano terrorizzati dalla liberta’? Nati e vissuti nella melassa dello schiavismo, si erano talmente abituati che preferivano la schiavitu’ di un mondo certo, all’incertezza della liberta’.
    Aiutiamo le donne a liberarsi da tutti i veli con una battaglia politica senza frontiere!

  • Monica

    Un divieto generalizzato a portare il burqa o il niqab negherebbe alle donne che desiderano genuinamente e liberamente coprirsi il volto il diritto a farlo e potrebbe anche essere una violazione del loro diritto alla libertà religiosa garantito dalla Convenzione europea per i diritti dell’uomo.

  • giuliana

    @ monica, qui non si tratta di libertà religiosa, nessuno, nemmeno il corano, nell’islam impone il velo, si tratta di una visione fondamentalista che ben si coniuga con il patriarcato e che cerca di mantenere il controllo sulla sessualità delle donne. Perché dobbiamo negare alle donne musulmane quello che abbiamo e continuiamo a rivendicare per noi? I diritti umani sono universali e devono valere per tutti, certamente, ma la libertà di religione non c’entra nulla con il velo.
    giuliana

  • paolo1984

    Ahmed ha centrato il punto: l’educazione religiosa (di qualunque religione, in particolare i tre monoteismi) è incompatibile con la libertà.
    Ha anche ragione quando dice che la libertà, la completa libertà fa paura, la schiavitù del tradizionalismo, in un certo senso, è molto più “comoda”, ed è per questo che ci sono persone che la scelgono volontariamente.
    Monica, la libertà di religione nessuno vuole toglierla (ma se il burka e il niqab sono dettami religiosi perchè la maggioranza delle musulmane credenti porta l’hijab?), ma abbiamo una legge che vieta di girare a volto coperto se non per motivi sanitari o di sicurezza (il casco dei motociclisti, maschere antigas, bendaggi medici ecc.) è una legge che risale agli anni ’70 quando l’immigrazione islamica non c’era quindi non è contro una religione.
    Spero solo che le figlie di quelle donne che “liberamente e genuinamente” indossano il burka siano un giorno altrettanto libere di non indossarlo, libere di cambiare religione o essere atee, libere di sposare un non-musulmano, libere di innamorarsi di una persona dello stesso sesso senza rischiare di essere cacciate di casa o peggio.
    O forse la libertà vale solo per chi vuole seguire tradizioni sessuofobiche e patriarcali?
    e poi le donne musulmane tradizionaliste che seguono un’ideologia in cui la donna è “sposa e madre” prima di tutto, nella vita di tutti i giorni hanno bisogno di donne che lavorano fuori casa (come i medici perchè una musulmana credente mai si farebbe visitare da un maschio), donne che accettano la sfida di quella modernità che loro rifiutano per sè e forse rifiuteranno anche per le loro figlie

  • alvise

    Se non si riparte dal Corano, ma ci si limita al singolo aspetto – velo SI , velo NO- , non si arriva da nessuna parte.

  • http://zesitian.blogspot.com zesitian

    ciao giuliana, in che senso non capisci la cartolina? l’autorità abusa del suo potere per fare politica discriminatoria, e lo chiama “applicare le regole”. l’episodio chiama in causa anche la questione dell’uso del burka (o degli altri tipi di velo), ma non è l’argomento di questa cartolina. grazie in ogni caso della risposta!

  • Ahmed

    Vari posts mettono in dubbio la legittimita’ delle donne occidentali di aiutare quelle islamiche, dei maschi di occuparsi di questioni femminili, etc.
    Non si capisce bene, secondo la vulgata ideologica corrente, a chi rimarrebbe il diritto di fare alcunche’, visto che c’e’ sempre una categoria piu’ raffinata che esclude le altre.
    Le donne difendono le donne, pero’ le donne islamiche dovrebbero essere difese dalle donne islamiche. Le donne islamiche di colore dovrebbero essere difese ESCLUSIVAMENTE dalle appartenenti alla stessa categoria…
    Demenziale.
    Per fortuna c’e’ la politica e ci sono ancora valori universalistici, che si cementano intorno ad una grande e meravigliosa parola: solidarieta’.
    Lo spezzatino ideologico del lobbismo e’ la morte della politica, l’assenza di progetto, la mancanza di visione e di speranza.
    E’ la misera sommatoria di interessi, raggruppati in categorie di dubbia legittimita’ (maschi, femmine, vecchi, giovani, etero, omo, biondi, mesciati…).
    Io adoro la politica e rispetto quei pochi che ancora vi si dedicano.

  • lina

    da Teheran
    Il rettore dell’università di Teheran ha annunciato il divieto di ingresso nel campus alle ragazze che non indossano in modo corretto il velo islamico. Una decisione condivisa da Ahmad Janati, esponente dell’ala religiosa radicale iraniana, vicina al presidente Ahmadinejad, che nella preghiera del venerdì ha sottolineato: “se gli studenti vogliono ottenere un buon voto, devono seguire le regole dell’hijab”.

  • Monica

    @Giuliana: avere una visione fondamentalista di un credo che rende felici le donne che scelgono LIBERAMENTE di indossare il velo islamico (integrale o “parziale” che sia) non é affatto negativo come lei lo descrive. Il velo é un obbligo nell´Islam e le opinioni valide sono entrambe: sia quella del semplice velo che lascia scoperti viso e mani sia quella del velo integrale. Qui sta la scelta personale e mi dispiace che lei abbia avuto prova contraria, ma in quel caso le assicuro che l´Islam non c´entra nulla.

  • paolo1984

    X Monica: se le donne islamiche sono contente di indossare il velo integrale lo indossino, l’importante è che le loro figlie siano libere di fare scelte diverse, libere di andare in spiaggia in bikini senza rischiare di essere cacciate da casa o peggio, libere di cambiare religione o non averla, libere di innamorarsi di un non musulmano o di una persona dello stesso sesso.
    Anche Paola Binetti è contenta di portare il cilicio, io non glielo voglio impedire, ma rivendico il diritto di criticareil tradizionalismo religioso, del resto i tradizionalisti e fondamentalisti di ogni fede non fanno che criticare la presunta “immoralità” della cultura occidentale, disprezzano l’illuminismo e la rivoluzione francese, quindi io voglio essere libero di criticare le loro idee, voglio difendere le mie idee con la stessa passione con cui i tradizionalisti difendono le loro.

  • alma

    Chi sono i veri nemici dei Musulmani Italiani che vivono presi fra due fuochi
    In Italia i Fondamentalisti Islamici ( UCOII e gruppi similari clandestini ) non rappresentano NEPPURE l’1% di tutti gli Stranieri di fede Islamica immigrati in Italia, mentre ne sono i PEGGIORI nemici
    Eppure sembrano parlare per tutti
    Perchè ?
    Il motivo fondamentale è che costituiscono un’informale Partito Politico-Religioso assemblato con modalità clerico-fascista (ed in parte pure para-militare)
    Pertanto è logico che siano ORGANIZZATI mentre la gran massa degli immigrati “semplicemente” Musulmani sono, logicamente ATOMIZZATI, cioè non collegati fra loro in quanto in comune hanno esclusivamente il fatto di avere la medesima fede religiosa, ma in realtà le loro attività sono tutte focalizzate sul lavoro e sul desiderio o d’integrarsi e di restare qui oppure di risparmiare abbastanza per tornare al loro Paese, aprire un’attività e comprarsi una casa ove vivere serenamente
    Se non capiamo questa cosa non capiremo mai nulla dell’immigrazione Musulmana
    Prtanto ORA come ORA la gran massa degli immigrati Musulmani riceve sollecitazioni e pressioni di segno negativo, sia dai gruppi organizzati Fondamentalisti (che li blandiscono ma pure li minacciano) sia dall’ostilità riservata loro da razzisti Italiani che li giudicano pericolosi, diversi ed inaffidabili, senza conoscerli e senza far nulla per conoscerli
    Quest’atteggiamento d’intolleranza e di chiusura può naturalmente contribuire a spingere, per reazione, molti immigrati, fra le braccia “aperte” dei Fondamentalisti

  • AlessandraC.

    Arrivo tardi, probabilmente, ma mi sento di scrivere ugualmente. Ho lavorato per 12 anni nel Servizio Immigrazione del mio Comune, dove ho potuto conoscere da vicino le famiglie magrebine, e imparare ad apprezzare queste donne coraggiose, fiere, orgogliose, spesso più decise dei loro mariti nelle trattative di solito conflittuali che sempre il Comune imponeva per tutto, mai spaventate, ben consce dei loro diritti di cittadine che però non venivano mai riconsciuti e che dovevano sempre rivendicare e difendere. Non ho mai incontrato una donna che corrispondesse alla vulgata occidentale della donna islamica succube, tremebonda, sottomessa. A chi a questo punto vuole intervenire parlando, ad esempio, di violenze in famiglia, o di omicidi di donne islamiche ad opera di familiare maschio ricordo che per questo non c’è bisogno di essere mussulmani, e tanto basti.
    Ho visto anche, a volte, donne che avevo conosciuto con la testa scoperta decidere poi, dopo qualche anno, di coprirsela, decisione autonoma presa in piena libertà, come assunzione piena di una irrimediabile identità attaccata e insultata ogni giorno da qualsiasi media, da qualsiasi pubblico ufficiale, da qualsiasi cittadino – escluse lodevoli eccezioni, naturalmente – perché persino chi dice di essere “dalla loro parte” è di solito poi sempre pronto a dir loro come devono essere, come devono vestirsi, e anche come devono pensare, per essere veramente degne di “far parte” di questa parte del mondo dove abitano gli illuminati. Fra cui i tanti oggi scopertisi rabbiosi paladini dei diritti della donna ai quali sembra infastidire di più il chiaro segnale di non disponibilità sessuale che il velo trasmette, barriera che segnala il non permesso all’invasione del territorio, guerra persa in partenza per indisponibilità dell’oggetto.
    Altro ci sarebbe ancora da dire, ma mi fermo qui.

  • http://lmanifesto hanan

    io vorrai dire un comento mio!!!!ciao io sono una donna mussulmana e sono molto fiera di esserlo sai perche?sono crescuta in italia e per me italia e il mio secondo paese l’AMO PAZZAMENTE spescialmente NOVARA come amo il mio paese di origine.io prima nn coprivo la testa ero una ragazza normale come lo sono ancora adesso sono sposata e ho 2 bimbi ti viene dal cuore quando uno conosce la sua religione la vuole obbedire in pochi dei modi.la nostra religione come sapete non e uguale in senso ci sono vari parti i SUNISTI e CHIAA e altri ancora ogni uno la fa capire nel suo modo come la capita lui!!io quello che vorrai dire e che perche per colpa di uno andiamo tutti in mezzo??siamo tutti uguali non c’e nessuna diferenza!!!e poi vorrai anche dire perche fanno anche tanti problemi per le muschee??se vuoi andate in un paese maghribino e cercate una chiesa la trovate nelle parte piu iportante di ogni paese e messa anche nel posto piu pulito e lussuoso in marocco in unisia ecc…e nuoi per una muschea non coment….io adesso sono in olanda e quello che ho visto in italia non lo mai visto in vita mia.nelle scuole nei uffici nei parchi da giochi in utto in tano>>>>>>>>’da dire e molto e meglio ke mi fermo