closefacebookgpluslinkedinmailphotosearchsharetwitterwhatsapp
losangelista

Notte Rovente a Ferguson

ferguson-riot_0

Un ragazzo nero ammazzato dal i proiettili di un poliziotto. L’agente prosciolto. Le fiamme che divorano una comunità alienata esasperata –  disperata. Come dieci, cento, mille volte nella storia razziale  d’America gli elementi di un film troppo noto si sono succeduti ineluttabili. Le “riots” di Ferguson, il ghetto nella periferia di St Louis dove ad agosto Darren Wilson ha sparato sei colpi sul diciottenne disarmato Michael Brown, sono quindi state l’unica logica, inevitabile conclusione alla ampiamente prevista decisone di non rinviare a giudizio l’agente Wilson. Il gran giurì ha valutato che non c’erano le basi per processare i poliziotto che dopo una colluttazione aveva inseguito il giovane che correva verso casa ferendolo e, quando questi si era fermato e alzato le mani l’aveva colpito a morte altre cinque volte. “Ci hanno detto chiaro che la nostra vita, la vita di un ero non val nemmeno un giorno in tribunale” si è sfogato uno fra le migliaia di manifestanti assembrati all’esterno del tribunale. Dopo le cariche della polizia la gente si scagliata contro negozi uffici e automobili dati alle fiamme. Proteste sono avvenute anche a New York, Seattle, Los Angeles, Oakland. Un vecchio film americano che replica ancora.

La protesta   a South Central - Los Angeles. foto LC

La protesta a South Central – Los Angeles. foto LC