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losangelista

Notte da Leoni

L’assenza di una parola o succinta espressione per designare il dopo-sbornia (come lo spagnolo cruda, il portoghese resaca o il francese gueule de bois) e’ una delle lacune piu’ macrospiche della lingua l’italiana e quella che ha determinato la traduzione di Hangover in Notte da Leoni. Vabbe’, non e’ certo il peggiore obbrobrio negli annali horror del titolatura tradotta dai distributori italiani, e comunque di per se decisamente meno nociva del solito doppiaggio che oblitera le performance di Ed Helms, Zack Galifianakis, Bradley Cooper e Ken Jeoung in una poltiglia di caricaturale affettazione retro’. Ora arriva Hangover 2 che ripete l’efficacissima formula dell’originale. Il regista Todd Philips ripropone tale e quale il mcguffin, cioe’ l’espediente drammatico del primo film: il risveglio amnesico degli amici dopo una monumentale sbornia e i conseguenti sforzi per ricostruire l’accaduto nella notte perduta. Stavolta ne trae un film un po’ meno buffo e cosiderevolmente piu’ dark, un opera radicale che, accanto alle dinamiche dell’amicizia maschile, accenna ad esaminare la perdita di identita’ in un fantasy dionisiano, fino alle piu’ estreme conseguenze . E Philips porta fino in fondo la sfida del suo  film che prevedibilmente provochera’ non poche critiche per la scelta, invece della rimozione goliardica usuale nel commedie popolari, di affrontare apertamente la trasgressione sessuale e la carica eversiva dei droga party nuovamente intrapresi dai compari. Nel regime moralistico-formulaico di Hollywood non e’ poco – ma attenzione, le copie distribuite in Italia sono ad alto rischio di censura “correttiva” omofoba. Al margine del film si e’sviluppata intanto una diatriba legale che ha a che vedere con il tatuaggio “alla Tyson” esibito da uno dei personaggi (Helms): il tatuatore che l’ha originalmente ideato per il volto del pugile (il quale appare nuovamente nel film) ha infatti chiesto i danni alla Warner per riproduzione non autorizzata di tatuaggio e violazione di copyright”. Una causa che secondo il New York Times qui,  e’ destinata ad inaugurare una prevedibile stagione di simili contenziosi attorno ai tatuaggi.