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Lo scienziato borderline

Nonviolenza e TAV: esibiamo le credenziali?

In maniera nonviolenta, ghandiana, pacata, sommessa, mi piacerebbe con questo modesto contributo ficcare bene nel cervello, a tutti coloro che accusano il Movimento NOTAV di violenza e terrorismo, con chi e di cosa stanno parlando.

Con un semplice cenno storico, per far capire da dove veniamo, dato che la memoria corta non è un nostro difetto.

L’occasione torna buona dopo un incontro a Chiomonte – durante al Manifestazione del 22 febbraio – con Elisio Croce, volto storico dell’opposizione all’alta velocità. Ma anche fra i fondatori del Gruppo Valsusino di Azione Nonviolenta (G.V.A.N.) alla fine degli anni 60.

Era da un po’ che volevo far raccontare dalla sua viva voce quelle che sono le radici storiche del Movimento di opposizione nonviolenta in Val Susa. E se avete la costanza di leggere fino in fondo, troverete qualcosa che vi sorprenderà. Ma prima la parola ad Elisio Croce.

Ecco quindi la storia. Nel lontano settembre 1970 i lavoratori della Officine Moncenisio, azienda operante in Condove un piccolo paese della Valle di Susa, ebbero la coscienza e la dignità di opporsi alla fabbricazione delle armi, strumenti di morte e distruzione per i popoli. Su iniziativa di Achille Croce e del Gruppo Valsusino di Azione Nonviolenta, il 24 settembre 1970 gli 805 lavoratori delle Officine Moncenisio di Condove (Torino) riuniti in assemblea approvano all’unanimità una mozione contro la fabbricazione di armi e materiale bellico, che l’azienda stava producendo.

La fabbrica d'armi Moncenisio (http://gruppovalsusinodiazionenonviolenta.blogspot.it/)

La fabbrica d’armi Moncenisio
(http://gruppovalsusinodiazionenonviolenta.blogspot.it/)
Nella mozione si legge:

“I lavoratori delle Officine Moncenisio, considerando che il problema della pace e del disarmo li chiama in causa…, preoccupati dei conflitti armati che tuttora dilacerano il mondo…

Diffidano

la Direzione della loro Officina dall’assumere commesse di armi, proiettili, siluri o di altro materiale destinato alla preparazione o all’esercizio della violenza armata di cui non possono e non vogliono farsi complici…

Chiedono
alle Organizzazioni Sindacali di appoggiare la loro strategia di pace…

Invitano caldamente
i lavoratori italiani e di tutto il mondo a seguire il loro esempio di coerenti e attivi costruttori di pace”.

L’iniziativa suscitò una grande eco e solidarietà da parte di persone e movimenti in varie parti del mondo e stimolò altri lavoratori ad affrontare la questione della produzione di armi e della riconversione dell’industria bellica.

Questo era il  GVAN, nel 1970. Attivo nell’obiezione di coscienza, nella lotta al militarismo e all’industria di armi e di morte, pacifista, animalista ante litteram (Elisio Croce ci racconta nel video l’azione di boicottaggio ai campi da tiro a volo dove si uccidevano uccelli per puro divertimento).

Cosa facevano i governanti ed i grandi maestri di democrazia e nonviolenza che oggi lanciano acuti strali contro il Movimento NOTAV, nel 1970 e dintorni, mentre in Valsusa si parlava di nonviolenza?

Beh, il 12 dicembre 1969 iniziamo con la strage di stato di Piazza Fontana a Milano (17 morti e 88 feriti). Poco dopo, il suicidamento di stato di Giuseppe Pinelli. Governi balneari o pseudo-balneari democristiani si susseguono (Rumor e Colombo). Nel luglio iniziano le proteste a Reggio Calabria contro l’assegnazione del capoluogo a Catanzaro, guidate da Ciccio Franco (dal 1972 poi senatore del MSI) il cui grido di battaglia è il motto fascista “boia chi molla!”: la pro­te­sta “non­vio­lenta” si sublima con un sabotaggio alla linea ferroviaria nei pressi di Gioia Tauro con deragliamento del treno Torino-Palermo e la morte di sei persone. A settembre “scompare” a Palermo il giornalista Mauro De Mauro, impegnato in un’inchiesta sulla morte dell’ex presidente dell’Eni Enrico Mattei prima dell’incidente aereo del 1962. Poi viene eletto sindaco di Palermo il democristiano Vito Ciancimino, “sospettato” di legami con la mafia: lo sostiene una maggioranza composta da democristiani, repubblicani e socialdemocratici. L’anno si chiude con una dichiarazione ufficiale della Santa sede che afferma che «Roma, centro del cattolicesimo, si sente mortificata con l’introduzione in Italia del divorzio». Anzi no: a dicembre i neofascisti del Fronte nazionale (guidati dall’ex comandante della X Mas, Junio Valerio Borghese) occupano di notte il Ministero dell’interno per tentare il colpo di Stato, con la connivenza di molti.

Questo facevano la politica e lo stato italiano nel 1970: i loro eredi ora puntano il dito contro la Val Susa.

Loro, i valsusini, non hanno cambiato idea e sono sempre qui. Chiudo l’articolo nonviolento con la foto di Elisio Croce oggi, alla marcia di Chiomonte del 22 febbraio: è in compagnia di Alberto Perino. A proposito, cosa faceva Perino nel 1970? Beh, era anche lui uno degli esponenti del  Gruppo Valsusino di Azione Nonviolenta (G.V.A.N.), impegnato già allora nell’obiezione di coscienza.

Una sorpresa? Non per noi. Sappiamo chi siamo e da dove veniamo. E sappiamo anche chi sono quelli che puntano il dito, e da dove vengono.

Alberto Perino ed Elisio Croce, Chiomonte, 22 febbraio 2014

Alberto Perino ed Elisio Croce, Chiomonte, 22 febbraio 2014