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Horror Vacuo

Non si muore tutti i Mercoledì: Christina Ricci in After.Life

HORROR VACUO FEAT. CHRISTINA RICCI

New York, 20 aprile 2010

Quel disinteresse sadico, e un’altra volta scrivo sadico, di guastare il cabaret hollywoodiano e l’industria dada di Los Angeles, Christina Ricci ce l’ha nel sangue. Biblicamente. E’ la pars destruens di tutta la mitologia gothic burtoniana (“Dev’esserci un po’ di strega in voi, Katrina”. “Perché dite questo?”. “Perché mi avete stregato”. – Il Mistero di Sleepy Hollow), il macabro giorno della settimana sanguinato (nel ’32 per il New Yorker) da Charles Addams e Barry Sonnenfeld (nel ’91): “Pugsley, siediti sulla sedia elettrica”. “Perché?”. “Così possiamo fare un gioco”. “Che gioco?”. “Si chiama, Esiste un Dio?” – La Famiglia Addams. E’ la sirena col cuore sottomarino affianco a Cher e Winona Ryder; la prima opera, od opera prima, di Buffalo ’66: l’opposto del sesso, l’iberno polposo d’una curva che scotta sotto il torbido inganno dell’occhio Wachowski.
Christina Ricci è una picara maledetta: cala visibilmente di peso tra la pausa di un set e l’altra; va in sync coi momenti di fisarmonico, crudelissimo grasso melanconico, grasso color marmellata dark se si pensa all’infanzia poppata dalla tetta di Anjelica Huston; grasso condiviso fra gli zingari freaks nel freddo notturno del cinema. Per Christina Ricci e il regista Wes Craven, che l’ha diretta in Cursed nel 2005, Los Angeles è il Male/Maleficio e Christina una specie di Christ middlesex, molto suburban. La pandroginia inumana. Non a caso, le luci tagliola di Los Angeles, viste dalla Mulholland Drive di Craven, nella notturna California, firmano un canuto pentagramma: il Marchio della Bestia, lo ribattezza il commediante Jesse Eisenberg.
Lo stesso marchio che riconosciamo in Christina Ricci, a pochi giorni dal lancio di After.Life, che sarà proiettato in alcune selezionate sale cinematografiche. Scritto e diretto dall’esordiente Agnieszka Wojtowicz-Vosloo, After.Life è l’adorato rubinetto di simboli ed enigmi incipienti della filmografia Ricci, weird-A dello star system americano, ermetica bara di un corpo che fa pensare funerea persino la libidine sessuale. Perché vedere la Ricci completamente spenta e pallida in After.Life, con la fronte in cenere, sopra un lettino d’obitorio, non è che la conseguente normalità del suo antichissimo fascino. Versione estesa d’un episodio di Six Feet Under, After.Life fa della Ricci l’ostensorio di tutto un rosso shocking decadente, e di Liam Neeson (Eliot Deacon) un mortician capace di comunicare coi morti, fino a punirli per non aver messo a frutto il dono della vita sulla Terra.
Stando allo script di Wojtowicz-Vosloo, Paul Vosloo e Jakub Korolczuk, Anna Taylor (Christina Ricci), dopo un incidente automobilistico, finisce prigioniera del temibile Deacon. Che le dice di essere morta (sarà così?). Alle porte del cancello purgatoriale per Christina Ricci, c’è – letteralmente – l’inner sanctum Neeson, che traghetta le anime degli ebrei per Spielberg e quella della Ricci per Vosloo. “Ci ho rimesso la colonna vertebrale fratturando persino le anche. Mi sono davvero ammalata per questo film” dice Christina Ricci, presentando After.Life. “Sacrifici corporali del genere nemmeno per Black Snake Moan. Se credo alla vita dopo la morte? Anna, il mio personaggio, ad un certo punto deve convincersi di abitare un’altra dimensione. Un mattino, sul set, mi sono svegliata e guardandomi allo specchio ho notato un pallore eccessivo. Mi sono detta: è davvero giunto il mio trapasso”.