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losangelista

Kissinger: il Nonno-Con

Gero Breloer/AP

Gero Breloer/AP

Henry Kissinger, architetto della politica estera Americana sotto Nixon e Ford, teorico della détente con l’URSS e dell’apertura cinese negli anni 70, vincitore del premio nobel per la pace dopo aver bombardato a tappeto Cambogia e Vietnam, pubblica World Affairs in cui offre la propria vision di ordine mondiale nel secolo successive all’American Century. Come fu d’altronde anche per il suo ex- superiore Richard Nixon, a Kissinger viene accordato da molti lo status di decano degli affair esteri, fonte di saggezza antica applicabile al mondo “asimmetrico” nell’attuale critica instabilità. E la vecchia volpe è ben felice di dispensarla. Intervistato ieri dalla rete NPR a disquisito sulle convulsioni del presente. Su Isis e la crisi siro-irachena Kissinger trova che le decapitazioni di Americani siano intollerabili e necessitano di una risposta “forte per un periodo appropriato”, una azione simbolica ch dovrà su lungo termine comunque lasciare il posto ad una strategia mista che faccia perno sull’impiego di bombardamenti aerei, alleanze globali e “partnership locali” atte a combattere per procura (e foraggiamento CIA)  le battaglie americane nella regione. Ma Kissinger considera il califfato una distrazione momentanea, reputando invece quella iraniana la minaccia principale. Secondo lui alla luce degli ultimi sviluppi Tehran ha l’incentivo per costruire un “asse sciita” che arrivi al Mediterraneo ricostituendo una incarnazione di impero persiano. Non smentisce insomma il pensiero che ne fa un lume dei neocon fino a Giuliano Ferrara. Su Russia e Ucraina Kissinger mostra invece possibilista, sfoderando la vecchia linea morbida ricordando (in America non sente spesso) che “uno stato russo venne creato attorno a Kiev 1200 anni fa” e e che “l’Ucraina ha fatto parte della Russia per 500 anni”, quindi conclude l;;esito ideale della crisi sarebbe un Ucraina stato cuscinetto fra Russia e Occidente sul modello austriaco o finlandese. Dulcis in fundo interpellato sui massicci bombardamenti di civili da lui ordinati in Vietnam e Cambogia da la clpa ai B 52 “meno precisi” purtroppo dei droni di oggi che, per inciso, Obama ha impiegato più spesso e continuativamente delle vecchie sortite sui villaggi Vietcong. Il bello è che, sfacciataggine a parte, sulla politica telecomandata di Obama non ha purtroppo tuttissimi i torti.

AGGIORNAMNENTO:

Intervistato l’11 settembre alla radio USA, Kissinger ha minacciato di lasciare lo studio se il giornalista insisteva a chiedergli conto di un altro 11 settembre: il golpe in Cile pilotato da Washington. “Non si permetta di implicare gli USA con la sua propaganda di sinistra” ha sbottato l’esimio Nobel per la pace, deciso evidentemente a portarsi nella tomba la propria coscienza grondante di sangue,

  • uther pendragon

    A quando un bel processo per crimini contro l’umanità come quelli che si fanno ai macellai che stanno dall’altra parte?