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losangelista

Non idoneo a morire

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La corte suprema ha accolto ieri la petizione in extremis di un detenuto del Missouri di sospendere la sua esecuzione. Poche ore prima di entrare nella camera della morte,  Russell Bucklew e’ stato ricondotto nella sua cella del penitenziario di Bonne Terre dopo che il giudice Samuel Alito ha convalidato la sua richiesta di rinvio per cattive condizioni di salute.  Sarebbe stata la prima esecuzione in America da quando il mese scorso l’uccisione di un detenuto in Oklahoma si era tramutata in  film dell’orrore  con il condannato in terribile agonia per 40 minuti prima che l’operazione fosse sospesa (l’uomo era infine deceduto per collasso cardiaco).

L’obiezione dei legali di Bucklew è  stata motivata in parte dall’impossibilità  di conoscere la composizione esatta delle sostanze che sarebbero state utilizzate per ucciderlo e quindi di escludere simili sofferenze, specialmente considerato l’indebolita costituzione del morituro . La fabbrica di esecuzioni americana si è inceppata da quando da un paio di anni le ultime società produttrici  dei “farmaci” utili hanno interrotto la produzione. La scarsità di veleni ha spinto i vari stati a improvvisare sostanze “fai da te” (dai barbiturici a tranquillanti veterinari) – col rischio di contravvenire  al mandato costituzionale contro la punizione “crudele e inusitata”. Una situazione che sottolinea la lucida follia etica e istituzionale delle “esecuzioni umanitarie”. Per quanto paradossale la somma ipocrisia della “compassione omicida” ha contribuito a gettare lo scompiglio nel sistema delle uccisioni di stato (già messe al bando o in mora da 14 stati).