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Nomine Agcom, la madre di tutte le battaglie

La partita sulle nuove nomine per l’Agcom (la delicatissima autorità di controllo sulle telecomunicazioni) è forse la più violenta tra le tante che sottotraccia governo e parlamento, ma anche i partiti di maggioranza tra loro, si scambiano da giorni.

Il ministro Passera assicura che i nuovi membri dell’Authority saranno valutati in modo «trasparente» e secondo i «curricula». La questione dei politici riciclati (o degli ex uomini Mediaset) è finita anche sul tavolo delle Nazioni unite, che sarebbero disponibili a offrire al governo Monti una consulenza su come valutare i candidati.

Ieri in senato Corrado Calabrò ha presentato la sua ultima relazione da presidente. Nel suo settennato, 2005-2011, i prezzi delle tlc sono scesi del 15%. L’Italia è il primo paese d’Europa per numero di cellulari ma ancora molto resta da fare. Secondo Calabrò la sola mancanza della «banda larga» costa al nostro paese fino a 1,5% punti di Pil in meno: solo il 4% delle nostre pmi vendono online, mentre la media Ue-27 è del 12%. «Il problema delle reti di nuova generazione, anche per la rete fissa, non è più rinviabile», avverte Calabrò. Mani alzate dell’Authority, invece, sulle tv: l’aumento dell’offerta digitale non ha scalfito in nulla la tripartizione dei ricavi di Rai (28,5%), Mediaset (30,9%) e Sky (29,3%). E tanti saluti al pluralismo.

Tra le tante cose da fare Calabrò ha rilanciato l’adeguamento della legge sulla «par condicio» all’era di Internet («resta una legge indispensabile – ha detto – ma va aggiornata alle nuove tecnologie») e anche una legge anti-pirateria. Com’è noto, dopo mesi di battaglie, l’Agcom ha dovuto rinviare l’adozione di un regolamento-bavaglio contro i siti e il download di file invitando il parlamento a provvedere prima con una propria normativa.

dal manifesto del 3 maggio 2012