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losangelista

No California TAV

California Killer

Il progetto di una linea ferroviaria ad alta velocita’ e’ al centro di un caso politico. Nello scontro fra pro e contro si sintetizzano idee ambientali, progetti urbanistici, filosofie demografiche – i progetti politici cioe’, di fazioni diametricamente opposte. Un conflitto che hai il potenziale di esacerbare le tensioni politiche e culturali ed definire il futuro….della California.  Esatto un TAV spacca la California: non c’era tanta discordia attorno ai binari di una ferrovia da queste parti dai tempi la sanguinosa gara fra la Central Pacific e la Union Pacific per completare per primi la ferrovia transcontinentale nel 1869. Anche stavolta la questione non e’ invero unicamente californiana: da quando il presidente Obama ha inserito l’ammodernamento delle infrastrutture e quindi anche delle quasi inesistenti e moribonde ferrovie americane, nel piano di stimolo economico, i treni che molti Americani conoscono solo da vecchi film, sono diventiate nuovo pomo di discordia. Parte integrante del piano Oabama sono una serie di nuove tratte ad alta velocita’, dieci in tutto da quelle della East Coast fino in Florida, fra i centri urbani del nordest, lo snodo midwestern con perno a Chicago, il Texas e centrosud e la California/Nevada: una rete di trasporti ultramoderna pensata per un balzo in avanti  simile  a quello favorito dal interstate highway act che negli anni 50 produsse la rete autostradale. Nell ’800 il West venne praticamente “creato” dai  trust ferroviari utilizzati come punta di diamante della conquista continentale, vettori di bonifica geografica e pulizia etnica per conto del governo grazie a lauti contratti federali e concessioni terriere altrettanto generose. Nel dopoguerra la scomparsa altrettanto fulminea: i vagoni  seppelliti dalla lobby degli auto trasporti e di Detroit e dagli aerei che hanno preso  a solcare i cieli con la frequenza (e fino apoco fa anche i prezzi) di autobus, utili anche su  tratte brevi. La TAV calforniana modellata sugli omologhi europei, e asiatici dovrebbe cambiare tutto questo. Collegamenti veloci dovrebbero saldare centri urbani separati da un baratro culturale come LA e San Francisco,  Silicon Valley e Hollywood. In mezzo il piattume vasto della San Joaquin valley,  paniere d’America ma vista da vicino un tavoliere infuocato, intensivamente irrigato e irrorato di pesticidi, un serra di agribusiness fondata su un economia della poverta’ estrema: migranti, sharecroppers, sfruttamento di manovali clandestini,  roba da Furore ma senza il lato romantico. Citta’ come Modesto, Fresno,  Bakersfield versano in poverta’ abbietta, Stockton, la Fat City di John Huston, oggi capitale nazionale dei pignoramenti  che ha appena dichiarato  bancarotta. La linea dell’alta velocita’ dovrebbe, almeno nell’intento dichiarato del governatore liberal pragmatico Jerry Brown, invertire la rotta,  collegare questa terra di nessuno al resto dello stato in una prossima auspicata ripresa razionalizzare i trasporti e i consumi. Forza unificante dunque, vettore di una  politica economica, ambientale e culturale illuminata, capace di reinvestire nel futuro su basi tecnologiche in vista di 20 milioni di nuovi abitanti entro il 2050. Ed e’ appunto questo a far imbestialire l’opposizione, conservatrice, che  proprio al  razionalismo del progetto obbietta. Dietro all’argomento del costo (effettivamente) esorbitante  – $100 miliardi – da sostenere in un momento di crisi profonda, si cela l’opposizione su basi filosoiche e identitarie che porta il repubblicano David Nunes a denunciare il treno come “strumento per controllare le  masse, una forma di ingegneria sociale di sinistra”. Il CAL-TAV alimenta la psicosi atavica della chiusura di una frontiera che in realta’  rimane aperta solo nella psiche nazionale. “Ma come? Noi pionieri di una terra di avventurieri e cercatori d’oro ridotti a fare i pendolari socialdemocratici?!!”  Subito balena l’incubo di una frontiera irriconoscibile, trasformata in Europa o peggio Cina; collettivista,  solcata da binari su cui si innestano nuove citta’, comunita’ (orrore) ad alta densita’,

freedom-scape

gente che abita in appartamenti e prende un mezzo di trasposto di massa –manco i fieri ranch fossero kibbutz! La California almeno una parte, e’ sull’orlo della crisi di nervi, perche’ qui la paranoia ferroviaria si salda con le altre psicosi complottiste della destra. Questi amministratori cosmopoliti sul treno ci vogliono mettere l’ambientalismo liberticida e sicuro dietro l’angolo c’e’ la visita medica gratuita. Il colmo del’ingiuria antiamericana insomma, un colpo al cuore del popolo libero  di parhceggiare un SUV (o tre) davanti alla McMansion con l’aria condizionata pure di inverno. Di divorare suolo e e territorio a quattro palmenti con suburbia seriale, “exurbia”, villini replicanti ma rigorosamente monofamigliari e sostituirle con stazioni, piani regolatori, chissa’ (gasp) piazze…tutto su un maledetto convoglio ad alta velocita’ che si portera’ via ‘ultimo brandello di America. E se mai sfreccera’ sulla prateria, gli Europei del mondo avranno vinto e gli ultimi Americani si avvieranno al tramonto come tristi cavalieri elettrici.