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Lo scienziato borderline

No all’invasione selvaggia delle trivelle

Si è tenuto di recente a Viggiano, in Provincia di Potenza, il Convegno “Tutela del Territorio tra petrolio, acqua e sismicità in Alta Val D’Agri“. La collega Albina Colella dell’Università di Potenza mi ha inviato un appello che volentieri pubblico.

Un coro di no si sta levando dalla Campania, Basilicata, Puglia, Molise e Sicilia, contro l’’invasione selvaggia delle trivelle in terra e in mare, in aree a rischio sismico, ricche di risorse idriche, prossime ai centri abitati, a vocazione turistica e agricola biologica, protette da vincoli paesaggistici nazionali ed europei.

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Stavolta alla voce degli ambientalisti e dei sindaci, si unisce l’appello di cinque professori universitari di geologia e medici dell’ambiente, volto alla salvaguardia delle risorse idriche, il cosiddetto l’oro blu del XXI secolo. Aree come l’Alta Val d’Agri, il Vallo di Diano e l’Irpinia, rivestono una importanza strategica idrogeologica nazionale per l’abbondanza di acque sotterranee e superficiali, che rappresentano, a differenza del petrolio, risorse rinnovabili; nel contempo il sottosuolo, con faglie attive e ad elevata pericolosità sismica, non offre garanzie di sicurezza per le tubazioni metalliche verticali ed orizzontali dei pozzi petroliferi in occasione di violenti sismi. Tali evidenti problematiche rendono incompatibili le attività petrolifere, così come finora attuate.

Ed ecco le proposte di M. Civita. A. Colella, G. D’Ecclesiis , F. Laghi, F. Ortolani, per contenere il danno ambientale ed in particolare il rischio di contaminazione delle acque:

1) applicazione urgente da parte di Regioni, Province e Comuni della normativa vigente (D.Lgs. 152/06 e precedenti sino al DPR 236/88) che prevede la delineazione delle aree di salvaguardia di sorgenti, pozzi e specchi d’acqua che forniscono o possono fornire acque destinate al consumo umano;

2) redazione di Carte della vulnerabilità degli acquiferi all’inquinamento, strumento di pianificazione operativa per la protezione e prevenzione dell’ambiente idrico, previste dalla legge citata per le aree sensibili;

3) realizzazione di un monitoraggio ambientale integrato e istituzione di un centro di studi per la protezione ambientale del territorio, in grado di raccogliere dati, effettuare misure e analisi, gestire i monitoraggi ecc. Un centro di studi da realizzare unitamente alle aree contigue alla Val d’Agri, come il Vallo di Diano, grazie a fondi europei, che comporterebbe l’assunzione di giovani prospettori, così cominciando ad agire contro la disoccupazione giovanile;

4) adeguamento dell’attuale apparato legislativo che sovrintende alle ricerche e attività petrolifere nel sottosuolo interessato da faglie attive sismogenetiche, al fine di garantire la sicurezza ambientale, la tutela di tutte le georisorse e la sicurezza dei cittadini.

Queste proposte sono scaturite durante il convegno di Viggiano (PZ) in Alta Val d’Agri, un’area emblematica poiché racchiude molte delle criticità succitate e necessita di particolare tutela ambientale. L’Alta Val d’Agri, infatti, è un’area ricca di georisorse di importanza strategica, dove al più grande giacimento in terraferma di idrocarburi d’Europa (finora sfruttato) si aggiungono uno dei più importanti serbatoi di acque superficiali e sotterranee d’Italia, risorse umane, agricoltura biologica, beni culturali e naturali protetti da vincoli ambientali nazionali ed europei, come il Parco Nazionale dell’Appennino Lucano-Val d’Agri-Lagonegrese con aree SIC (Sito di Importanza Comunitaria) e ZPS (Zona a Protezione Speciale), come il lago del Pertusillo. Alla ricchezza di risorse si aggiunge la pericolosità sismica del territorio, caratterizzato da faglie attive e da terremoti di forte intensità, come quello del 1857 con epicentro nell’area di Montemurro, che causò la morte di 9257 lucani.

In Alta Val d’Agri sono presenti 25 pozzi petroliferi attivi, l’oleodotto più grande d’Europa e il Centro Oli di Viggiano. Le perforazioni petrolifere attraversano sicuramente diversi acquiferi sovrapposti. Alcuni pozzi petroliferi sono ubicati addirittura nell’area di ricarica degli acquiferi, un’area ad elevatissima vulnerabilità all’inquinamento, come accade ad esempio per il pozzo Alli 2, ubicato a circa 500 m da un centro abitato.

La ricchezza di risorse idriche dell’Alta Val d’Agri si manifesta con la presenza di 23 corsi d’acqua di cui il Fiume Agri è il maggiore, di poco più di 650 sorgenti, di circa 76 sorgenti con portate superiori a 1 l/sec, con una portata media annua totale delle sorgenti degli acquiferi carbonatici di circa 3.550 l/sec. ed un volume medio annuo di 112 Mm3, e di 22 idrostrutture che alimentano le relative sorgenti. 2,5 km a valle del Centro Oli di Viggiano, c’è l’invaso del Pertusillo, che fornisce acqua destinata ad uso umano alla Puglia e alla Basilicata. L’invaso ha una capacità di circa 155 milioni di metri cubi d’acqua, di cui il 65,6% viene fornito alla Puglia a scopo potabile e il 34,4% alla Basilicata a scopo irriguo e potabile. Analisi chimiche di 4 campioni di acque e 11 di sedimenti del Pertusillo realizzate da associazioni ambientaliste, hanno evidenziato la presenza di alte concentrazioni di idrocarburi e di metalli pesanti tra cui il bario (usato come additivo nei fanghi di perforazione petrolifera), che spesso superano i limiti previsti dalla legge. Nelle acque le concentrazioni di idrocarburi sono fino a 646 volte superiori ai limiti di legge per le acque potabili e nei sedimenti fino a 9 volte. Nelle acque il bario raggiunge concentrazioni fino a 3 volte superiori al limite del bario nelle acque di classe A2 (1000 microgrammi/litro) e fino a 4 volte superiori al limite per le acque potabili (700 microgrammi/litro) fissato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Recentemente l’Acquedotto Pugliese ha reso nota la presenza di idrocarburi e di bario nelle acque del Pertusillo già potabilizzate dall’impianto di Missanello. Ciò implica evidentemente che tale depuratore non elimina dalle acque gli idrocarburi e i metalli come il bario, con le conseguenti implicazioni per la qualità delle acque potabili distribuite in gran parte della Puglia e in parte della Basilicata.