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Lo scienziato borderline

Nidal Hamad: non tutto è perduto

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Sarà la Sala Vasari dell Istituto Ortopedico Rizzoli Via Pupilli 1, a Bologna (Venerdi 11 Aprile ore 18) ad ospitare la presentazione del libro “L’Alba degli uccelli liberi” di NIDAL HAMAD, superstite della strage di Sabra e Chatila (Libano) che nel 1983 fu ricoverato e curato nell’Ospedale Bolognese.

Saranno le parole del poeta Palestinese Mahmoud Darwish, recitate da Fiorenzo Fiorito, ad accompagnare il ricordo di quell’alba calda e dolce come il petto di una madre, che allietava la partenza dell’autore da Bologna (la rossa) dove, assieme ad altri compagni di sventura, erano stati ospitati e curati.

Nidal Hamad, palestinese nato in un campo profughi in Libano da una famiglia in fuga dalla Galilea occupata, oggi scrittore e giornalista nonché presidente della Comunità Palestinese in Norvegia, con il suo libro di racconti comunica l’esperienza delle tragedie personali attraverso il ricordo del calore e dell’amore che ha vissuto, grazie ad un medico volontario italiano, in quella Bologna dove ha trovato tanti uomini e donne “giusti” che lo hanno fatto sperare nel futuro

I testi sono preceduti da una presentazione sulla storia della letteratura palestinese, genere letterario che, emerso pur tardivamente, ha provocato un risveglio culturale, soprattutto nella poesia, nel romanzo e nel racconto breve. L’incontro con la cultura occidentale, nefasto per i palestinesi in molte altre circostanze, è stato in questo caso positivo, anche grazie alle traduzioni delle varie lingue europee e alla nascita di associazioni letterarie che hanno sostenuto i vari movimenti letterari palestinesi. La letteratura palestine è importante perché? Per rompere la barriera del silenzio e di isolamento, per avvicinare fra loro la West Bank e Gaza, oltre che ovviamente per far sentire la voce palestinese nei paesi arabi e nel mondo

Oltre alla presentazione di stampo storico, l’introduzione del libro ci parla del concetto di amore e di comunicazione tra i popoli, denunciando ogni forma di guerra e di odio

Così nel primo racconto che apre la raccolta, “Ti amo”, il soldato saluta la sua donna, la donna che ama: ma il soldato non tornerà mai perché è morto in combattimento.

Le parole di Nidal sono un segno di speranza, se ci sono ancora oggi, allora non tutto è perduto.