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Antiviolenza

“Ni una más”, progetto partecipato

inoutput

Locandina del progetto “Ni una más” oggi in scena al teatro Miele di Trieste

Nerina Cocchi è venuta apposta a Firenze per conoscermi, per parlarmi del suo progetto contro la violenza sulle donne perché ci crede, perché è una esperienza dal basso e perché è un percorso faticoso quello che lei, e chi collabora con lei in questo lavoro, stanno facendo. Si tratta di un progetto internazionale che parte dalla presentazione di un lavoro teatrale sul femminicidio che per autofinanziarsi deve trovare i fondi, ed è per questo che Nerina gira il mondo, per dare una voce libera contro la violenza. “Ni una más” è uno spettacolo sul femminicidio dal testo di Mia Parissi, e la compagnia è composta da lei, che è la regista, da l’attrice Giovanna Scardoni, la costumista Giulia Pecorari, il compositore Davide Fensi, il fotografo Andrea Messana e il video-artista Daniel Pinheiro, che ha creato un monologo potente con la scenografia di frammenti di ceramica e un costume di 81 pezzi di simil-ceramica tenuti insieme da 400 calamite, che piano piano cadono sulla scena formando i mille pezzi delle donne uccise dentro e fuori dalla violenza.

Nerina è convinta e ci crede, e qualche mese fa mi scrive senza esitazione: “Sono Nerina Cocchi, una regista basata tra Francia e Italia. Le scrivo perché sono una sua avida lettrice, e vorrei ringraziarla del suo contributo così costante sull’argomento del femminicidio. Al momento, con inoutput, la compagnia che ho fondato nel 2010 con il fotografo Andrea Messana, stiamo producendo Ni una más, uno spettacolo proprio sul femminicidio , basato su un testo di Mia Parissi, che abbiamo cominciato a mettere in scena durante una residenza presso La MaMa Umbria International, sede italiana dello storico La MaMa ETC di New York, a ottobre scorso, e poi che ci ha portato in viaggio in Nord Italia per la creazione del prologo fatto di voci di donne che sono morte o che moriranno, ottenute attraverso interviste a passanti, conoscenti, professori, specialisti, giuristi intorno all’argomento del femminicidio. Noi vogliamo mostrare come il femminicidio faccia parte della nostra realtà quotidiana e la compagnia stia cercando, attraverso una campagna di crowfunding (raccolta fondi dal basso), di creare un progetto basato in questa quotidianità. Ovvero, vogliamo che questo spettacolo sia un’opportunità per la comunità di esprimere una volontà di cambiamento e, nella partecipazione a questa raccolta fondi, un impegno diretto nella creazione e la realizzazione di questo spettacolo”.

Mi spiega che questo progetto è un progetto dal basso, senza committenti, con la partecipazione attiva della società civile su un tema che coinvolge le donne di tutto il mondo perché “Accedere ai fondi pubblici per questo tipo di iniziative è difficile, e per questo inoutput ha deciso di lanciare una campagna di raccolta fondi su internet”; in più “inoutput ha scelto questo metodo perché il femminicidio fa parte della realtà di tutti“, e per questo crede che sia possibile realizzare “Ni una más” con la partecipazione e il sostegno della comunità: “È quindi in quest’ottica che chiediamo aiuto e partecipazione. Qualsiasi donazione, di anche soli 5€, è quella che può fare la differenza tra la realizzazione o meno di questo progetto“, conclude Nerina.

Oggi si comincia e “Ni una más” va in scena al Teatro Miela di Trieste alle 18.

Istituto Livio Saranz e Coordinamento donne SPI – Cgil del Friuli Venezia Giulia

presentano al Teatro Miela di Trieste

NI UNA MÁS/NON UNA DI PIÙ

prodotto da inoutput
di Nerina Cocchi
con Giovanna Scardoni
scritto da Mia Parissi
scene e costumi Giulia Pecorari
musiche Davide Fensi
virtual orchestration and sounds Michele Busdraghi
fotografia Andrea Messana
video Daniel Pinheiro

“Ni una más di Mia Parissi è una voce che si alza dalla confusione collettiva. È la voce di una donna dalle ossa ben solide che chiede che si aprano gli occhi al femminicidio, a questa violenza contro le donne che isola, che limita, che ammazza. “Ni una más” è mai più. Che mai più una donna sia toccata dalla violenza, a parole e a fatti. Non perché è donna, e quindi debole. Non perché l’uomo in quanto uomo è violento. Non si tratta di una lotta tra i sessi, ma di andare oltre le parole “vittima”, “abuso” e “superiorità”. Si tratta di capire che se qualcuno picchia, insulta, ammazza, siamo tutti responsabili. Perchè scegliamo di non vedere, di non guardare, di non parlare. Slogan coniato da Susana Chávez nella provincia di Juárez in Messico come richiamo alle onde di rapimenti e violenze contro le donne con il tacito accordo di polizia e istituzioni, Ni una más diventa attraverso il ritmo di Mia Parissi un urlo potente che parla del femminicidio in Italia. E non solo. Parla delle ossa che si spezzano nella società. Parla di occhi verdi che trapassano il cuore, della bellezza dello spirito umano che ci anima, e ci eleva, tutti. Parla di alberi, di rami, di radici che continuiamo a calpestare, senza renderci conto della loro solidità”.

  • Lara turrini

    Mi piacerebbe ricevere un calendario con le date e i luoghi dove verrà ripetuto lo spettacolo, grazie.

  • Mia

    Carissima Lara,

    sono Mia, l’autrice di Ni una más. Nel ringraziarti davvero tanto per l’interessamento ti invito a seguire il progredire del nostro progetto sul blog inoutmas.wordpress.com
    Puoi anche inviare una mail all’indirizzo info@inoutput.org per essere inserita nella mailinglist e ricevere tutti gli aggiornamenti.

    Ancora grazie, spero a presto in uno dei prossimi teatri che ci ospiterà.

    Ne approfitto, e ringrazio tantissimo anche Luisa Betti per lo spazio che ci ha dedicato qua sul suo blog.

    Un saluto,

    Mia