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Poltergeist

New Amsterdam – La tristezza immortale

Nel 2008 Lasse Hallström, autore delle Regole della casa del sidro e di Chocolat, aveva diretto il pilot di New Amsterdam, una promettente serie della FOX cancellata dopo soli sette episodi.

Concepita nel genre tutto americano degli zombie in senso lato, la serie si apre con una straordinaria scena di amore e morte, un montaggio che si tuffa e riemerge ritmicamente tra passato e presente, tra la battaglia per la conquista dell’isola di Manhattan e la conquista amorosa di una giovane newyorkese, entrambe ad opera di uno stesso uomo: il triste immortale John Amsterdam. L’assalto amoroso e la ferita mortale in un combattimento all’arma bianca si intrecciano in una narrazione che monta progressivamente la lotta tra due corpi che si avvinghiano in battaglia e due amanti che si abbracciano durante un amplesso, fino al raggiungimento dell’orgasmo – il momento della morte del nemico. Al risveglio dal sonno che segue l’amore, il protagonista rivive una morte, questa volta la propria.
Il ritratto di John Amsterdam, ucciso durante la presa di Manhattan e risuscitato grazie a un sortilegio di alcune donne della tribù indiana dei Wappinger, è quello di un uomo sfuggito alla morte perché ha compiuto un atto di generosità (ha salvato le donne indiane dalla violenza dei suoi commilitoni, e che ha continuato a vivere per tre secoli a New York, una città che gli sembra non essere mai cambiata. “La vita aveva poco valore a New Amsterdam, e ne ha poco anche oggi. Si uccide per un paio di scarpe da ginnastica.”
Nel presente John è un detective, ma la trama non ha quasi niente della serie poliziesca, né riposa le sue aspirazioni di successo sulla curiosità o sull’eterna sete di adrenalina di quelle belve da Colosseo che sono gli spettatori medi di telefilm, piuttosto, questa è la vicenda di un uomo la cui missione è compiere quelli che in America si chiamano “random acts of kindness”, azioni generose che non chiedono un rendiconto.
John, che sembra soffrire di un irrisolvibile senso di colpa freudiano, è prigioniero della sua brama di riscatto personale ed è condannato all’immortalità, nelle mitologie occidentali spesso una maledizione che impedisce il vero amore, fino a che non incontrerà la donna che lo farà innamorare.

Un tono da favola per questo pilot con una regia e una fotografia d’eccezione, un cast straordinario e, soprattutto, una discendenza diretta da alcune serie tra le grandi protagoniste dell’ultimo decennio, Six Feet UnderSex and the City – produttori e alcuni membri del cast tecnico si sono formati lì e il direttore della fotografia ha anche lavorato a lungo con Jane Campion e si sente l’influenza di Lezioni di piano proprio nella prima scena in cui il passato e il presente sono distinti e caratterizzati solo attraverso la fotografia. E’ virato in blu, con ombre nere, il passato; è rosso, infuocato, sanguigno il presente. Le scene, che respirano a un ritmo più pensoso e magico di molte altre serie, hanno una fotografia profondamente narrativa e un montaggio, privo delle manieristiche iperboli alla CSI. Viene da chiedersi come mai un gruppo così straordinario di professionisti si fosse consociato per portare alla luce quella che sembra solo una favola ben raccontata. E la ragione di un tale impegno di forze creative va cercata proprio nell’alone magico e antirealistico della trama, tesa a rettificare la nozione comune che allora, come oggi, a guidare il popolo vincitore – gli odierni americani – non sia altro che ingordigia ed egocentrismo. Questa serie è un tentativo di trasformare l’immagine che il mondo ha dell’americano medio e si rivolge all’americano medio stesso, essendo prodotta da una rete televisiva che trasmette anche via etere e non da una stazione privata, come la HBO. Ecco dunque che, ambasciatore di una simile azione diplomatica, viene chiamato il garbato regista Lasse Hallström, un acrobata magistrale che si tiene in equilibrio tra il robusto artigianato di una volta e lo slancio narrativo di matrice espressionista.
Quella che doveva essere la contropartita di 24, l’ipercinetica serie il cui protagonista sembra essere il gemello cattivo di John Adams e la cui immagine dell’America un mondo di Alice nello specchio rispetto a quella di New Amsterdam, è stata ignorata da un pubblico che, evidentemente, ancora si riconosce nell’immagine del conquistatore pretende intere isole in cambio di collanine e che giustifica la tortura e la prigionia indiscriminata del nemico in nome della protezione del proprio stile di vita, a dispetto delle parole di uno dei suoi padri fondatori, Benjamin Franklin, che avvertiva “Chi è pronto a dar via le proprie libertà fondamentali per comprarsi briciole di temporanea sicurezza non merita né libertà né sicurezza.”

E poi ci si stupisce che Obama incontri tante difficoltà a uscire dal conflitto in Medio Oriente.