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losangelista

Nel paese delle meraviglie

C’era una volta in un paese chiamato America, in uno stato chiamato California,  una grande citta’, conosciuta come la capitale del content. Nello stesso paese e nello stesso stato, non lontano – a un giorno di guida –  c’era un’altra scintillante citta’ e questa era conosciuta come la capitale della tecnologia. Ma seppur cosi’ vicine, a poche ore appena di macchina l’una dall’altra, e malgrado fossero entrambe capitali creative, le due citta’ non  riuscivano a mettersi daccordo”. Cosi’ la fiaba inventata da Chris Dodd, capo della MPAA (motion picture association of America), alla vigilia del voto in commmissione parlamentare sul SOPA (stop online piracy act), il disegno di  legge per limitare la pirateria online.   Una  parabola digitale sull’accordo ancora irraggiungbile fra Hollywood e Silicon Valley in materia di copyright, distrbuzione digitale, normative su filme programmi online e file-sharing. Un incompatibilita’ fatale fra un industria cinematografica congenitamente paranoica di fronte alla vertiginosa perdita di controllo sulla distribuzione tradizionale e un settore “digitale” che dietro i proclami di garantismo e net neutrality sta consolidando il traghettamento del web da utopia a oligopolio industriale. Nella diatriba Dodd e’ meno che disinteressato dato che l’ex senatore e’ l’attuale dirigente della lobby politica di Hollywood. Nel nuovo universo che sta predendo forma nel paese lontano lontano della California, gli studios hanno perso il monopolio sui contenuti mentre l’internet plasmato dai colossi di Silicon Valley assomiglia sempre di piu’ ad un app store che a una electronic frontier.