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FranciaEuropa

Nel paese dai 58 reattori, il 77% vuole “uscire dal nucleare”

Fukushima e la decisione tedesca di abbandonare il nucleare entro il 2022 fanno riflettere i francesi. Nel paese campione dell’energia nucleare, che conta 19 centrali con 58 reattori, che forniscono il 78% dell’energia elettrica consumata nel paese, un sondaggio dell’istituto Ifop rivela che il 77% è favorevole all’uscita dal nucleare. Il 62% auspica che la Francia “arresti progressivamente, su un periodo di 25-30 anni, il suo programma nucleare”, il 15% vorrebbe invece che  l’abbandono avvenisse “rapidamente”. Anche nell’elettorato di destra, il 55% propende per un abbandono progressivo di quello che è stato considerato, per decenni, l’emblema dell’ “indipendenza energetica” francese.

Ma Sarkozy non intende rimette in causa “la strategia gollista”. Anzi. Il presidente non perde occasione per difendere le qualità della tecnologia francese di ultima generazione, l’Epr, che cerca di vendere all’estero (la Finlandia ha comprato una centrale, i cui tempi di costruzione continuano ad allungarsi e i costi a crescere). L’Epr è stato proposto all’Italia di Berlusconi, ma il referendum  del 12 e 13 giugno potrà bloccarlo. Con cinismo, Sarkozy ha persino approfittato della catastrofe di Fukushima per propagandare la tecnologia nucleare francese, che ha perso appalti internazionali perché troppo cara: è più cara perché è più sicura, dice il presidente.  Il governo insiste sulla questione del prezzo dell’elettricità. “Non viene detto nulla ai francesi sulle conseguenze sul prezzo, sulla dipendenza energetica, sulle emissione ad effetto serra” afferma il ministro dell’industria Eric Besson. “Quando si chiede ai francesi se sono pronti a pagare più cara l’elettricità per uscire dal nucleare, la risposta è contraddittoria”, aggiunge. Il governo sottolinea che la Francia rispetta gli impegni internazionali di riduzione delle emissioni di Co2 proprio grazie al nucleare.

Ma, malgrado la posizione di Sarkozy, la questione del nucleare sarà uno dei punti di dibattito della campagna elettorale per le presidenziali del 2012. A sinistra, gli ecologisti ne fanno una questione di principio, per l’eventuale alleanza con i socialisti per il secondo turno e per le successive legislative. Europa Ecologia-i Verdi sostengono che una “legge di uscita dal nucleare” sia “un’esigenza assoluta”. Il Ps sceglierà il candidato con le primarie del prossimo autunno. Dopo la messa fuori gioco di Dominique Strauss-Kahn, probabilmente i due principali contendenti saranno François Hollande e Martine Aubry. Il primo finora era favorevole al nucleare, la seconda sembra più incline a venire a patti con gli ecologisti. Ma anche Hollande sta rivedendo un po’ la sua posizione. “La Francia deve fare lo stesso sforzo della Germania in 15 anni, cioè ridurre  dal 75% al 50% la nostra dipendenza dal nucleare entro il 2025”.

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  • Valter Di Nunzio

    Il fatto che solo il 23% dei francesi voglia mantenere l’attuale incidenza della produzione di energia nucleare ai livelli attuali è sicuramente una notizia non da poco. Per rilevarne l’importanza basti fare un confronto con la clamorosa vicenda del Superphoenix, reattore simbolo della politica nucleare francese degli anni ’80 e ’90, quando nonostante l’evidente fallimento economico ed ecologico, l’impianto di Creys Melville fu ripetutamente riaperto su pressione bipartisan del fronte politico.
    Certamente negli ultimi 20 anni molte cose sono cambiate, in particolare il prezzo del petrolio e il livello elevatissimo dei consumi energetici privati. Tuttavia i Governi europei dovranno, prima o poi, prendere atto della contrarietà dei loro cittadini a una fonte energetica che peraltro contribuisce in maniera non decisiva alla produzione complessiva di energia.